La reginetta di Leenane, al teatro Franco Parenti di Milano dall’8 ottobre al 2 novembre, è un’opera teatrale che si basa sul testo dell’irlandese Martin McDonagh, protagonista di rilievo della drammaturgia contemporanea (ha vinto tre Laurence Olivier Awards) e della cinematografia (tra i suoi film, Tre manifesti a Ebbing, Missouri, doppio Oscar nel 2018).
In un piccolissimo paesino nel cuore dell’Irlanda minore, Leenane, negli anni Novanta vivono Maureen (Ambra Angiolini) e la madre Meg (Ivana Monti).
Le due donne, intrappolate in una catena di ripicche, insulti sanguinosi (“per farmi dispetto, tu non morirai mai” “tu vai in giro a fornicare”), ripetizioni malate, battibecchi furiosi, vivono da tempo immemorabile in una bolla dolorosa, isolate dal mondo. Spaventata dalla propria vecchiaia, dallo spettro della solitudine e di un possibile abbandono, Meg in tutti i modi tiene legata a sé la figlia, a lei aggrappandosi come chi, sul punto di annegare, finisce per cercare di trascinare con sé i salvatori.
Nell’unica scena, a lato c’è la vecchia cucina, testimone di abitudini ributtanti, con il misero tavolo e le sedie, mentre lo sfondo è cupo, raramente rischiarato dall’apertura di una finestra sulla bella campagna irlandese. Testimonianza di una vita misera, solo occasionalmente illuminata da squarci di gioia.
La visita dall’America del vecchio amico Patrick, interpretato da Stefano Annoni (“Ti ho sempre considerata la Reginetta di Leenane”) accende in Maureen l’insperato bagliore della speranza di una vita diversa e nella madre il terrore dell’insostenibile prospettiva di essere abbandonata. Per questo l’anziana letteralmente cerca di sabotare, con la complicità involontaria del fratello di Patrick (Edoardo Rivoira), le occasioni che Patrick propone a Maureen, che alla fine non seguirà il suo amore di ritorno in America.
La reginetta di Leenane è una grande occasione di prova attoriale per le due protagoniste. Ivana Monti è efficacissima nel calarsi nelle vesti della vecchia rancorosa, offensiva, denigrante pur nella sua apparente debolezza e nella sua astuta lucidità. Ambra Angiolini ha compiuto passi da gigante rispetto ai suoi esordi adolescenziali, crescendo nel tempo nei ruoli di conduttrice radiofonica e televisiva, di cantante e ora di attrice teatrale e cinematografica (in questi giorni debutta come protagonista nel film Afrodite). In questa piéce restituisce egregiamente un doppio registro di comportamenti. Inizialmente grigia e dimessa figlia/di una madre impossibile, grazie alla vicinanza di Patrick rivela tutta la propria prorompente sensualità con una esuberanza troppo a lungo sopita.
Purtroppo questa parentesi di vitalità si rivela una rondine senza il seguito della primavera, per un finale amaro, epilogo naturale (?) di un rapporto simbiotico e malato: la rottura dell’equilibrio nella vita a due determina il vacillare in caduta libera della mente di Maureen.
Guido Buttarelli

