I Grandi del Cinema Italiano. Franco Zeffirelli in “Chi ha paura dell’amore?”

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La regista Donatella Baglivo è riuscita ad entrare nella villa di Zeffirelli sull’Appia Antica per farsi raccontare da lui della sua vita, del suo lavoro, dei suoi pensieri, dei suoi sogni. D.B.: “Era un po’ che volevo realizzare il film biografico su Zeffirelli ma non avevo mai tempo, quando mi chiamò mi precipitai con la mia troupe. Lo trovai in giardino a curare le rose con i suoi cagnolini”. L’intervista inizia nel modo più classico, da come è cominciata la sua vita. Franco Zeffirelli: “Sono nato a Firenze, mia madre e mio padre erano sposati ciascuno con famiglie diverse e verso quarant’anni si conobbero e si amarono follemente, tanto follemente che mia madre rimase incinta… e successe  uno scandalo senza precedenti,  mia madre non volle abortire, quindi io mi sono salvato, per questo sono così visceralmente contrario all’aborto…la cosa bella è che c’è stato l’amore di mezzo, sono nato da una passione travolgente. Siccome allora non c’erano le babysitter, la sera mi portavano a teatro, pensavano di mettermi con uno sciallino dietro la panchina a dormire. L’opera in questione era La Valchiria di Wagner,   con grande sorpresa dei miei, rimasi sveglio ad assistere a tutta l’opera e lì nacque il mio amore per il teatro. D.B.: Franco, quando hai cominciato a interessarti di cinema? F.Z.:”In tutta la mia infanzia ho vissuto di cinema come tutti allora perché non c’era altro. Il cinema è un’arte completa, c’è di mezzo la letteratura, il saper scrivere,  fotografare, dipingere … inoltre andavo sempre a teatro, mi facevo dare un po’ di soldarelli dai parenti e andavo. Nell’estate del ’43 dovemmo decidere se arruolarci nell’esercito repubblichino, ero preso dal panico dell’incertezza: “Che cosa fare?” e poi da quello passammo un inverno intero con i partigiani, con la caduta di Roma attraversai il fronte e andai dalle guardie scozzesi, poiché parlavo bene l’inglese mi presero come guida e interprete. Ho vissuto un momento della storia e ne ho tratto delle conseguenze personali che mi accompagnano tuttora, quando tu vedi che un ragazzo a vent’anni lascia la famiglia poi arriva una pallottola volante e lo fa fuori… Oggi non si ha idea dell’orrore della guerra, i ragazzi devono capire che non si può neanche rammentarla la parola guerra, no! Sono giovani innocenti che muoiono, ai quali è negato vivere il corso della loro vita, perché fascismo, comunismo e nazismo sono esattamente la stessa cosa. Vedi, l’arte, la musica  sono il contrario della guerra”.

D.B.: Qual’ è stato il momento più bello della tua vita Franco? F.Z.: Il giorno che è finita la guerra, il 25 Aprile … e pensa che la mattina del giorno prima un mio carissimo amico fu ammazzato dai tedeschi quando ormai era finito tutto ed era morto perfino Hitler. Niente, quella pallottola volante lo beccò. Poi tornai a Firenze e ripresi la mia vita, facevo piccole recite filodrammatiche, venne Visconti che era a Firenze con la sua compagnia di prosa, mi sentì recitare e mi disse: “Tu dovresti fare l’attore” “Ma io veramente vorrei fare lo scenografo, il regista” “Fai l’attore intanto”. Successivamente mi chiamò per un provino e io andai a Roma, feci l’audizione, mi disse: “Vabbè!”  Decisi di trasferirmi a Roma, mio padre, col quale coabitavo non ne volle sapere, freddamente prese il servizio di piatti e me li spaccò in testa uno dopo l’altro. Così iniziò la mia avventura romana dove cominciai a lavorare con Visconti, lui però ci dava mille lire al giorno, quindi dovevo fare doppiaggio, disegni di presentazione, cartelloni, mi arrangiavo come potevo, ma fu un periodo meraviglioso, perché  l’Italia esplodeva, succedeva di tutto, era nato il cinema neorealista, con De Sica, Rossellini, la Magnani, non sai cosa c’era. I ragazzi di oggi non sanno che cos’era essere giovani e aprire gli occhi a un futuro in quel momento travolgente, erano gli anni tra i ’40 e i ’50. Dopo un po’ mi chiama Visconti:  “Ho trovato i soldi per fare La Terra Trema, se non vuoi fare il nuovo Rodolfo Valentino potresti fare il mio aiuto” rinunciai ad Hollywood e scelsi i pescatori di Acitrezza con Luchino, è stata la scelta, più intelligente che abbia mai fatto nella mia vita. Tornammo a Roma dopo La Terra Trema, lui montò per il teatro Un Tram Che Si Chiama Desiderio, la prima europea e mi incaricò di fare la scenografia, entrato nel mondo della lirica, poi partii con Maria Callas, andai a Dallas dove feci una Traviata, famosa nel ’57,  vedi, l’opera, quella Valchiria… quella notte da bambino, vedi che segno è stato…” D.B.: “Cos’è la donna in realtà per te?” F.Z.:  “E’ questa stupenda entità che raccoglie in sé le più antiche virtù umane. La donna  dà molto, quando vedo delle donne che non danno niente, secondo me sono delle disgraziate”.

D.B.: “Alla città di Firenze fai un dono inestimabile, con un documentario su l’alluvione del ’66 vennero raccolti 20 milioni di dollari”.F.Z.: “Io che sono fiorentino D.O.C. devo tutto alla mia città, non debbo correre a darle una mano?   Richard Burton  fece lo speaker che commosse l’Italia”. D.B.: “L’amore è il tema centrale di tutti i tuoi film”

F.Z.:  “E l’amore ha poi permeato tutto il resto della mia vita, anche se personalmente ne ho fruito ben poco, nel senso di non aver voluto figli, per esempio … famiglia …quando decido di fare un film, lo faccio se c’è dentro l’angolo o il filone d’amore altrimenti non m’interessa, il sesso può andare benissimo se è espressione d’amore,  la gente ha trovato nei miei film una voglia d’amare che la conforta, evidentemente” D.B.: “Da questo momento in poi entri in aspra polemica col cinema del sesso e della violenza” F.Z.:Perché ho visto con orrore che il nostro cinema si stava incamminando su una strada molto pericolosa, infatti vedi, sono riusciti a fare una nuova generazione di registi che non pensano in maniera autonoma”.  D.B.: “La tua fama di anticomunista ti ha creato problemi con i sovietici che ti espulsero dal paese, però sei sempre stato  amato dal popolo russo…” F.Z.:  “Romeo & Giulietta e Il Campione  sono stati i film stranieri più amati dai russi”  D.B.: “Hai paura d’invecchiare?”F.Z.:Sì ma cerchiamo di viverla la vita, perché in questo tratto dell’esistenza che ci è concesso di vivere noi dobbiamo giustificare il nostro passaggio sulla terra, dobbiamo generare qualcosa, creare, passare la vita ai nostri figli, insegnare a quelli più giovani, comunicare con loro, per migliorare il mondo”.D.B.: “Franco, ti sei reso conto che rappresenti il genio del Rinascimento?” F.Z.: “Fa piacere sentirlo dire. Se per Rinascimento significa l’amore per tutte le cose create o creabili, sì, sono uno di quelli…a parte la modestia dei miei mezzi”. D.B.: “Anche il tuo giardino sembra una scenografia rinascimentale”. F.Z.: “Embé… sì, un bel giardino. C’ho sfogato tante delle mie nevrosi in quel giardino. Vado lì, chiacchiero con le piante, mi occupo di loro” D.B.: “Un giardino freudiano?” F.Z.:Non è  altro che quello, poi, un giardino. Anche lì ci sono vite, persone, personalità, Figli, amanti. Le piante sono esseri animati, sensibili e pensanti esattamente come noi”.

Donatella Baglivo        

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