Macbeth e la sua Lady, i due volti di una condivisa cieca cupidigia di potere, sono i protagonisti dello spettacolo Macbeth, Inferno, in scena al teatro Leonardo di Milano, dal 23 ottobre al 2 novembre.
La nota tragedia di Shakespeare, spunto della rappresentazione, narra le vicende di Macbeth, coraggioso generale scozzese dell’XI secolo che, in preda a una incontrollabile smania di potere e seguendo le predizioni di tre streghe (il Fato?), uccide il proprio re, approfittando della sua fiducia. Conquistato il potere, in Macbeth l’angoscia di perderlo e la necessità irresistibile di contrastare le parti per lui avverse delle profezie stregonesche lo spingono ad altri efferati omicidi, sempre più meschini e ripugnanti.
Il generale, interpretato da Corrado D’Elia, che ha curato anche la regia e l’adattamento, è prima in preda a incertezze e dubbi e successivamente a rimorsi e incubi, mentre la moglie implacabilmente conficca nella sua mente i chiodi inesorabili della determinazione lucidamente focalizzata verso la conquista del potere.
La cupezza, l’angoscia e il tormento sono dunque il filo conduttore della pièce. Se, infatti, centrale e determinante è la figura della moglie, interpretata da Chiara Salvucci, spietata nel ribadire la necessità di ogni azione criminosa, l’atmosfera dello spettacolo è improntata alle orribili sensazioni di Macbeth. La consapevolezza della propria malvagità lo fa sentire con stupore angoscioso una vittima inconsapevole e impotente, un burattino perverso, mosso dai fili del Fato.
Per questo l’oscurità sul palco, mai interamente illuminato, è predominante. Appaiono dall’ombra e scompaiono figure che si contorcono nelle spire del rimorso, le battute dei protagonisti (sempre fedeli al testo originale, come è abitudine degli spettacoli di Corrado D’Elia), le figure demoniache dell’inconscio collettivo, incarnazioni del Male.
Fasci di luce illuminano con insistenza mani intrise di sangue, ossessione visiva degli omicidi compiuti.
All’inizio risuona nel buio una suggestiva canzone inquietante. Scritte in latino introducono e scandiscono le fasi di un rito esoterico. Si apre dunque con “Preludium: in nomine tenebrarum initium” per proseguire con “Invocatio: ad tenebras invocamus” e altre sul medesimo registro solenne.
La paura si insinua nella mente, divora dall’interno e corrode, in supplizio senza fine conseguenza nefasta dell’ambizione. Macbeth è travolto dalle conseguenze della propria incontrollata ambizione.
Si chiude sulle note possenti della Sweet Dreams cantata da Marilyn Manson.
Guido Buttarelli
Macbeth, Inferno
Teatro Leonardo di Milano dal 23 ottobre al 2 novembre 2025
Da William Shakespeare per la regia di Corrado D’Elia
Con Corrado D’Elia, Chiara Salvucci, Marco Brambilla e con Sabrina Caliri, Irene Consonni, Tommaso di Bernardo, Edoardo Montrasio, Denise Ponzo, Diego Saponara
produzione Teatro Franco Aiuto Regia: Marco Rodio
Scene: Fabrizio Palla
Tecnico Luci: Francesca Brancaccio
Tecnico audio: Gabriele Copes
Grafiche: Chiara Salvucci
Produzione: Compagnia Corrado D’Elia
Foto Claudia Bianco

