Fiamme e fuoco.
Candele dal cielo.
Venti di guerra.
Pioggia, lacrime a bagnare la Madre Terra.
Madre di quelle nobili anime,
ritornate a brillare come stelle troppo presto.
Milioni, di giovani corpi,
dilaniati, sventrati, mutilati,
da una palla di quel cannone,
per cui non umani, solo carne, da macellare sono.
Sangue, sangue ovunque, come acqua e corpi morti,
troppi, in un silenzio irreale,
nella quiete di un inferno, che di Enio sovrana è il dominio.
Il silenzio della morte…
Eterno…
Eppure rotto appena, da un fiore della vita,
un sospiro, che debole lotta,
per restare in questo mondo…
tra i suoi cari che non vuole abbandonare,
d’un cuore che nei sogni
e in quel futuro, strappato dagli altri,
ancora vuole credere, a quel cielo così azzurro,
così immenso, che della vita è l’ultimo ricordo,
di quegli occhi senza tempo,
del giovane soldato…
senza un nome che lì giace.
Non un essere umano,
solo carne da cannone.
Non un’anima a restargli accanto,
né un sorriso amico…
il passaporto per il paradiso.
Una sola scintilla di vento,
come compagna, della solitudine e del dolore,
per quel giovane del cui sacrificio
non importa niente,
il cui coraggio non ha valore,
la cui esistenza non conta niente,
se avrà fortuna, solo un nome su una lista,
magari con la data di nascita sbagliata.
Per lui né un lacrima, né una tomba, né un fiore,
solo l’oblio…
Perché quel nessuno, quel soldato senza nome,
cosa vuole?
Non è un principe,
non è uno statista,
non è un generale,
che cos’è?
UN EROE.

