Intervista ad Amanda Campana: “Un viaggio dall’Estate di Netflix (Summertime) all’Hotel Costiera (Prime Video). TALENTUOSA, CORAGGIOSA E DETERMINATA”

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di Max Cavallo

C’è un nome che ha saputo rappresentare, come pochi altri, la voce autentica e riconoscibile della sua generazione: Amanda Campana. Attrice, creator e volto di grande successo è diventata un punto di riferimento per migliaia di giovani che si riconoscono nella sua spontaneità e nel suo modo diretto di raccontarsi.

Con oltre 200k follower su Instagram e più di 1.5 milioni di like su TikTok, si è imposta come una delle figure più interessanti del panorama contemporaneo, capace di unire talento, bellezza, professionalità e simpatia.

La sua carriera è la testimonianza di una capacità interpretativa che le permette di affrontare personaggi dalle personalità più diverse, riuscendo ogni volta a infondere qualcosa di autenticamente suo. Amanda Campana è un’attrice dotata di un grande talento, che ha saputo farsi notare e maturare in fretta proprio grazie alla sua spiccata abilità di recitazione.

Il suo percorso professionale prende forma con Summertime, la serie originale Netflix che le ha dato modo di entrare nel cuore del pubblico e di confrontarsi per la prima volta con un progetto di grande visibilità. Da quell’esperienza, Amanda ha acquisito una consapevolezza artistica più profonda.

Negli anni successivi ha consolidato la sua presenza sul grande schermo prendendo parte a importanti produzioni cinematografiche come la duologia Diabolik 2, Ginko all’attacco! e Diabolik Chi sei?, e il thriller Suspicious Minds. Questa fase della carriera le ha permesso di esplorare una gamma di registri emotivi variegati. Già nel 2021, con Il mostro della cripta, nel ruolo di Vanessa ha sperimentato una ragazza coraggiosa e che affronta apertamente il pericolo. Successivamente, nel 2024, ha dimostrato una sorprendente maturità artistica misurandosi con progetti dal respiro più introspettivo, come Il Corpo, che le ha offerto l’opportunità di affrontare dinamiche psicologiche intense.

Con Hotel Costiera, serie prodotta da Prime Video e ambientata tra le suggestioni della Costiera Amalfitana, Amanda compie un ulteriore passo in avanti nella sua evoluzione artistica: recita in inglese, cimentandosi con un linguaggio diverso e con una dimensione internazionale che segna una tappa significativa nella sua carriera.

Oggi, Amanda ci apre il suo mondo.

In questa chiacchierata cercheremo di conoscere da vicino la sua storia, le tappe più importanti del suo cammino e il modo in cui vive e interpreta la sua arte.

Intervista ad Amanda Campana: “tutti i personaggi che ho interpretato e tutti i set che ho vissuto, in qualche modo, mi hanno arricchita”.

Amanda, partiamo subito: la prima cosa che ti viene in mente, la prima parola o sensazione, se pensi ad Amanda Campana?

Partiamo subito con una domanda difficile! [risata]. In realtà mi viene in mente tutto e niente allo stesso tempo, però se provo a pensare ad una parola, così su due piedi è MOVIMENTO. Partendo dal significato più, se vogliamo, banale del termine, sono una persona molto energica, amo fare attività fisica, imparare nuovi sport e discipline. Poi come persona ho proprio difficoltà a stare ferma, ho bisogno di muovermi, anche quando penso che sia così bello avere la propria zona di comfort, poi sento l’esigenza di spostarmi, conoscere qualcosa di nuovo. Mi piace cambiare, mi piace cambiare idea e cambiare ciò che mi circonda, quindi si, penso che movimento sia una parola azzeccata”.

Molti ti associano subito al personaggio di Sofia in Summertime, che ti ha dato popolarità globale. Cosa ti ha insegnato quel ruolo e quanto è stato difficile, dopo, staccarti da quell’immagine per dimostrare la tua versatilità?

Quel ruolo per me ha significato tanto, sicuramente perché è stato il mio primo e forse, ad oggi, anche quello più importante. Più che il personaggio in sé, penso sia stato proprio tutto il contorno ad insegnarmi tanto, la prima esperienza su un set, lontana da casa, tante persone nuove (alcune le sento ancora e sono molto importanti nella mia vita), ho imparato a cavarmela da sola appunto lontana da casa, ad essere indipendente, a gestire il lavoro e rispettarlo, sia il mio, sia quello degli altri. Staccarmi dall’immagine di Sofia non è mai stato un tema per me, non ne ho mai sentito l’esigenza. Ho fatto ruoli diversi e l’ho fatto in modo organico, senza forzare nulla, non mi sono mai posta il problema”.

Sei passata dalle serie TV a film di grande successo. Quali sono le differenze più grandi che noti nel ritmo e nell’approccio tra il set cinematografico e quello seriale?

Ovviamente la più grande differenza sono le tempistiche, sia in termini di durata delle riprese, sia come ritmi delle giornate, che ovviamente sono più serrati sulla serie. Ho avuto però anche la fortuna di lavorare su set in cui la qualità non veniva inficiata in favore della quantità. Sui set che ho frequentato ho sempre notato un gran rispetto di ogni scena per fortuna.”

Qual è stato il ruolo più difficile che hai interpretato finora, quello che ti ha costretto a uscire di più dalla tua zona di comfort?

Devo dire che non lo sono mai sentita troppo fuori dalla mia comfort zone, I personaggi che ho interpretato, per un motivo o per l’altro erano comunque vicini a quantomeno una parte di me. Forse quello più “lontano” da me è stato quello di Alice in Hotel Costiera, ma più per background sociale che per la personalità. E poi ovviamente recitare in inglese è stato molto divertente e stimolante ma allo stesso tempo mi ha fatto uscire dalla mia zona di comfort”.

Nella serie internazionale Hotel Costiera hai recitato interamente in inglese. Hai avuto delle difficoltà o sei stata subito completamente a tuo agio con una lingua diversa sul set?

Come anticipavo nella domanda precedente, è stato sicuramente difficile interfacciarmi con l’inglese, mi spaventava anche molto l’idea inizialmente. Devo dire che però sul set mi sono sentita molto più comoda di quanto pensassi, sono stata supportata da una coach che ci ha aiutato con le battute e le varie pronunce. Il cast poi era stupendo, tutti quanti gli attori sul set, italiani e non, sono stati tutti gentilissimi e pronti a sostenere gli altri”.

Quando rivedi te stessa sul grande schermo o in una serie TV, qual è la prima cosa che pensi? Sei molto critica con la tua performance, oppure riesci a emozionarti come una semplice spettatrice?

Faccio molta fatica a guardarmi senza essere ipercritica, ma questo lo faccio anche fuori dallo schermo. É una cosa sulla quale lavoro molto, anche in terapia e devo dire che piano piano sto anche facendo dei progressi, riesco a guardarmi addirittura con piacere a volte e anche se raramente, magari mi do anche una pacca sulla spalla e riesco a dirmi “brava”. Fino a qualche anno fa era impensabile”.

Secondo te, qual è la storia che manca nel cinema italiano e che ti piacerebbe moltissimo raccontare come attrice?

Noto che spesso manca il punto di vista delle nuove generazioni. Spesso vedo storie con protagonista la gen-z ma la vedo sempre raccontata da un occhio molto distante, più “vecchio”. Questo fa sì che spesso veniamo raccontati come delle macchiette, con sottili critiche al nostro modo di vivere la realtà che ci circonda senza mai affrontare in modo profondo le tematiche che più ci colpiscono (parlo di “noi” poiché anche se per pochissimo, anche io sono Gen-z) quindi in sintesi vorrei un punto di vista nuovo, fresco e attuale”.

C’è un’attrice o un attore internazionale a cui ti ispiri?

Ho sicuramente attori e attrici che stimo molto e mi ispiro a loro più per quello che fanno fuori dal set che dalla loro tecnica. Come si pongono su certi temi, come lottano per ciò che sentono giusto. Vedere grandi attori che danno voce a determinate tematiche per me è di grande ispirazione ed è la cosa che più guardo in un professionista, non riesco a scindere l’attore dalla persona. Anna Foglietta è un bellissimo esempio italiano ma se vogliamo andare fuori, Javier Bardem, Emma Stone Pedro Pascal e tanti altri, sono esempi di grandi attori ma soprattutto di grandi persone”.

Hai preso parte a progetti molto diversi: da successi come Summertime, passando per Diabolik, fino a titoli recenti come Suspicious Minds, Il Corpo  e Hotel Costiera. Se dovessi fare una classifica emotiva, non professionale, a quale di queste esperienze sei più legata a livello personale e per quale motivo?

É molto difficile rispondere perché tutti i personaggi che ho interpretato e tutti i set che ho vissuto, in qualche modo, mi hanno arricchita. Sofia di Summertime come ho già detto è stata la prima, quindi già per questo non potrei mai non metterla sul podio, però Giulia, in Suspicious Minds mi ha dato tanto, mi ha dato anche molto spazio come attrice, ho potuto giocare, sperimentare e conoscermi a livello professionale. E così anche Diana nel film Il Corpo. Mi sono divertita tantissimo su quel set, ho girato scene molto sfidanti e mi sono portata nel cuore tante cose da quell’esperienza”.

Ogni set è un’esperienza umana. Guardando indietro, cosa senti di aver preso da tutti questi progetti a livello personale e professionale, e cosa, secondo te, pensi di aver lasciato tu a quelle produzioni o ai tuoi colleghi?

Non so cosa io possa aver lasciato di me, spero ovviamente solo cose positive, spero di aver lasciato ai miei colleghi le stesse emozioni, lo stesso supporto e la stessa simpatia che mi hanno lasciato loro e tendenzialmente di queste cose me ne hanno sempre lasciate tutti tantissime. Io sento di essermi portata a casa da queste esperienze un profondo arricchimento personale, penso che non sarei la stessa persona oggi se non avessi fatto esperienze come quelle, ho imparato tanto dalle persone con le quali ho lavorato, ho imparato cose di loro che mi hanno aiutata a imparare cose di me e questo per me ha grande valore”.

Hai affermato che, sebbene tu veda la recitazione come un lavoro professionale, c’è sempre una parte di te che rimane immersa nel personaggio anche fuori dal set. Quanto c’è di Amanda Campana nei vari ruoli che hai interpretato, e come fai a gestire il confine tra la finzione del cinema e la tua vita privata per non farti ‘assorbire’ completamente?

Ah non mi ricordavo di aver mai detto questa cosa! In realtà se l’ho detta, in quel momento probabilmente mi sentivo così, ad oggi però sento che non siano i personaggi ciò che mi porto a casa dopo il lavoro, ma tutte le esperienze che faccio mentre lavoro su quel personaggio. Che siano positive o negative, che io voglia o meno, mi entrano dentro e in qualche modo mi cambiano e mi fanno crescere. Ho imparato a non farmi assorbire dal lavoro, anche questo con tanta terapia”.

Cosa ti piace di te e cosa vorresti cambiare dal punto di vista artistico?

Di me mi piace ciò che ho risposto alla prima domanda, il mio desiderio di cambiare, crescere e migliorarmi, proprio come persona oltre che a livello professionale. Quindi alla domanda “cosa voglio cambiare” la mia risposta é tutto! Voglio continuare a muovermi, a cambiare e migliorare, senza però tradire me stessa e i miei valori”.

Sappiamo che, oltre alla recitazione, hai una grande passione per la Pole Dance. Come ti sei avvicinata a questa disciplina che unisce forza e arte, e cosa ti dà a livello fisico e mentale rispetto al lavoro sul set?

Mi sono avvicinata al mondo della Pole in un periodo di grande difficoltà personale, stavo perdendo la bussola di me stessa e avevo bisogno che qualcosa mi riportasse sulla strada giusta. Ho sofferto di dca per anni e pensando di avere la situazione sotto controllo, invece mi stavo perdendo completamente. La pole dance è stata la salvezza, ho ripreso contatto con me stessa, col mio corpo che non riuscivo più a rispettare. Ha avuto davvero un valore terapeutico e mi ha aiutata tantissimo a iniziare un percorso per stare meglio. Ovviamente questo mi ha aiutata in ogni ambito della mia vita, anche sul set! Sentirmi forte e sicura ha sicuramente inciso molto sul mio modo di pormi anche nella mia vita lavorativa”.

C’è un regista con il quale ti piacerebbe lavorare?

Non ho un nome in particolare che voglio fare, come ho detto già altre volte, vorrei lavorare con più registe donne, al momento mi è capitato solo un paio di volte e, senza nulla levare ai registi uomini coi quali ho lavorato, anche perché per molti di loro nutro profonda stima, ho voglia di vedere più punto di vista femminile nelle storie che raccontiamo. E non sto parlando di capacità, sia chiaro, quelle prescindono dal genere. Parlo proprio del punto di vista, che in questa società, su molte esperienze, é profondamente diverso tra maschile e femminile”.

L’amore che posto occupa nella tua vita?

L’amore per me è il motore più potente che ho, è ciò che mi muove, ciò che mi spinge a fare o non fare. Non parlo per forza dell’amore romantico, parlo di tutte le forme d’amore. L’amore poi è un concetto vastissimo, per me l’empatia, la sensibilità sono mosse da qualcosa che ha a che fare con l’amore. La rabbia per quelle cose che troviamo ingiuste e la voglia di cambiarle, sono forme di amore. Quindi l’amore, in tutte le sue forme, è al primo posto per me”.

C’è qualcuno ad oggi nella tua vita, o nel tuo percorso, a cui vorresti dire un grazie speciale?

Ho imparato fortunatamente a dire grazie alle persone, ringraziarle per le cose che a volte diamo per scontate. Quindi le persone che voglio ringraziare in realtà già le ho ringraziate e le ringrazio ancora per continuare ad essere nella mia vita. Ovviamente sono grata a tutte le persone che mi supportano, che credono in me, che mi amano e me lo dimostrano anche nei piccoli gesti”.

Che cos’è per te la felicità?

La felicità per me è un concetto molto labile, astratto. É un sentimento difficile da mantenere, soprattutto nella società odierna. Però ho capito che anche se è impossibile essere sempre felici, é possibile trovarla nelle piccole cose e fare tesoro dei momenti felici anche se consapevoli che finiranno”.

E per chiudere, la mia domanda di rito che rivolgo sempre: se potessi incontrare Amanda bambina, prenderle la mano e guardarla negli occhi, cosa le diresti di tutto quello che hai fatto finora, per rassicurarla o darle un incoraggiamento speciale?

Le direi che non è sola, che troverà un’Amanda adulta che la saprà accompagnare e saprà prendersene cura. E nemmeno quell’Amanda adulta sarà sola, avrà le sue persone al suo fianco, che magari saranno poche ma avranno un valore smisurato”.

Grazie davvero per questa bellissima chiacchierata. Mi ha fatto un immenso piacere conoscere una persona così splendida e un’attrice così talentuosa come te.

Grazie a te Max è stato un vero piacere e un caro saluto ai lettori del Corriere dello Spettacolo”.

La vita è come andare in bicicletta: per mantenere l’equilibrio devi muoverti.” (Albert Einstein)

L’intervista è conclusa. Mentre attraverso la strada, le parole di Amanda Campana mi accompagnano lungo il tragitto che porta alla mia macchina. Si avverte chiaramente, in ogni risposta, la passione di una ragazza professionale, intelligente e, soprattutto empatica.

Per Amanda, l’atto di recitare è un processo di verità emotiva in cui ogni ruolo interpretato non è solo una parte da recitare, ma un vero intreccio di sfumature personali. Storie diverse, unite da quel filo invisibile che rende unico il suo mestiere: la capacità di trasformare ogni scena in uno scambio sincero di sentimenti. Il messaggio che emerge dalla nostra chiacchierata e che Amanda non si ferma mai. Il suo desiderio di crescere, di migliorarsi e di non restare mai ferma dice tutto di lei. Amanda rappresenta quell’equilibrio in continuo movimento che appartiene a chi non smette di cercare. Sa da dove è partita, conosce la strada che ha percorso e guarda al futuro con la forza di chi vive ogni passo come una nuova scena della propria storia.

Se dovessi scegliere una sola parola per definirla, sarebbe questa: MOVIMENTO.

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