Cosa resta oggi del concetto di scandalo? In un tempo in cui tutto sembra accessibile, esposto, discusso pubblicamente, ci sono ancora gesti, parole, scelte capaci di mettere in discussione il quieto vivere borghese e la narrazione dominante del femminile? A questa domanda prova a rispondere Ivan Cotroneo con “Scandalo”, in scena al Teatro Diana di Napoli, affidando ad Anna Valle e Gianmarco Saurino una storia provocatoria, sensuale e necessaria.
Il Teatro Diana di Napoli accoglie “Scandalo”, pièce intensa e “provocatoria”interpretata da Anna Valle e Gianmarco Saurino, che mette in scena una storia di emancipazione femminile, desiderio e rottura degli schemi borghesi.
Al centro dello spettacolo, una donna colta e sofisticata che, dopo anni vissuti all’ombra di un marito facoltoso, decide di scrivere un libro e, nel farlo, di vivere finalmente la sua vita. L’incontro con un uomo più giovane, interpretato da un coraggioso e intenso Gianmarco Saurino, non è solo passione: è lo strumento narrativo per riscoprirsi, affermarsi e – forse per la prima volta – scegliersi.
Anna Valle regala al pubblico una prova vibrante, piena di sfumature. Il suo personaggio attraversa il desiderio, la vergogna, la forza e la fragilità, in una parabola che parla al femminile ma anche all’umano. Lo spettacolo non teme il linguaggio del corpo, con alcune scene di nudo mai gratuite, ma essenziali a restituire l’urgenza fisica e simbolica della liberazione da vincoli morali e sociali.
Gianmarco Saurino, nel ruolo dell’uomo amato, offre una controparte credibile e sensibile: non un predatore, ma un complice, uno specchio affettivo in cui la protagonista riconosce la propria possibilità di amare senza subire. La loro relazione rompe gli stereotipi e diventa la metafora di una rinascita: non è lui a salvarla, è lei a decidere di vivere.
La regia accompagna con delicatezza e precisione ogni passaggio emotivo, la scenografia essenziale lascia spazio ai dialoghi e agli sguardi, in un equilibrio teatrale che non sovrasta il racconto ma lo amplifica.
“Scandalo” è un titolo che provoca, ma è soprattutto un invito a riflettere su quanto, nel 2025, l’autonomia femminile – economica, sessuale, esistenziale – sia ancora un atto rivoluzionario.
Uno spettacolo audace, necessario, contemporaneo.
Alla fine, il pubblico applaude a lungo. E non solo per la bellezza della prova attoriale, ma perché riconosce in quella storia qualcosa di urgente, che riguarda tutti: il diritto di ciascuno – ma soprattutto di ciascuna – di essere libera, intera, viva.
Personalmente, ho lasciato la sala con una sensazione di coinvolgimento profondo, ma anche con un interrogativo sospeso: il finale – forse volutamente aperto – lascia la protagonista sospesa in una dimensione di solitudine. Se da un lato questo sottolinea il prezzo che spesso le donne pagano per la loro emancipazione, dall’altro lascia il pubblico con il desiderio di un compimento più deciso, di una conquista piena. È proprio questa ambiguità che però rende “Scandalo” ancora più potente: non offre soluzioni rassicuranti, ma costringe a pensare, a interrogarsi, a discutere.
Un teatro che scuote, che divide e che fa parlare è un teatro vivo. E “Scandalo” ha il merito di esserlo fino in fondo.
Marco Assante

