“Exercices de style”, una delle prime opere del movimento letterario francese noto come OiLiPo (Ouvroir de Littérature Potentielle – Laboratorio di Letteratura Potenziale), pubblicata nel 1947, a firma Raymond Queneau, ha illuminato dal 6 al 9 novembre 2025 il palcoscenico della sala Bartoli di Trieste nella versione italiana dell’illustre Umberto Eco. Il movimento riunì, sotto l’ala protettrice della letteratura, matematici e scrittori al fine di esplorare il potenziale del linguaggio attraverso strutture testuali giocose. Il libro presenta una storia molto semplice e, se vogliamo banale, 99 volte, ciascuna con uno stile diverso e con caratteristiche retoriche e linguistiche proprie, dimostrando grande innovazione e surrealismo.
La talentuosissima regista e interprete Emanuela Pistone, insieme a sublimi Francesco Foti e Agostino Zumbo, porta in scena questo lavoro (“Esercizi di stile”) davvero meravigliosamente divertente e godibilissimo. Lo spettacolo è un mix tra un circo e un varietà, con numeri diversi come commedia, canzoni, balli e persino magia, senza una trama coerente. In questo “circo di parole”, gli attori-acrobati sia della parola stessa che della recitazione, creano 40 variazioni basate sul diciamo “antefatto” del testo di Queneau, muovendosi su una abbacinante pagina bianca immaginaria piena di lettere pesanti e ingombranti che vengono usate, spostate e adoperate a mo’ di sgabello, seduta, pulpito, a seconda dei titoli di ogni variazione. Titoli che vengono presentati in modo appassionante e accattivante anche attraverso le proiezioni animate che accolgono in sala il pubblico curioso e incredulo mentre prende posto e si interroga sul significato di tali parole e sul cosa accadrà in scena.
La pièce (riconosciuta come finalista nella sezione “Miglior Spettacolo” del premio “Le Maschere del Teatro Italiano 2024” e vincitore del premio per “Migliori Luci”), offre un attimo di “leggerezza culturale” attraverso l’abilità e il virtuosismo degli attori, che si muovono e recitano con una maestria e una spontaneità tali da conquistare e coinvolgere il pubblico nel “gioco teatrale”. Luci e scenografia davvero meritorie di riconoscimento, una “quarta parete” leggera e colorata che sembra quasi effimera, posizionata per essere scavalcata. Tuttavia, per presentare in modo efficace questo testo estremamente stimolante, è necessario seguire delle regole rigorose, che appaiono subito chiarissime, sebbene l’entrata in scena dei protagonisti lasci gli spettatori un attimo attoniti.
Lode, lode, lode a Queneau (che viene omaggiato con la composizione del suo nome nella scena finale con le citate lettere!), a Eco, a Pistone-Foti-Zumbo, a chi a voluto questo testo a Trieste (purtroppo al “ridotto”) e a tutti coloro che hanno contribuito a farci godere il “divertissement” per antonomasia: breve e che lascia il desiderio e la voglia di continuare a vederlo ancora.
Da Trieste per oggi è tutto.
Rosa Zammitto Schiller

