Riproponiamo questo articolo di Ruggiero Capone apparso su Opinione.it
Oggi Maiorano e Renzi, ieri Don Camillo e Peppone
Le scaramucce giudiziarie tra Matteo Renzi e Alessandro Maiorano sono diventate per i fiorentini una sorta di canovaccio teatrale, da raccontare in salotto come ai turisti: un po’ come le storie di Don Camillo e Peppone contese da una decina di Comuni tra Parma e Reggio Emilia, come un vino Doc che già sui confini ferraresi e modenesi non ha più ragione d’esistere. Soltanto che Firenze potrà un domani certificare che di Maiorano e Renzi c’è certezza storica, politica e giudiziaria, tutto quello che si racconta s’è davvero consumato all’ombra di Palazzo Vecchio. Mentre i vari Comuni del polesine emiliano ai confini col Veneto continueranno a contendersi la potestà sulle vicende di Don Camillo e Peppone: ci sarà sempre chi dirà si tratti del prete cattolico Don Camillo Valota, chi di Don Ottorino Davighi che da parroco anticomunista del Polesine parmense rivelava a Guareschi le santabarbare rosse, altri con certezza e sicumera indicheranno Don Giovanni Bernini parroco di Mezzano Inferiore che dell’inondazione del Po’ diede vari particolari allo scrittore di Fontanelle di Roccabianca. Non mancherà mai il rebus emiliano sul sindaco comunista, che con Renzi non ha nulla in comune: quel Peppone forse sarà stato davvero Giovanni Faraboli? Quello che da socialista sposava dopo il ‘45 la falce e martello, e a ogni nascita nel suo paesello s’augurava: “È nato un nuovo compagno!”. Sta di fatto che, come per i personaggi di Guareschi, anche gli scontri tra Matteo Renzi e Alessandro Maiorano hanno incuriosito editori e produttori cinematografici: così dopo vari libri, fumetti e racconti è arrivato il produttore televisivo Enrico Ciampalini a farne un docufilm. Chissà se Renzi presterà il suo volto per futuri episodi o dovranno ricorrere ad attori che vagamente vi somiglino. Intanto Maiorano rivendica la paternità dell’opera letteraria: “Tutto merito di oltre una dozzina di miei libri e fumetti, dal ‘Il Bandito di Firenze’ agli ‘Amici miei di Firenze’ fino a tutti i miei racconti su Palazzo Vecchio”.
Intanto il professor Carlo Taormina tira una boccata di sospiro: “Finalmente è finita…Alessandro Maiorano e Matteo Renzi hanno fatto pace”. Nel frattempo, leggiamo sulle agenzie che l’ex premier (Matteo Renzi) ha lasciato Piemme di Mondadori in polemica con Pier Silvio Berlusconi. Mentre il Foglio titola “Un’opposizione c’è. Si chiama Matteo Renzi”, mentre il Riformista scrive che tra “Calenda e Renzi torna il dialogo, il Terzo Polo è almeno all’8 per cento (ma per Meloni può valere il doppio)… Calenda smentisce l’asse con FdI e invita Renzi a un suo evento”.
Taormina non nutre dubbi e afferma: “Alessandro Maiorano ha fatto pace con Renzi nel momento più propizio…il leader di Italia Viva non è assolutamente morto politicamente, sta aspettando il momento buono per tornare a fare l’ago della bilancia…è un vero politico e non s’asterrà mai dai giochi”.
Le scaramucce giudiziarie tra Alessandro Maiorana e Matteo Renzi hanno di fatto impregnato i muri della città di Firenze, che di duelli per le sue strade ne ha visti davvero tanti. Parlando con la gente di strada emerge che tutti sanno, soprattutto senza aver mai letto ma tutto orecchiato. Qualcuno ci gioca pure sopra ridacchiando: “Maiorana e Renzi sono fatti come una volta…hanno la fissa della Topa Leopolda”. Ma raccontala giusta, irrompe la nerboruta moglie d’un bottegaio: “La Leopolda è un convegno politico ideato da Matteo Renzi che si svolge ogni anno in autunno a Firenze alla stazione Leopolda… non ci meraviglieremmo se quest’anno venisse invitato anche Alessandro Maiorana”. Tra Renzi e Maiorana corrono dodici anni di differenza, ma chi li conosce giura che appartengano mentalmente alla stessa generazione. Ma chi sono per lei Matteo Renzi e Alessandro Maiorano? Il dantesco bottegaio ribatte senza tentennamento alcuno: “Il primo è un de’ Medici redivivo, il secondo è il suo parente bandito Giovanni delle Bande Nere, anche lui un de’ Medici…i due non si sono capiti per tempo”. Ma Alessandro Maiorano è davvero un bandito? Renato Vallanzasca è stato il più lucido cultore dell’arte banditesca che, secondo lui, si rappresentava in tutta la sua purezza nella “ligera milanese”, e sottolineava: “Al bandito non interessano solo soldi o le ricchezze, amare belle donne e fare la bella vita… il bandito vuole innanzitutto la rivalsa in pubblico, dimostrare alla comunità che ha umiliato chi un tempo lo offendeva”. Maiorana aveva condensato questi strali su Matteo Renzi, contro il consenso borghese di cui godeva Matteo Renzi, incarnava tutto ciò che più detestava.
L’ACCUSATORE ACCUSATO
In ben più d’un decennio, Maiorano s’è trasformato nel caso Renzi da accusatore a “sorvegliato speciale”. Maiorano, che dal 1979 al 2017 aveva lavorato al protocollo d’un importante ente fiorentino, è stato per qualche decennio al centro delle indagini di varie Procure italiane, spesso considerato dalla stampa l’uomo più temuto da Matteo Renzi. I detrattori di Maiorana, perbenisti d’estrazione e renziani per caso e al momento, si domandavano come mai il Comune di Firenze avesse al suo interno Maiorana, e mai come Renzi avesse scalato il potere. Maiorano ne soffriva non poco, e confessa nei suoi scritti d’aver subito queste offese fin da bambino. Un po’ come Totò che asseriva: “Iil caporale ha sempre la stessa faccia”. Alessandro è un ragazzino nato a San Casciano in Val di Pesa, cresciuto timido ed impacciato per le difficoltà economiche dei genitori, ma aiutato dalle “ziette benefattrici” e sempre vicino a sua madre Graziella. Alessandro nasce in pieno boom economico degli anni ‘60, allora l’Italia era anche quel paese provinciale dove necessitava ostentare ricchezza per godere della considerazione sociale. È in tenera età che l’uomo forgia il carattere che sarà, portandosi dietro le mai lenite cicatrici dell’anima. Si rischia così di venire al mondo umiliati e offesi, come nel romanzo di Dostoevskij che descriveva la decadenza di tutto il suo tempo: la stessa accusa che l’umiliato Maiorano lancia contro la decadente classe dirigente italiana, contro la corruttela del salotto bene. Perché la storia del ragazzetto biondo di San Casciano in Val di Pesa sembra davvero sortire da un violento romanzo romantico francese o da una novella di Dickens. Anche Alessandro cresce come Vanja di “Umiliati e Offesi”, figlio adottivo delle sue ziette. Le vicissitudini di Alessandro, come per un personaggio di Dostoevskij, culminano in un devastante processo: conseguenze imperdonabili per il rigore morale, per quel senso dell’onore che caratterizza la figura del “bandito”. Maiorano è di fatto, fin da piccino, umiliato e offeso dagli avvenimenti della vita, dalle persone che lo hanno ferito nei sentimenti e nell’orgoglio. Un personaggio semplice che, causa i tanti ostacoli, s’è incamminato nella vita in una non precisa direzione, a volte barcollando come tanti umiliati nell’esistenza. La crudeltà in chiaroscuro fa spesso capolino nella memoria di Maiorano, quando ripensa a sua madre che non aveva i soldi per comprargli un cappottino.
TESTIMONIANZE FIORENTINE
“Maiorano non lo definirei un bandito, piuttosto un ribelle. Era arrabbiato con Renzi perché il golden boy di Italia Viva era sorridente con la gente importante − esclama un fiorentino che conosce bene entrambi −. Alessandro ha ancora rancore verso la bella gente. Io lo ricordo bimbo, timido e impacciato, sempre per mano alla sua bella mamma Graziella. La donna aveva amore smisurato per quel bimbetto. Il padre e la madre guadagnavano poco con i loro impieghi, e se non ci fossero state le ziette ad aiutarli per loro sarebbe stato tanto difficile. Alla gente arrogante e con i soldi ha sempre dato gusto offendere il prossimo in difficoltà − sottolinea il fiorentino −. Io lo dicevo ai bottegai di non offendere i genitori di Alessandro: ma quelli niente, ridevano usando termini brutti. Il bimbo notava tutto da dietro i suoi occhialetti a fondo di bottiglia. Un bel giorno disse alla madre piangente che l’avrebbe fatta pagare a quei bischeri con le botteghe. Mi ricordo come fosse ieri quel giugno del 1981, sembrava di vivere un film − continua il fiorentino − Alessandro si presentava in piazza con una Porche Targa gialla vestito come un boss: a tutta velocità l’andava ad inchiodare sulle ginocchia del ricco commerciante, quasi a metterlo sotto. L’uomo s’andava subito a rintanare dentro al suo negozio. E Maiorano dietro, a gran voce gli ricordava d’aver umiliato la sua mamma, dicendole che non aveva i soldi. Una furia! Arrivarono lesti i Carabinieri che bloccarono Alessandro. Da lì una sorta d’ascesa criminale: denunce, fermi di polizia, processi, perquisizioni, accuse di reati vari”.
Mentre Maiorano cercava rabbiosamente la rivalsa sociale, Matteo Renzi veniva dal babbo portato per mano in Azione cattolica e quindi a fare lo scout per poi risultare il più giovane tesserato nella storia della Democrazia Cristiana. “Me lo ricordo, ne parlavamo nei bar: dicevamo ‘ma guarda quel ragazzetto, con ancora i pantaloni corti tira fuori dalla tasca la tessera Diccì come fosse una licenza di caccia’…ha dimostrato avere le idee chiare” chiosa il fiorentino. E i due vivono diversamente anche episodi cruciali della loro città. Il 10 febbraio del 1986, l’allora sindaco di Firenze Lando Conti viene barbaramente ucciso da un commando delle Brigate Rosse. Si racconta che la famiglia Renzi sia tutta andata al funerale a fianco dei maggiorenti dell’allora Scudo Crociato. Ma circa tre anni dopo, a luglio 1989, gli uomini della Digos fermavano il giovane Alessandro Maiorano all’uscita dal lavoro, presso l’economato del Comune di Firenze, nei pressi del Piazzale del Re di Parco delle Cascine. Erano più di venti uomini, e puntavano i mitra verso Maiorano, perquisivano nel dettaglio la sua Renault 5 Turbo. Trattenevano quel ragazzo dal volto di puttino mentre entravano negli uffici dell’Economato di Palazzo Vecchio, presentando al dottor Ferrati (il dirigente) un mandato di perquisizione dell’interna struttura pubblica. L’accusa contro Alessandro era terrorismo. Il giorno dopo gli stessi uomini si recavano a Prato, in via Strozzi 68, dove Maiorano risiedeva con la giovane moglie e il figlio Alberto di tre anni, per l’ennesima perquisizione. Portavano via Maiorano in arresto, mentre l’anziana vicina si premurava di badare al piccolo Alberto. Maiorano veniva accusato d’aver fornito informazioni sugli spostamenti di Lando Conti al commando delle Brigate Rosse. È un incubo, qualcuno aveva volutamente calunniato Alessandro. È anche l’inizio della storia dell’uomo più perquisito di Firenze negli ultimi quarant’anni. Un ragazzo con la faccia d’angioletto che i pubblici ministeri consideravano il classico bandito insospettabile.
Ma i guai Maiorano se li cerca o li attira? “Non lo so, non so come rispondere” ribatte il professor Taormina. Per un po’ di tempo tutto sembrerebbe scorrere tranquillo, ma un fiorentino conosce bene quelle acque e ci dice che dell’Arno non c’è da fidarsi, che di punto in bianco fa mulinelli o diventa tumultuoso. Infatti, con l’ascesa di Matteo Renzi iniziano nuovi guai per Maiorano. “Il ragazzo non sa farsi politicamente i fatti propri”, commenta l’anziano bottegaio. Riprendo con più forza perquisizioni a carico del dipendente comunale, e con più di cento poliziotti impegnati solo per lui. Matteo Renzi sta assurgendo ad astro della politica italiana, saltando dal Comune al vertice del Pd e poi del Governo italiano. Maiorano viene etichettato dalla Digos tra le minacce alla sicurezza di Renzi, e dal carcere Renato Vallanzasca applaude “Alessandro Maiorano è uno di noi…è un amico”. Più gli davano la caccia e più lui si divertiva: chilometri di intercettazioni telefoniche solo per Alessandro, un eroe, un sorvegliato speciale: Ma a contenerlo provvedeva l’avvocato Carlo Taormina: “In quasi sessant’anni di carriera mai nessuno come lui…ha la passione per finire bei guai”. Sta di fatto che, in capo ad Alessandro Maiorano, sono state scritte sei mila pagine di provvedimenti giudiziari, alcune indagini sono state addirittura coperte dal segreto di Stato, e in tre occasioni gli è stato riservato lo stesso trattamento dei sospettati di terrorismo o di crimini inverecondi. Va detto che le anomalie della giustizia italiana non sono nuove a creare mostri dal nulla. Così c’è chi ha cavalcato Maiorano come principale accusatore di Renzi e chi, usando il potere giudiziario, ha ritenuto di dover difendere l’ex Presidente del Consiglio dalla documentazione diffusa dal dipendente del Comune. Controversie che vedono intrecciarsi vicende di natura privata ed atti pubblici. Con la Guardia Di Finanza a caccia di eventuali “spese pazze” a Palazzo Vecchio, come d’intrighi del cosiddetto “Giglio Magico fiorentino”. I libri e i fumetti (come “Il Diavolo e l’Acqua Santa”) di Maiorano hanno preoccupato magistrati e Firenze bene, ognuno ha cercato di leggere tra le righe temendo di riconoscersi. Oggi sia Renzi che Maiorano sono liberi e raccontano, si agitano, e le loro vicissitudini sono entrate nella memoria collettiva fiorentina come Don Camillo e Peppone.
Traduzione in spagnolo
Hoy Maiorano y Renzi, ayer Don Camillo y Peppone
Las escaramuzas judiciales entre Matteo Renzi y Alessandro Maiorano se han convertido para los florentinos en una especie de guion teatral, que se cuenta en los salones o incluso a los turistas: algo así como las historias de Don Camillo y Peppone, disputadas por una decena de municipios entre Parma y Reggio Emilia, como un vino con denominación de origen que, ya en los límites de Ferrara y Módena, pierde su razón de ser.
Solo que Florencia podrá certificar algún día que sobre Maiorano y Renzi hay certeza histórica, política y judicial: todo lo que se cuenta sucedió realmente a la sombra del Palazzo Vecchio. Mientras tanto, los distintos municipios del Polesine emiliano, en los confines con el Véneto, seguirán disputándose la autoría de las historias de Don Camillo y Peppone: unos dirán que se trataba del cura católico Don Camillo Valota; otros, de Don Ottorino Davighi, párroco anticomunista del Polesine parmesano que revelaba a Guareschi los arsenales rojos; y habrá quienes con seguridad señalarán a Don Giovanni Bernini, párroco de Mezzano Inferiore, quien ofreció al escritor de Fontanelle di Roccabianca detalles sobre la inundación del Po.
Nunca faltará el enigma emiliano sobre el alcalde comunista, que nada tiene en común con Renzi: aquel Peppone tal vez haya sido Giovanni Faraboli, aquel socialista que tras 1945 abrazó la hoz y el martillo y que, con cada nacimiento en su aldea, exclamaba: “¡Ha nacido un nuevo compañero!”.
El hecho es que, como los personajes de Guareschi, también los enfrentamientos entre Matteo Renzi y Alessandro Maiorano han despertado la curiosidad de editores y productores cinematográficos: así, tras varios libros, cómics y relatos, el productor televisivo Enrico Ciampalini decidió hacer un docufilm. Quién sabe si Renzi prestará su propio rostro para futuros episodios o si deberán recurrir a actores que vagamente se le parezcan. Mientras tanto, Maiorano reivindica la autoría literaria:
“Todo mérito de más de una docena de mis libros y cómics, desde El bandido de Florencia hasta Mis amigos florentinos, pasando por todos mis relatos sobre el Palazzo Vecchio”.
Mientras tanto, el profesor Carlo Taormina suspira aliviado: “Por fin se ha terminado… Alessandro Maiorano y Matteo Renzi han hecho las paces”. Leemos además en las agencias que el ex primer ministro (Matteo Renzi) ha abandonado Piemme, del grupo Mondadori, en polémica con Pier Silvio Berlusconi.
El diario Il Foglio titula: “Existe una oposición. Se llama Matteo Renzi”, mientras Il Riformista escribe que “entre Calenda y Renzi vuelve el diálogo, el Tercer Polo está al menos en el 8 % (pero para Meloni puede valer el doble)… Calenda desmiente un pacto con FdI e invita a Renzi a uno de sus eventos”.
Taormina no tiene dudas y afirma: “Alessandro Maiorano ha hecho las paces con Renzi en el momento más oportuno… el líder de Italia Viva no está políticamente muerto, está esperando el momento adecuado para volver a ser el árbitro del juego… es un verdadero político y nunca se abstendrá de jugar”.
LAS ESCARAMUZAS JUDICIALES
Las disputas judiciales entre Alessandro Maiorano y Matteo Renzi han impregnado literalmente los muros de la ciudad de Florencia, que de duelos en sus calles ha visto muchos. Al hablar con la gente común, se nota que todos saben algo, sobre todo sin haber leído, pero habiéndolo oído.
Algunos bromean al respecto, riendo: “Maiorano y Renzi son de los de antes… tienen la obsesión de la Topa Leopolda”.
“Pero cuéntalo bien”, irrumpe la robusta esposa de un tendero: “La Leopolda es un congreso político ideado por Matteo Renzi que se celebra cada año en otoño en la estación Leopolda de Florencia… no nos sorprendería que este año invitaran también a Alessandro Maiorano”.
Entre Renzi y Maiorano hay doce años de diferencia, pero quienes los conocen aseguran que pertenecen mentalmente a la misma generación.
¿Pero quiénes son para usted Matteo Renzi y Alessandro Maiorano?
El dantesco tendero responde sin titubear: “El primero es un Médici redivivo, el segundo su pariente bandido, Giovanni de las Bandas Negras, también un Médici… los dos no se entendieron a tiempo”.
¿Pero es realmente un bandido Alessandro Maiorano?
Renato Vallanzasca fue el más lúcido cultor del arte del bandidismo, que según él se expresaba en toda su pureza en la ligera milanesa, y subrayaba: “Al bandido no le interesan solo el dinero o las riquezas, ni amar a las mujeres hermosas o llevar buena vida… el bandido busca sobre todo la revancha pública, demostrar a la comunidad que ha humillado a quienes un día lo ofendieron”.
Maiorano había concentrado estos dardos en Matteo Renzi, contra el consenso burgués del que gozaba, encarnando todo aquello que más detestaba.
EL ACUSADOR ACUSADO
En más de una década, Maiorano pasó en el caso Renzi de acusador a “vigilado especial”.
Maiorano, que desde 1979 hasta 2017 trabajó en el protocolo de una importante entidad florentina, fue durante décadas el centro de las investigaciones de varias fiscalías italianas, considerado por la prensa como el hombre más temido por Matteo Renzi.
Los detractores de Maiorano —burgueses moralistas y renzianos por conveniencia— se preguntaban cómo el Ayuntamiento de Florencia podía tenerlo entre sus empleados, y cómo Renzi había escalado tan rápido el poder.
Maiorano sufría mucho por ello y confiesa en sus escritos haber soportado esas ofensas desde niño. Un poco como Totò, que decía: “El cabo siempre tiene la misma cara”.
Alessandro nació en San Casciano in Val di Pesa, creció tímido y torpe debido a las dificultades económicas de sus padres, pero ayudado por las “tías benefactoras” y siempre muy unido a su madre, Graziella.
Alessandro vino al mundo en pleno boom económico de los años 60, cuando Italia era también ese país provinciano donde ostentar riqueza era necesario para gozar de consideración social. Es en la infancia cuando el hombre forja el carácter que tendrá, arrastrando consigo cicatrices del alma nunca curadas. Así se corre el riesgo de nacer “humillado y ofendido”, como en la novela de Dostoievski que describía la decadencia de toda una época: la misma acusación que el humillado Maiorano lanza contra la decadente clase dirigente italiana, contra la corrupción del “salón bien”.
Porque la historia de aquel muchacho rubio de San Casciano in Val di Pesa parece realmente salida de una violenta novela romántica francesa o de un cuento de Dickens.
También Alessandro crece como Vanja, de Humillados y ofendidos, hijo adoptivo de sus tías. Sus vicisitudes culminan, como en Dostoievski, en un devastador proceso judicial: consecuencias imperdonables para su rigor moral, para ese sentido del honor que caracteriza la figura del “bandido”.
Maiorano ha sido, desde niño, humillado y ofendido por los acontecimientos de la vida, por las personas que lo hirieron en sus sentimientos y en su orgullo. Un personaje sencillo que, a causa de tantos obstáculos, se encaminó por una vida sin rumbo preciso, a veces tambaleante como tantos humillados de la existencia.
La crueldad, en claroscuro, asoma a menudo en la memoria de Maiorano, cuando recuerda a su madre que no tenía dinero para comprarle un abrigo.
TESTIMONIOS FLORENTINOS
“No lo definiría un bandido, más bien un rebelde. Estaba enfadado con Renzi porque el golden boy de Italia Viva sonreía a la gente importante”, exclama un florentino que conoce bien a ambos.
“Alessandro aún guarda rencor hacia la gente bien. Yo lo recuerdo de niño, tímido y torpe, siempre de la mano de su madre Graziella. Ella lo adoraba. El padre y la madre ganaban poco, y si no hubiera sido por las tías que los ayudaban, lo habrían pasado muy mal.
A la gente arrogante y con dinero siempre le ha gustado ofender al prójimo en dificultades —subraya el florentino—. Yo les decía a los tenderos que no ofendieran a los padres de Alessandro, pero nada: se reían y usaban palabras feas. El niño notaba todo detrás de sus gafas de fondo de botella.
Un buen día le dijo a su madre, llorando, que les haría pagar a esos tontos de las tiendas. Lo recuerdo como si fuera ayer, aquel junio de 1981: parecía una película. Alessandro apareció en la plaza con un Porsche Targa amarillo, vestido como un jefe: a toda velocidad fue a frenar sobre las rodillas del rico comerciante, casi atropellándolo. El hombre corrió a refugiarse en su tienda, y Maiorano detrás, gritándole que había humillado a su madre diciéndole que no tenía dinero. ¡Una furia! Llegaron rápidamente los carabineros que lo detuvieron. A partir de ahí comenzó una especie de ascenso criminal: denuncias, detenciones, juicios, registros, acusaciones de varios delitos”.
Mientras Maiorano buscaba rabiosamente la revancha social, Matteo Renzi era llevado por su padre a Acción Católica y luego al escultismo, hasta convertirse en el afiliado más joven de la historia de la Democracia Cristiana.
“Lo recuerdo, lo comentábamos en los bares: decíamos ‘mira ese muchacho, con pantalones cortos y ya saca del bolsillo el carnet de la DC como si fuera una licencia de caza’… demostró tener las ideas claras”, comenta el florentino.
Y ambos viven de modo muy distinto episodios cruciales de su ciudad.
El 10 de febrero de 1986, el entonces alcalde de Florencia, Lando Conti, fue asesinado brutalmente por un comando de las Brigadas Rojas. Se dice que la familia Renzi acudió al funeral junto a los notables del antiguo Escudo Cruzado.
Pero unos tres años después, en julio de 1989, los hombres de la Digos detuvieron al joven Alessandro Maiorano a la salida del trabajo, en el economato del Ayuntamiento de Florencia, cerca del Piazzale del Re, en el Parque de las Cascine.
Eran más de veinte hombres, apuntando con metralletas hacia Maiorano, registrando minuciosamente su Renault 5 Turbo. Retuvieron a aquel muchacho de rostro angelical mientras entraban en las oficinas del Economato del Palazzo Vecchio, presentando al doctor Ferrati (el director) una orden de registro del edificio público. La acusación contra Alessandro era terrorismo.
Al día siguiente los mismos hombres fueron a Prato, a la vía Strozzi 68, donde Maiorano vivía con su joven esposa y su hijo Alberto, de tres años, para otro registro. Se llevaron a Maiorano arrestado, mientras una anciana vecina cuidaba del pequeño Alberto.
Maiorano fue acusado de haber proporcionado información sobre los movimientos de Lando Conti al comando de las Brigadas Rojas. Fue una pesadilla: alguien lo había calumniado deliberadamente.
Era también el inicio de la historia del hombre más registrado de Florencia en los últimos cuarenta años. Un joven de rostro angelical al que los fiscales consideraban el típico bandido insospechable.
¿Pero Maiorano se busca los problemas o los atrae? “No lo sé, no sabría responder”, replica el profesor Taormina. Durante un tiempo todo pareció tranquilo, pero un florentino conoce bien esas aguas y dice que del Arno no hay que fiarse: de repente hace remolinos o se vuelve impetuoso.
De hecho, con el ascenso de Matteo Renzi, comenzaron nuevos problemas para Maiorano. “El muchacho no sabe mantenerse al margen políticamente”, comenta el viejo tendero.
Se reanudaron con más fuerza los registros contra el empleado municipal, con más de cien policías dedicados solo a él. Matteo Renzi ascendía como astro de la política italiana, pasando del Ayuntamiento al liderazgo del PD y luego al Gobierno.
Maiorano fue catalogado por la Digos entre las amenazas a la seguridad de Renzi, y desde la cárcel Renato Vallanzasca aplaudía: “Alessandro Maiorano es uno de los nuestros… un amigo”.
Cuanto más lo perseguían, más se divertía: kilómetros de escuchas telefónicas solo por Alessandro, un héroe, un vigilado especial. Pero quien logró contenerlo fue el abogado Carlo Taormina: “En casi sesenta años de carrera, nunca vi a nadie como él… tiene la pasión de meterse en buenos líos”.
En total, sobre Alessandro Maiorano se han escrito seis mil páginas de resoluciones judiciales, algunas investigaciones fueron incluso cubiertas por el secreto de Estado, y en tres ocasiones se le aplicó el mismo tratamiento que a sospechosos de terrorismo o crímenes atroces.
Debe decirse que las anomalías de la justicia italiana no son nuevas en crear monstruos de la nada. Así, hubo quienes aprovecharon a Maiorano como principal acusador de Renzi y quienes, utilizando el poder judicial, creyeron deber proteger al ex presidente del Consejo de la documentación difundida por el empleado municipal.
Controversias en las que se entrelazan asuntos privados y actos públicos. Con la Guardia de Finanzas tras las posibles “gastos locos” del Palazzo Vecchio, así como de los intrigas del llamado “Círculo mágico florentino”.
Los libros y cómics (como El diablo y el agua bendita) de Maiorano preocuparon a magistrados y a la “buena sociedad” florentina, cada uno temiendo reconocerse entre líneas.
Hoy, tanto Renzi como Maiorano están libres, hablan, se agitan, y sus vicisitudes han entrado en la memoria colectiva florentina como Don Camillo y Peppone.


