E’ andato in scena, in prima assoluta al Teatro Grassi, L’angelo del focolare, il nuovo lavoro di Emma Dante, spettacolo in coproduzione con il Piccolo Teatro di Milano. La drammaturga siciliana con questo nuova creazione, ci immerge nella tragicità di un vissuto famigliare quotidiano, esplorato nella banalità che degrada in violenza dalle drammatiche conseguenze. Il testo, come un’araba fenice, ripropone in un’impietosa successione di vivi e morti, il violento fine che la Moglie subisce all’interno da parte del Marito, caso di femminicidio brutalmente operato con un ferro da stiro. Ma se già all’apertura di sipario vediamo la donna giacente a terra, presumibilmente morta, lo spettacolo si dipana in un reiterato “ritorno” alle sue funzioni, a rioccupare quel posto di angelo del focolare, come ironicamente s’intitola la pièce. Richiamata in vita dall’indifferenza e incredulità della sua famiglia, in un reiterato supplizio di Tantalo, per la semplice colpa di incarnare appunto l’angelo del focolare, figura archetipica di cui non si può disappropriare. Imprigionata in una gabbia da cui non le è dato fuggire, neppure da morta, deve tornare a vivere, in un’atroce ritualità di pulizie e umani accudimenti. La morte subita una volta non basta a liberarla dalle catene cui è legata, dagli imperanti richiami di comando degli uomini “di casa”. Accanto a questi abusi e soprusi si aggiunge quello di dover vegliare anche la suocera anziana, imbozzolata in una forma d’ignavia che le permette di vivere in un suo mondo interiore, lontano dall’insipienza e violenza del figlio. Che passivamente tollera e quasi compatisce, privando della solidarietà femminile la disgraziata nuora. Famiglia devastata da una lacerante e continua violenza, dove ognuno vive rinserrato in un proprio universo. Un ambito famigliare devastato, e gli attori lo esemplificano, nelle scene in cui ci si sbrana, letteralmente ci si morde per ribadire la propria supremazia. Nessun personaggio sbalza per qualche tratto positivo, tutti sono contro tutti, in un luttuoso gioco al massacro; nessuno capace di elevarsi dalla stridente realtà che li circonda, nessuno ne ha i mezzi e chi ne fa le spese è la Madre, calamita e centro di riferimento per gli altri. Il padre, esempio sbilenco di padre-padrone il cui unico interesse e capacità è l’accalappiar femmine, impiega le sue energie nell’istruire il figlio nella tecnica della seduzione spinta fino all’assurdo. Non avendo altri principi fondanti tenta trasmettergli il suo vissuto, ma quegli non gli somiglia e devia in un’aspirazione che non può che scontrarsi inevitabilmente con le aspettative paterne. Un testo che nei tratti feroci e a tratti irreali, inserisce qualche pennellata di poesia, retaggio della sola vittima, solo della Madre, quando in estatico rimembrare s’illumina al ricordo dell’incontro in balera con il Padre. Eterno conflitto sulla differenza di amare, declinata al maschile e femminile, di cui sono portatori i due protagonisti. La potente regia di Emma Dante de L’angelo del focolare (che firma anche scene e costumi) imprime al testo una fisicità che sciaborda dal palcoscenico, una carica di violenza e una concatenazione di gesti “parlanti” nella loro tragicità, che porta gli attori a interagire, dialogando quasi, con gli oggetti simbolici che costituiscono la scena. Bravi i quatto attori, con Leonarda Saffi nella fiammeggiante resa de la Moglie, coinvolgente nella sventagliata di energia positiva di cui il personaggio è portatrice, piegata dalla violenza del Marito, credibile nell’esemplificare l’abnegazione. Il Marito di Ivano Picciallo è l’ideale rappresentazione, nella rozza fisicità, della natura d’animal pensante con le viscere, incurante del male che arreca. La Suocera di Giuditta Perriera sbalza per espressività di un linguaggio, di monologhi, se pur non sempre intelligibili, giungono a comprensione sotto forma di pregnanza di colori di voce e intensità di fraseggio. Il Figlio di David Leone segnato da sbilancianti tratti di depressione, riesce dispoticamente a rendere asfissiante il rapporto con la Madre, anche se, chiuso nel suo isolamento, si ricava un’oasi di pace, infilandosi nel travestitismo. Spiazzante finale in un’ambientazione anodina di luci stroboscopiche, in un’atmosfera di angosciante vuoto, la protagonista si sfrena in una danza liberatoria, imparentata a una fuga in volo. Invano. Resta solo il desiderio. L’angelo del focolare è una coproduzione Piccolo Teatro di Milano, Teatro di Napoli, Carnezzeria e diversi Teatri francesi. Luci di Cristian Zucaro. Canzoni di Dalida, Raffaella Carrà e Branduardi. La recita del 25 novembre sarà dedicata alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Festeggiatissimi gli attori, che si sono stretti attorno a Emma Dante nei calorosi applausi. Lo spettacolo, dopo le recite milanesi, avrà una tournée italiana fino alla primavera 2026: sarà a Napoli, al Teatro San Ferdinando, dal 4 al 14 dicembre 2025. Nel 2026 toccherà Mestre (27 e 28 gennaio), Verona (29 gennaio), Piacenza (3 febbraio), Firenze (dal 5 al 7 febbraio), Lugano (23 e 24 febbraio), Vicenza (26 e 27 febbraio), Udine (28 febbraio), Cremona (3 marzo), Sarzana (5 e 6 marzo), Pontedera (7 e 8 marzo), Savona (12 marzo), Pistoia (14 e 15 marzo), Rovereto (19 e 20 marzo), Bari (28 e 29 marzo). Piccolo Teatro Grassi di Milano, fino a 30 novembre.
gF. Previtali Rosti

