Matthew, all’anagrafe Matteo Rota, è un cantautore italiano che intreccia folk, pop e rock in un linguaggio diretto e viscerale. Inizia a suonare la chitarra a 18 anni e poco dopo trova nelle parole e nella musica il modo più autentico per esprimere ciò che porta dentro. Quell’urgenza creativa lo spinge a crescere rapidamente, fino a costruire una voce riconoscibile e profondamente personale.
La sua scrittura risente delle influenze di artisti come Noah Kahan, Kaleo e James Bay, ma resta sempre attraversata dalla sua storia, dai segni che la vita gli ha lasciato e dalle ferite che diventano racconto. Nella sua musica convivono resistenza e solitudine, amori che bruciano e lasciano cicatrici, il peso delle assenze e delle sfide quotidiane. Ogni brano è un modo per trasformare il dolore in forza e farne materia viva.
Accanto a lui c’è un team solido: Francesco “Frè” Monti, con cui Matthew condivide un dialogo creativo continuo fatto di scrittura, arrangiamenti e produzione, e Lorenzo Galli, che cura l’immagine e l’universo visivo del progetto. Insieme tracciano il percorso di un pop-folk-rock italiano autentico, intenso e capace di restare.
L’ho incontrato per parlare del suo nuovo singolo “Hai lasciato qui ogni cosa”, disponibile su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica dal 24 ottobre: un brano che segna un nuovo capitolo nel viaggio artistico di Matthew.
1 Ciao Matthew, bentrovato al Corriere dello Spettacolo. Prima di tutto vorrei farti i complimenti per Hai lasciato qui ogni cosa, un brano davvero intenso. Partiamo proprio da qui: cosa ti ha portato a scrivere questo pezzo e quale messaggio donare attraverso di esso?
Hai lasciato qui ogni cosa è un singolo molto speciale per me perchè segna un nuovo inizio dato che non pubblicavo più una canzone da due anni. Nasce in un momento della mia vita in cui ho perso molte cose sia a livello lavorativo in generale, sentimentale anche di situazioni; infatti all’interno della canzone non parla soltanto di un momento specifico di qualcosa ma ho raccolto un’insieme di tutte queste cose che mi sono successe e messe nel brano. Per questo anche nel spiegare il motivo di come è nata la canzone mi sento di farlo in modo molto generale. Lo stesso vuole dare un messaggio e cioè di fronte a ogni cosa, davanti alle cose che succedono dobbiamo avere il coraggio di continuare a correre come dico nel ritornello e continuare ad andare avanti..
2 Hai iniziato a scrivere in un momento particolarmente delicato della tua vita. Cos’è, per te, la scrittura e perché è così importante? Che cosa dona l’atto di scrivere?
La scrittura l’ho incontrata nel modo più classico: suonando la chitarra. Solo dopo, sentendo l’esigenza di esprimere ciò che provavo e vivevo, ho deciso di iniziare anche a cantare e a scrivere canzoni. Per me la scrittura è fondamentale, perché credo che quando riesci a esternare qualcosa e a metterla su carta, quella cosa è già per metà… non dico risolta, ma almeno hai avviato un processo di guarigione, o comunque di consapevolezza, che ti permette di affrontarla, di superarla, di non somatizzarla. È per questo che per me la scrittura è così importante.
3 Hai detto che manchi dalla musica e dal pubblico da due anni: quali progetti hai adesso e cosa prevedi per i prossimi mesi? Hai in programma anche dei live?
Questi due anni sono stati un periodo davvero bello, perché non ho avuto la fretta di far uscire qualcosa. Mi sono preso il tempo per concentrarmi sulla mia arte, sulla musica e sulla scrittura. Adesso ho in mente di continuare con qualche singolo e poi, chissà, magari un album o un EP. E naturalmente, ho intenzione di organizzare dei live, perché alla fine per me il senso di tutto questo è anche quello: vedere le persone dal vivo e condividere con loro ciò che faccio.
4 Cosa rappresenta per te il live rispetto al lavoro in studio? Cosa senti quando vedi il pubblico cantare le tue canzoni?
Suonare dal vivo è davvero la cosa più bella che ci sia. Quando scrivi un pezzo sei da solo, in studio o a casa, ma il momento in cui tutto si realizza davvero è quando vedi le persone cantare la tua canzone, quando ci si rivedono dentro. È lì che capisci il senso di quello che fai, ed è una sensazione che non ha prezzo.
Questa era la mia ultima domanda. È stato un vero piacere parlare con te. Ti auguro di realizzare tutti i tuoi progetti e spero di poterne discutere ancora insieme, magari quando usciranno i tuoi nuovi singoli, un EP o un album. Ti auguro una splendida serata.
Grazie a te, Giuseppe. Un caro saluto a te, alla redazione del Corriere dello Spettacolo e a tutto il vostro pubblico.
Giuseppe Sanfilippo

