di Max Cavallo
Vera, sincera e diretta. L’intervista con Giulia Boverio non è stata solo una semplice chiacchierata, ma un viaggio dentro l’anima di una persona autentica.
Una donna capace di emozionare con la sua semplicità che è quella forza che arriva dritta al cuore. Giulia ha vissuto ogni esperienza pienamente. Ha sempre affrontato tutto con entusiasmo e grande voglia di fare. Ha mostrato coraggio nel fronteggiare i momenti più difficili. Ha conosciuto la caduta, quell’abisso che a volte la vita ci mette davanti e in cui ci si può fare molto male. Eppure, da lì è riuscita a risalire, più forte e consapevole, imparando una lezione preziosa: contare su sé stessa e dare valore a ciò che davvero la fa stare bene.
È stata una delle attrici più amate del piccolo schermo, diventata volto simbolo di Disney Channel, dove per quasi dieci anni ha interpretato Valentina nella serie cult Quelli dell’intervallo. Un percorso che l’ha portata anche in America, nel 2007, a collaborare con Disney Channel in Florida accanto a grandi nomi come Miley Cyrus.
Oggi Giulia è seguita e amata anche sui social, con oltre 73.000 follower su Instagram e quasi un milione di like su TikTok. Numeri che non raccontano solo popolarità, ma soprattutto autenticità: il pubblico ha riconosciuto in lei una persona vera, capace di emozionare, di condividere la sua storia e di farne un messaggio di forza e rinascita.
E allora… andiamo a conoscere Giulia Boverio.
Intervista a Giulia Boverio “Coraggio vuol dire scegliere di parlare per te stesso non far parlare nessun altro al tuo posto!”
Giulia, vorrei cominciare con una curiosità personale: se ad oggi dovessi definire “chi è Giulia Boverio” come ti descriveresti?
“Se ad oggi dovessi definire chi è Giulia Boverio direi che è una persona che ha imparato ad usare la sua voce o meglio è riuscita ad incanalarla nel verso giusto. Cosa che, ti dico la verità, ho sempre creduto non avesse molto importanza ed invece dopo l’intervista a One More Time con Luca Casadei ho capito che è fondamentale condividere le proprie fragilità. Quindi direi che Giulia è una persona che oggi ha finalmente trovato la sua voce.
Se dovessi parlarci della tua infanzia, quale immagine ti verrebbe spontaneo associare a quel periodo?
“Se penso alla mia infanzia la prima immagine che mi viene in mente è quella di mio nonno Luigi che è mancato nel 2007. È stato un semi- genio che dal suo primo lavoro, lo “schiacciasassi” si è inventato un mestiere diventando un imprenditore e facendo tutto da solo; nella sua vita ha brevettato motori, pompe idrauliche, era un tenore, è stato cintura nera di karate, suonava il pianoforte e ricordo con affetto l’immagine di quest’uomo sempre così umile ma al tempo stesso geniale. La mia infanzia la lego principalmente all’immagine di mio nonno che per me è stato un monumento”.
Sei diventata famosa grazie a Quelli dell’intervallo, un programma amatissimo e seguito da migliaia di ragazzi. Guardandoti indietro, cosa pensi che quelle esperienze ti abbiano dato, e cosa credi, invece, di aver lasciato tu a quel mondo e al pubblico che ti seguiva?
“L’esperienza di Quelli dell’intervallo mi ha insegnato a lavorare seriamente anche se precocemente. La serie è durata tantissimo, quasi 10 anni, e quello che molti non hanno capito e che era un lavoro vero e proprio anche molto faticoso. Io ho imparato un mestiere grazie a Disney Channel e a Quelli dell’intervallo e credo che noi tutti, non solo io, abbiamo lasciato parecchio al pubblico perché ti sono sincera è un evento piuttosto eccezionale che ci sia ancora un effetto così nostalgico legato a una serie. Da un lato, perché era anche il primo format made in Italy di quel tipo; dall’altro bisogna ricordare che erano anche anni più spensierati. I ragazzini erano ancora solo ragazzini, e credo che le persone ci amino ancora oggi proprio perché legano quel programma a un ricordo positivo della loro vita: l’infanzia e l’adolescenza come doveva essere vissuta, cosa che secondo me adesso abbiamo un po’ perso con i ragazzi di oggi”.
Ricordi com’è stato affrontare i casting per la Disney? Che emozioni provavi e cosa ti aspettavi da quell’esperienza?
“Affrontare il casting per la Disney, in realtà per me al tempo era qualcosa di molto infantile. Non avevo alcuna aspettativa, non era partito come l’idea di un lavoro, ma era un gioco. E così è stato il casting. Non pensavo assolutamente di riuscire a passarlo e non me ne preoccupavo. Credo che la mia forza sia stata anche quella di non aver preso troppo sul serio il da farsi. Credo che lo abbiano notato anche i Casting Director. Ero veramente una ragazzina che interpretava una ragazzina quindi oserei dire perfetta per il ruolo”.
Il successo è arrivato molto presto. Come hanno reagito i tuoi amici dell’epoca e quanto è stato difficile, per una ragazza così giovane, gestire la popolarità?
“Il successo è arrivato molto presto e i miei amici dell’epoca hanno reagito benissimo, perché io avevo un piccolo gruppo di “scoppiati” che non aveva niente a che vedere con le personalità che mi circondavano nella mia provincia, che è Pavia, una realtà molto stretta è abbastanza supponente. Io stavo con gli emarginati, i “diversi”. La popolarità era decisamente più gestibile perché non c’era ancora l’avvento dei social e quindi c’era questo grande contatto umano. Le persone, ti cercavano, ti chiedevano l’autografo, ti fermavano per strada: era tutto molto più umano e meno chiaramente digitale. Quindi, era una popolarità strana. Credo di non averla mai percepita fino in fondo, forse proprio perché, come ti ho detto, mancavano i social. Questo è stato un po’ croce e delizia perché, da una parte, ti interroghi su “se ci fossero stati? magari avremmo svoltato?”; invece poi c’è stato il buio. Però, da una parte sono felice perché, secondo me, ci siamo risparmiati una grande fetta di inutile cattiveria, vedendo e considerando il mondo di oggi”.
Il periodo di Quelli dell’Intervallo è durato quasi nove anni: come lo hai vissuto e cosa ti ha lasciato, sia a livello umano che professionale?
“Mi ha lasciato tanto a livello professionale. È stato un periodo molto intenso, molto impegnativo e, soprattutto, c’era un grande rispetto per tutto l’entourage che lavorava con noi. Eravamo veramente dei giovani professionisti e nessuno ci ha mai dovuto bacchettare per fare quello che dovevamo: lo facevamo e basta. Per me è stata una famiglia, non è stato solo un mestiere. C’erano dei legami di amicizia, di stima professionale, anche con gli adulti, e che quindi a livello umano mi hanno lasciato tantissimo, ma purtroppo mi hanno anche spiazzata sul finale perché è stata dura ricominciare. Credo che sia una cosa abbastanza difficile da capire per chi non l’ha provato.”
Lavoravate per molte ore, spesso alternando studio e set. Interpretando Valentina, c’è mai stato un momento in cui la linea tra il personaggio e la tua realtà si è confusa?
“La linea tra me e il personaggio si è confusa, ma soltanto alla fine della serie. Io riuscivo bene a “scucirmi” i panni di Valentina di dosso alla sera, quando tornavo a casa, per poi ricominciare il giorno dopo. Come ho già detto, anche nell’intervista con Luca Casadei, il personaggio si è inevitabilmente fuso con me perché a quell’epoca io ero una giovane donna di ventuno anni che non sapeva più chi era. E quindi pensavo di valere solo come personaggio. Non ho avuto il tempo di elaborare chi fosse la mia persona; per questo ci ho messo così tanto a ritrovarmi”.
Essere tra i volti principali di un programma amatissimo non è certo cosa da poco. Come hai gestito la responsabilità e la pressione che ne derivavano?
“Io non mi sentivo responsabile, io sapevo che stavo facendo una bella cosa. Il programma era sì stereotipato, ma eravamo in stereotipi assolutamente innocui. C’era ancora la ragazzina che guardava Valentina perché voleva copiarne il cappellino di paillettes, non l’attitudine. Anche il mio “sparisci sgorbio” non era un atto di bullismo contro Tinelli; era molto diverso, era una cosa molto più giocosa e anche gioiosa, più infantile. Quindi la pressione era dovuta soltanto dal fatto di cercare di interpretare al meglio le cose”.
Sei stata anche sul set americano nel 2007. Qual è il primo ricordo che ti viene in mente pensando a quell’esperienza negli Stati Uniti?
“Il primo ricordo degli Stati Uniti è stato uno shock, perché loro vivono la vita da star ed è un mondo e un modo di vivere completamente diverso dal nostro. Ti vai a rapportare con un paese dove lo star system funziona e trascina; è un carro che non si ferma mai. Secondo me, in Italia è molto diverso perché non abbiamo il divismo americano. Avvicinarsi, mettersi fianco a fianco di quelli che sono ancora adesso personaggi emblematici, mi viene da dire Miley Cyrus, è stato gratificante ma al tempo stesso pesante in quanto queste persone facevano veramente una vita dedicata solo a quello. Il mio lavoro in Italia, sì, era pesante ma io avevo tempo di essere me stessa; negli Stati Uniti era totalmente diverso. I ragazzi che lavorano per Disney sono un progetto dall’inizio alla fine, quindi anche a livello scolastico a livello manageriale, sono seguiti in tutt’altro modo. Quindi è stato un’esperienza un po’ scioccante”.
Inevitabilmente, durante le fasi del successo ci si confronta con il giudizio dei genitori. Nel tuo caso, come hanno vissuto la tua ascesa televisiva?
“I miei genitori hanno vissuto la mia ascesa televisiva come qualcosa di cui non parlare, proprio per non darmi alcun tipo di carico emotivo. Questo, in realtà, mi ha creato più buchi che altro, perché mi ha sempre fatto sentire come se, in effetti, non stessi facendo niente. Quindi, dell’ascesa televisiva, anche adesso che me ne parlano gli altri, io faccio quasi fatica a riconoscerla, perché in casa mia veniva vissuta come se stessi andando a fare ginnastica ritmica, ovviamente senza nulla togliere alle ginnaste. Non c’era questo effetto di: “mia figlia fa televisione oh mio Dio!”. I miei genitori l’hanno fatto per tenermi con i piedi per terra. La cosa è che, però, io più che tenere i piedi per terra, mi sono nascosta sottoterra e non ho mai dato tanto valore a quello che avevo fatto, fino ad oggi, chiaramente”.
Sei molto seguita sui social e hai costruito un bellissimo rapporto con chi ti segue. I fan ti hanno fatto capire quanto sei importante per loro?
“Sì!!! Sono proprio le persone che mi seguono che mi fanno sentire importante e che mi hanno fatto capire quanto sia stato importante Quelli dell’intervallo e il personaggio di Valentina, perché io da sola non me ne sono mai resa conto. Quindi, sicuramente io vivo attraverso quello che dicono su di me, perché non io non ho mai avuto un idolo nella mia vita: non so perché, mi piacciono dei cantanti, però non ho mai avuto idoli. L’idea di essere un idolo per qualcuno è qualcosa di decisamente atipico e anche del tutto inaspettato per una persona che non si dà non si è mai data il peso di alcunché. È decisamente pazzesco, è una cosa bellissima! Credo che però, questo rapporto sia con i miei fan sia rafforzato dal fatto che loro vedono che c’è una persona umana, molto umana, e deve essere questo che li lega più che solo il ricordo di Valentina.”
Hai raccontato con grande sincerità di aver attraversato un periodo difficile, segnato da una crisi d’identità, dalla dipendenza dall’alcol e da disturbi alimentari. Cosa ti porti dentro oggi da quell’esperienza? C’è stato un momento preciso, una scelta o un pensiero che ti ha permesso di rialzarti?
“Dentro di me porto delle cicatrici e delle sensazioni che ad oggi faccio ancora fatica ad esplorare del tutto. C’è stato un momento preciso che mi ha permesso di rialzarmi: non ho avuto scelta. La mia salute e i miei rapporti erano ormai talmente compromessi che ho dovuto per forza riformattarmi da zero e capire che stavo andando su una strada pericolosissima. Ci ho perso veramente tanto in salute. Le persone non si rendono conto di quanto possa essere grave una dipendenza dall’alcol come l’ho avuta io; vedo che molti ci ridono su ed è una cosa abbastanza disturbante, perché non si rendono conto del rischio che corrono. L’alcol in Italia è un argomento tabù. Sembra che sia l’unico divertimento che resta ai giovani. Ora, non tocco il tema delle droghe che fortunatamente le ho viste solo da fuori, però è veramente spaventoso il rapporto che le persone hanno con l’alcol: lo vedono come una buffa goliardata del weekend. Invece, si porta via tante persone e soprattutto rischia di farti peggiorare, ancor di più se hai delle condizioni psicologiche che magari sono già gravi, sono lì latenti, esplodono e ti esplodono in faccia.”
Se dovessi riassumere il significato della parola “guarigione” in una frase, quale sarebbe per te?
“Riassumere il significato della parola guarigione potrebbe essere bastarsi. Io ho pensato tutta la vita che qualcuno dovesse per forza venire a salvarmi. Credo sia stato anche un po’ un atto di pigrizia, perché è difficile dirsi che nella vita devi essere tu a salvarti, devi essere tu a volerti bene e soprattutto devi essere tu a sceglierti. E quindi il significato della parola guarigione per me è bastarsi e guardarsi. Questo vuol dire che è probabile che nessuno venga a salvarti, e devi pensarci tu. È proprio una cosa che si raggiunge, secondo me, solo attraverso una grande consapevolezza dolorosa, perché non tutti ci arrivano. Io ci sono arrivata con una grande terapia che ancora ad oggi seguo.”
In futuro, vorresti usare la tua esperienza per aiutare gli altri?
“Guardando al futuro, desidero realmente trasformare la mia esperienza, come credo che stia facendo adesso, in qualcosa che possa davvero aiutare gli altri. Secondo me, manca la comunicazione. E il messaggio di sostegno che vorrei offrire a chiunque, e non solo a chi sta attraversando momenti simili ai miei, è un messaggio collettivo contro la vergogna. Tutto quello che la vergogna ti impedisce di fare, ovvero di parlare, di esternare un malessere che magari per molti è banale è ciò su cui voglio focalizzarmi. Il messaggio che voglio mandare è che quello che una persona sente è importante e vale la pena di ascoltarlo. Non c’è chi più o chi meno: ognuno si porta dentro qualcosa che può aiutare il prossimo, e secondo me è l’ascolto in questo momento storico è fondamentale.”
Cosa vuol dire per Giulia Boverio avere coraggio?
“Avere coraggio per me significa trovarsi o quantomeno cercarsi, “cercare di trovarsi”, perché siamo vittime di tutto quello che ci sta intorno. Non solo di quello che vediamo e tutte le cose alle quali siamo sottoposti (i social e quant’altro), ma anche la famiglia può diventare un luogo insidioso. Quindi, per me il coraggio è trovare la voce interiore e capire chi parla davvero. Stai parlando tu o sta parlando qualcuno altro al posto tuo? Ecco, per me coraggio vuol dire scegliere di parlare per te stesso non far parlare nessun altro al posto tuo”.
L’amore oggi che ruolo ha nella tua vita?
“L’amore oggi nella mia vita ha un ruolo fondamentale perché ho capito che, innanzitutto, lo si può costruire per sé stessi, da soli. A quel punto, quando hai costruito un amore verso te stesso, puoi condividere qualcosa con qualcun altro, e questo diventa molto bello. Io ho passato anni interi a cercare di costruire cose su fondamenta marce, perché le fondamenta erano le mie e non stavano in piedi. Tutto questo mi portava a distruggere le relazioni, vivendo situazioni e sensazioni che avrei potuto risparmiare non solo a me stessa ma anche a chi mi stava intorno. Tutto questo perché non avevo ancora capito che, sembra banale ma non lo è affatto, prima bisogna essere in pace con sé stessi. Per me l’amore oggi è tutto: è tutto perché ho imparato come si fa, come si fa ad amarsi.”
Cosa significa, per te, “andare avanti”?
“Per me il significato di andare avanti è stato per tantissimo tempo una forzatura, perché credevo di non avere altre chances. La verità è che anche quando sei molto legato a un posto, a un ricordo, a una persona, a un lavoro non è che devi dissociarti e non vederlo più: può rimanere lì, ma può rimanere lì con amore e senza toglierti l’idea di un camino su qualcos’altro. Io pensavo di essere solo una cosa, in realtà ne sono altre cento, sono tantissime cose. Andare avanti vuol dire riconoscere che quello che è stato c’è stato, è stato bello, è stato doloroso, c’è stato, lo ricordo ma è vicino, è lì. Posso guardarlo ogni tanto quando mi va, ma non mi ci devo legare. Legarsi al passato e a tutto quello che ha rappresentato per te, qualunque cosa sia, ti impedisce il cammino. Il cammino, invece, è dire: “Mi reinvento in qualsiasi momento.”
E infine, Giulia, ti faccio la mia domanda di rito che faccio a tutti gli ospiti: se ti trovassi davanti alla Giulia da bambina, e potessi guardarla negli occhi e stringendole le mani, cosa le diresti oggi?
“Giulia bambina ha vissuto con molta spensieratezza. Le direi che mi dispiace un pochettino per quello che le ho fatto poi in età adulta, ma ci sono alcune persone che attraversano dei maremoti e spesso questi lasciano il segno. Un po’ mi viene da chiedere scusa, ma la ringrazio, perché è grazie alla Giulia bambina se adesso spero, sogno e vado avanti. Secondo me, il bambino interiore, va un po’ coccolato ed accudito dolcemente. Quella è, secondo me la parte fondamentale del ripartire da sé. Quindi alla Giulia bambina l’abbraccerei forte!”
Grazie Giulia per questa stupenda intervista è stato davvero un grane piacere
“Grazie a te Max, è stato un piacere rispondere alle tue domande e un caro saluto a tutti i lettori del Corriere dello Spettacolo”.
Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici.” (Khalil Gibran)
L’intervista con Giulia Boverio è finita, ma sono rimasto seduto per un po’, in silenzio, a pensare alle sue parole. Parole che hanno lasciato un segno, che hanno smosso qualcosa dentro di me. Perché Giulia non racconta semplicemente: lei vive, ha vissuto davvero. Ha conosciuto la luce, ma anche l’assenza della luce, il buio, l’abisso. Eppure, da tutto questo, è riuscita a risalire, a ricostruirsi, a ritrovare sé stessa con una forza che, forse, neanche lei sapeva di avere.
I suoi fan le vogliono bene proprio per questo: per la sua umanità, il suo coraggio e la sia autenticità. Perché dietro quel personaggio che per anni ha fatto sognare, c’è una donna che ha saputo trasformare la fragilità in rinascita.
Oggi vogliamo celebrare la Giulia che ce l’ha fatta, quella che può essere un esempio per tanti altri, per chi magari in questo momento si sente perso, o sta affrontando la propria tempesta interiore. Giulia ci insegna che non dobbiamo restare legati al passato, ma tenerlo accanto come memoria, non come prigione.
Ognuno di noi deve credere in sé stesso, perché abbiamo dentro di noi le risorse per superare qualsiasi ostacolo, anche quando sembra impossibile. Lei ce l’ha dimostrato con la sua storia. Le sue parole arrivano dritte al cuore, perché in esse tanti possono riconoscersi e trovare conforto, speranza, coraggio.
Mi alzo lentamente, e mentre torno verso la macchina penso continuamente che la salvezza non arriva da fuori. La salvezza è già dentro di noi.


