La crisi di una coppia nell’alcova in “Letto per due”

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Generalmente un discreto spettacolo teatrale dipende dal genio dello scrittore oppure dalla levatura del testo letterario che ne è alla base ma anche dalla pellicola cinematografica che ha un rilevante soggetto d’attualità come trama centrale. Lo abbiamo constatato assistendo allo spettacolo, originariamente non previsto nel cartellone autunnale del Golden di via Taranto, al lavoro “Un letto per due “desunto dal regista Fabio Galassi dal film di Tato Russo imperniato sulla dissolvenza di un menàge matrimoniale. Chi meglio della coppia reale nella vita formata da Riccardo Polizzy Carbonelli e Marina Lorenzi poteva dar vita ironicamente per assurdo ad una cavalcata a ritroso in “flash back”del loro rapporto, durato qualche anno più del nostro. Per la seconda volta vediamo con l’immaginazione una “sit-com” dopo il precedente lavoro di Michele La Ginestra “La Matematica dell’amore”.Si tratta d’un bilancio d’esercizio che ognuno di noi è chiamato a fare nella sua esistenza per sapere che uso ne ha fatto ed ecco allora che i due danno luogo a vivaci e forti contrasti verbali non avendo più nulla da dirsi, nonostante abbiano avuto due figli ed infatti i primi siparietti mettono in evidenza lei incinta e con le doglie tanto che lui non sa se chiamare prima il taxi per l’ospedale, il medico o la mamma di lei e suocera. Quindi si mette in risalto che il legame si deteriora mentre il vincolo è rovinato pure dal fatto che lui ha successo come autore di testi per ragazzi , lei invece è una normale violinista di fila. Qui emergono reciproche difficoltà, paure, delusioni di lei e speranze di lui,con un’ambiguità ossimorica che si riversa anche sui figli che hanno cromosomi e DNA dei due. La ragazza fa un felice matrimonio,al contrario il maschio è negletto, imbelle,attraversa disavventure e turbe psichiche per cui, come direbbe Musil è un “uomo senza qualità” nella crisi individuale del primo Novecento. Riccardo è più sicuro di sè, egocentrico , grintoso e determinato a lasciarla quando i cuori si soni inariditi ma lui s’è innamorato di un’altra , cosa che la brava Marina sarcastica ed ironica gli rimprovera con una forte gelosia e livido rancore per essere stata scartata senza aver mai fatto una bella litigata con piatti rotti e virulente parole. La fine istrionica e sarcastica con l’umorismo tragico alla Pirandello è paragonabile alle dissolvenze del difficile film di Tato Russo da cui l’operazione teatrale è partita per un più diretto impatto con gli spettatori ed osservare le loro reazioni, avendo parecchi degli astanti vissuto la stessa situazione logorante e causa di stress neurologici. La commedia di estrema attualità, tanto che talora sfocia in uxoricidi, sarà rappresentata al Golden fino al 23 novembre.

Giancarlo Lungarini

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