Personaggi mossi come banderuole al vento dalla potenza delle parole

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Il titolo di questa commedia scritta da Shakespeare alla fine del ‘500, in scena al Teatro Leonardo di Milano dal 12 al 16 novembre, è diventato un modo di dire di uso comune, specialmente in questi periodi in cui sulle parole spesso si agiscono reazioni, polemiche, dispute infinite.

La commedia è ambientata a Messina e narra di molte trame e svolte, nella continua danza tra tragedia e commedia.

Le parole sono di fatto le vere protagoniste di tutte le vicende.
Apparentemente sono eteree, volatili, senza importanza, instabili come gli elementi scenici di Chiara Previato sul palco, non a caso spesso spostati dai protagonisti. Tuttavia, pur nella loro apparente leggerezza, le parole possono essere sapientemente usate come potenti strumenti, per ingannare, sviare, infrangere convinzioni apparentemente incrollabili.

L’arrivo del principe Pedro d’Aragona alla casa del suo vecchio amico Leonato a Messina innesta una girandola vorticosa di situazioni amorose. In particolare, uno dei giovani amici di Don Pedro, il fiorentino Claudio, si innamora rapidamente della virtuosa figlia di Leonato, Ero. Su toni diametralmente opposti, invece, si sviluppano i rapporti tra Beatrice, cugina di Ero, e Antonio (anch’egli al seguito di Pedro d’Aragona). I due infatti da anni si stuzzicano ferocemente, indugiando con reciproca voluttà in argute e ripetute schermaglie, con il tema comune del disprezzanti per le gioie dell’amore.
Parole dunque: di innamoramento e amore in un caso, di scherno e sarcasmo nell’altro.

Non può mancare la figura del cattivo, il perfido Juan, fratello bastardo di Pedro (quanti bastardi, nelle opere del bardo, esprimono, nel livore e nell’odio, la propria condizione di inferiorità, in quanto “irregolari”!) che, per mandare all’aria l’unione tra i due innamorati, Claudio ed Ero, diffonde la falsa notizia che quest’ultima abbia tenuto comportamenti inadeguati. Questa efficace calunnia raggiunge celermente l’obiettivo, manda in fumo il matrimonio già organizzato e lede pesantemente l’onorabilità della futura sposa.

Di segno opposto è invece l’inganno ai danni di Beatrice e Benedetto. A entrambi viene fatto credere che l’altro provi una struggente passione, ma che sia tuttavia impossibilitato ad esprimerla, per non perdere la faccia, viste le categoriche affermazioni del passato. Anche in questo caso la rivelazione cambia completamente la situazione. Benedetto, colpito dalla inattesa “notizia”, decide di mettere da parte la diffidenza che prova per il sesso femminile e di ricambiare l’amore di Beatrice, che si comporta in modo analogo.

Tutto si scombina dunque: siamo in una tragicommedia, in cui l’elemento comico si fonde con quello tragico e propriamente drammatico.

Diversamente da molte opere di Shakespeare la conclusione non è accompagnata da una ecatombe di morti, (l’unica, al contrario, come in Romeo e Giulietta, è solo simulata), ma da un molteplice lieto fine, in linea con la leggerezza della trama.

Molto rumore per nulla è dunque un vortice di colore e allegria, un affresco spassoso, ironico e travolgente, che conserva il forte senso popolare e di intrattenimento delle commedie shakespeariane.

I personaggi sono quindi tratteggiati in modo leggero e a volte decisamente caricaturale. La ambientazione della storia è connotata da sapori mediterranei. Le arance consumate in scena per sottolineare la “sicilianità” della corte di Leonato hanno lo sfondo musicale di canzoni tradizionali partenopee (oltre a un esoticissimo Mambo Italiano).

Si raccontano dunque con leggerezza la paura di non essere abbastanza, la irragionevolezza dell’assumere rigide posizioni assolute (come volere a tutti i costi o non volerlo per nessun motivo), la insensatezza delle leggi che non vengono poi fatte rispettare. Vizi e abitudini contemporanee raccontati con arguzia e acutezza da un bardo di 500 anni fa, che in ogni sua opera manifesta l’icastica capacità di coglierne i tratti eterni.

Guido Buttarelli

 

Molto rumore per nulla
MTM Teatro Leonardo di Milano – dal 12 al 16 novembre 2025
di William Shakespeare
con Antonio Brugnano, Maria Canal, Yuri Casagrande Conti, Matteo Castagna, Giacomo De Capitani, Tomas Leardini, Ilaria Marchianò, Fabrizio Martorelli, Carlo Merico, Dario Merlini, Alessandra Mornata
regia Simone Severgnini

scene e costumi Chiara Previato
assistente scene e costumi Laura Pigazzini
foto e visual Federico Galimberti
produzione Il Giardino delle Ore

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