Bloody Mary: l’eleganza come arma, il corpo come rinascita

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C’è chi entra nel mondo della moda seguendo regole e percorsi lineari, e chi invece ci arriva come una scintilla improvvisa, destinata ad accendere tutto. Bloody Mary è una figura elegante e provocante, capace di trasformare la propria immagine in un manifesto di libertà, ed è così che ha conquistato fotografi e promoter senza nemmeno cercarlo. La sua silhouette sempre curata, il trucco impeccabile e quel modo di camminare che sembra raccontare una storia intera le hanno fatto guadagnare un’aura magnetica.
La fotografia per lei non è solo estetica: è terapia, è rinascita, è un modo per scardinare anni di disforia e riappropriarsi del proprio corpo. Tra set al Nord Italia, performance sceniche e un passato da truccatrice nelle passerelle più frenetiche, la sua presenza è diventata impossibile da ignorare. Determinata, ironica, senza filtri, porta nel mondo artistico una maturità rara e una lucidità tagliente, frutto di un percorso che non ha paura di raccontare.

Prima di tutto: chi è Bloody Mary dietro l’immagine che vediamo?

Sono una donna transgender di 39 anni che viene dalla provincia di Napoli e che ha sempre vissuto tra creatività e disciplina. Ho studiato al classico e poi quattro anni di Giurisprudenza — mi piaceva, ma la mia natura era altrove. Oggi sono truccatrice, disegnatrice di scena, fotomodella e performer. Ho fatto della cura estetica una missione: l’eleganza, il lusso, i capi firmati, la precisione… tutto questo non è vanità, è identità. Mi dà fastidio la sciatteria, la maleducazione, la prepotenza: l’immagine per me è un linguaggio, e io voglio parlare bene.

Com’è iniziato tutto? Quando ti sei avvicinata alla fotografia?

Per caso, e ancora oggi rido quando ci penso. Due promoter mi fermano per strada e mi propongono un’agenzia. Io non capivo, non mi vedevo così. Poi arrivano i fotografi freelance che mi contattano… e mi chiedo davvero cosa avessero visto. Alla fine ho accettato un servizio, poi un altro, e da lì è cambiato tutto. La fotografia è diventata una forma di esorcismo: mi ha aiutata a convivere con la disforia, a guardarmi senza odio. Due persone sono state decisive: un fotografo di Firenze e una fotografa di Roma. Loro mi hanno sbloccata, mi hanno fatto capire che il mio corpo poteva essere arte.

Quali sono stati i passaggi più importanti del tuo percorso?

Il primo shooting boudoir: difficilissimo. Mettersi a nudo, anche solo parzialmente, quando vieni da anni di conflitto fisico… richiede coraggio. Il primo nudo artistico: ancora più impegnativo, ma liberatorio. E poi la Milano Fashion Week come truccatrice, che per me è stata un traguardo enorme: energia, caos, perfezione. Nel 2017 ho anche ottenuto il mio attestato professionale con Antonio Priore, che per me è stato uno dei momenti di legittimazione più importanti. Tutto questo mi ha tolto paure, vergogne, limiti. Mi ha fatto capire che la sensualità non è qualcosa da temere, ma da abitare.

Come vivi il tuo essere donna transgender nel mondo dello spettacolo?

Con naturalezza, e con una buona dose di autoironia. Perché se io, quasi quarantenne, transgender, sono qui a fare la fotomodella, allora davvero non capisco perché una ragazza cis di vent’anni dovrebbe trattenersi. Il mondo dello spettacolo è stupendo ma pieno di insidie e compromessi: bisogna essere elastici, veloci, intelligenti. Io non ho più vergogna di nulla — e questa libertà, credimi, è il mio vero superpotere.

Il tuo stile è sempre curato, elegante ma anche molto provocante. Cosa ti ispira?

Mi ispira la mia rinascita. Per anni ho vissuto in un corpo che non sentivo mio. Ora lo sento, lo riconosco, lo abito. E lo voglio mostrare. Non è esibizionismo fine a sé stesso: è rivendicazione. L’eleganza per me è rispetto: per sé stessi e per chi ci guarda. Amo l’estetica precisa, sofisticata, e sì, anche provocatoria. Non sopporto la trascuratezza, il “tanto va bene così”. A me non va mai bene così.

Cosa diresti alle ragazze che vorrebbero entrare in questo settore ma hanno paura?

Che la paura è una trappola. Le ragazze spesso sono bloccate da famiglia, società, religione, giudizi. Io questo problema non ce l’ho: sono libera, e forse è per questo che riesco a buttarmi in ogni progetto senza esitazioni. La fotografia è crescita personale, è guadagno, è forza. Chi non ci prova si perde una realtà bellissima. E lo dico sempre alle giovani: se ci sono riuscita io, che ho iniziato tardi e con tutte le mie complessità, voi non avete davvero scuse.

E il futuro? A cosa aspiri nei prossimi anni?

Non so nemmeno se fra dieci anni ci sarò, quindi non faccio programmi troppo rigidi. Ma so cosa voglio: vivere del mio lavoro, del mio corpo che finalmente ho conquistato. Continuare a posare, a creare, a esprimermi. Fare la modella è il modo più potente che ho trovato per esistere davvero, senza compromessi. Voglio tranquillità, bellezza, dignità. Il resto… verrà quando dovrà venire.

Manuele Pereira

 

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CREDITS FOTOGRAFICI

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