La cultura messicana,prima di tutto:il modo stupefacente,unico di reinterpretare il ciclo vita morte come un unicum,un semplice momento di trasformazione. La stessa,identica camaleonticita’ che ha anche la protagonista Frida Kahlo,indimenticabile pittrice surrealista vissuta a cavallo di inizio e metà ‘900.Non è solo un’artista la Kahlo,è l’esternazione,reale e solida di una forza sovrumana,la quale supera le sofferenze fisiche (il terribile incidente appena diciottenne col tram) e sentimentali(i continui tradimenti del marito,famosissimo pittore Diego Rivera).
Protagonisti eccelsi
Andrea Ortis prima di tutto: regista ed interprete di Diego,si immedesima nella parte con le varie sfumature caratteriali,dalla supponenza alla dolcezza,dando una prova che può possedere soltanto un artista completo. Federica Butera poi fa il resto: una reincarnazione sul palco della pittrice,dagli abiti( favolosi) alla mimica,alla capacità di coin volgere per tre ore il pubblico con capacità catartica,surreale.Drusilla Foer domina il palco,nel ruolo di Catrina,la personificazione messicana della morte,con una presenza scenica fuori dal comune.
Uno spettacolo immersivo
Non c’è più distanza tra la poltrona e gli attori,ci si sente totalmente avvolti nei colori,nelle danze,nella musica.Siamo nel 1900,in quegli anni,la vita reale quello che c’è li fuori il teatro,non esiste.Una piece che supera e rispetta le aspettative auspicate,uno spettacolo dal quale si esce emozionati, con l’anima libera e leggera,come nell’autentico spirito del Messico,nazione che ha patrocinato col suo benestare la kermesse,e che ha visto alla premiere la direttrice del Museo Diego Rivera.
Dal 13 al 23 novembre,Teatro Brancaccio via Merulana Roma.
Sara Nicoletti

