Tacchi, reggicalze, paillettes, guêpières, boa di struzzo: la sempre fresca e scintillante trasgressione del “The Rocky Horror Show”

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Dall’11 al 16 novembre al Politeama Rossetti di Trieste è tornato in scena il musical “The Rocky Horror Show”, con protagonista stavolta la pop star internazionale Jason Donovan. Diretta da Christopher Luscombe, questa produzione è nella versione originale inglese. Lo spettacolo farà tappa anche a Bologna, Milano e Roma, con il tour italiano organizzato da Alveare Productions in collaborazione con Trafalgar Theatre Productions.

Considerato un classico di culto, “The Rocky Horror Show”, che ha celebrato i 50 anni nel 2023, è noto per affrontare il tema della trasgressione, della libertà e dell’espressione di sé, il tutto intriso di ironia e stupenda musica rock’n roll. Cinquant’anni fa, esattamente nell’agosto del 1975, venne adattato in un film di successo, divenuto popolarissimo ovunque, con due giovanissimi Tim Curry e Susan Sarandon. Il film, sebbene aspramente criticato, era destinato a diventare anch’esso un vero e proprio “cult movie”. Ci sono ancora teatri e cinema dove ogni fine settimana a mezzanotte viene proiettato.

Il cinquantenario sta riportando il RHPS nei teatri e nei cinema di tutto il mondo: a Milano probabilmente anche il cinema Mexico, che è stato a lungo la Rocky Horror House italiana, riprenderà le proiezioni notturne settimanali, proiezioni che ha interrotto solo nell’inverno scorso. Il divertente di assistere alla rappresentazione live o alla proiezione in sala è che generalmente il pubblico partecipa vestendosi a tema e interagisce durante lo spettacolo, rendendolo un’esperienza interattiva molto divertente. Dal 1990, lo show è tornato con successo più volte a Trieste.

Come dicevo, la peculiarità della nuova versione è l’interpretazione del Dr. Frank’N’Furter di Jason Donovan: arriva in Italia dopo una stagione da tutto esaurito a Sydney e nel West End, segnando il suo ritorno al succitato ruolo dopo oltre 25 anni. Donovan ha avuto una carriera musicale di successo, vendendo oltre 13 milioni di dischi in tutto il mondo. Si è detto entusiasta di riprendere questo che ritiene “il suo ruolo”, promettendo un’esperienza nuova e indimenticabile al pubblico di tutta Europa. Ha invitato tutti a unirsi a Bradley e Janet nell’esplorazione dell’inquietante castello del Master Frank’N’Furter (Un Frankenstein che va “oltre”!), luogo in cui i due fidanzati trascorreranno la notte che porterà il crollo e la liberazione da tutti i loro tabù.

Il pubblico che ha affollato il teatro triestino è arrivato tiepidamente, poche persone hanno osato mettersi qualcosa di confacente, come altrove accade molto spesso e in gran numero. Il merchandising proponeva scintillanti cappelli, boa di struzzo, cotillons, con tanto di istruzioni per l’uso, al fine di animare e interagire con la storia e il palcoscenico. Alcuni hanno acquistato qualcosa, ma ahimè lo hanno usato con timidezza e parsimonia, purtroppo. Anche le tipiche risposte ai cognomi (dopo il cognome Weiss di Janet e dopo aver nominato il dr.Who, ad esempio) sono state sparute e timide. Peccato, occasione persa per un momento di divertimento esilarante! Solo alla fine il pubblico in delirio ha ballato il “Time Warp”.

La scenografia era interessante: nella parte superiore della scena vi era uno spezzone di pellicola cinematografica che celava dietro i fotogrammi la band che ha suonato dal vivo molto bene; sulla scena i cartonati davano vita al quadro dell’auto, della chiesa e dell’esterno del castello, mentre l’interno dello stesso, con tappezzeria rosso cupo, mobili dalle forme gotiche e con pareti brulicanti di trofei di animali, inquietava più del solito.

Devo però confessare a cuore aperto che questa versione (sebbene attendessi con ansia l’interpretazione di Jason Donovan) non mi ha molto soddisfatta: Frank non era potente, accattivante, sensuale, sexy come di solito: era sempre molto, troppo decadente e sciatto, fin dall’inizio. La sua mitica entrata, di solito annunciata da un insistente e lungamente ripetitivo slap di basso, è stata breve, fugace e deludente (ricordo una versione che riproponeva l’arrivo in ascensore come nel film oppure un’altra in cui entrava dal foyer e percorreva tutto il corridoio centrale della platea per poi salire sul palcoscenico e tirarsi via con sensualità il mantello. Stupenda!). Anche Riff Raff e Columbia non avevano mai quella sottomissione, rispetto e reverenza nei confronti del “Master”, appellativo che non veniva sottolineato e ripetuto abbastanza spesso e incisivamente. Anche il “Come inside” di Riff Raff che invita Brad e Janet ad entrare nel misterioso maniero, non era sufficientemente evidenziato.

E’ mancata poi anche la citazione importante del film King Kong, con Frank che scappa sull’antenna della RKO e viene portato via esanime, in braccio, da Rocky, così come il gorilla porta via l’amata Ann Darrow.

Piccoli appunti di una fanatica spettatrice che si diverte a vestirsi da “Transilvana” e che partecipa attivamente all’azione cantando, ballando e partecipando attivamente allo svolgimento dell’azione in scena (vi risparmio la foto!!) e scherza con il personale di sala e gli avventori citando: “don’t dream it, be it!”.

Inoltre, in generale, ho visto che i vari registi hanno sempre di più, di versione in versione, calcato la mano sulle scene puramente di sesso, prolungandole forse un po’ troppo e in maniera volgare: a mio avviso proprio non serve. “The Rocky Horror Show” conserva intatto il suo iniziale messaggio trasgressivo, sexy, erotico, “Further”!

Alla fine, vedere lo spettacolo vale la pena. Il cast è composto da giovanissimi, bellissimi e bravissimi interpreti (ho gradito molto Brad/James Bisp, Rocky/Morgan Jackson, Eddie e Dr. Scott/Edward Bullingham) che cantano e ballano meravigliosamente in quei ruoli e in quell’ incubo erotico che va oltre ogni limite, una trasgressivissima follia, un peccaminoso e disinibito “omaggio” ai generi horror e fantascienza ed al rock’n roll. Un sensualissimo sogno ad occhi aperti, dove ballare il “Time Warp” o cantare mille volte “Hot Patootie” (nella versione cinematografica affidata a Meatloaf), oppure ”Sweet Transvestite” o “Science Fiction/Double Feature”.

Insomma, il musical è da godere in tutti i modi e in tutti i luoghi: a casa o al cinema, ma soprattutto in teatro dove, probabilmente, questo inimitabile e inimitato gioiellino continuerà ad essere programmato ed acclamato per almeno altri 25 anni! Non sognatelo, siatelo!

Da Trieste per ora è tutto.

Rosa Zammitto Schiller

 

THE ROCKY HORROR SHOW
uno spettacolo di Richard O’Brien
diretto da Christopher Luscombe
con la partecipazione straordinaria di JASON DONOVAN nel ruolo di FRANK‘N’FURTER
presentato da ALVEARE PRODUZIONI
in collaborazione con TRAFALGAR THEATRE PRODUCTIONS

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