Samanta, 38 anni, è una donna che vive molte vite in una sola: assistente project manager, mamma e, da due anni, modella sempre più richiesta. La fotografia è arrivata nella sua vita quasi per caso, trasformandosi presto in una vera forma di espressione artistica. In questo percorso, fatto di sfide, sperimentazioni e progetti originali, Samanta sta costruendo un’identità poliedrica e in continua evoluzione.
Come è iniziato il tuo percorso nella fotografia?
È iniziato tutto per caso. Avevo amici che stavano lavorando a un progetto fotografico sui Sette Peccati Capitali e servivano modelle. Mi hanno chiesto di partecipare e io ho rappresentato l’Avarizia. Da lì ho iniziato a collaborare con altri fotografi e, grazie all’esperienza e al portfolio che cresceva, sono arrivate proposte sempre più importanti.
Che cosa ti ha dato la fotografia dal punto di vista personale?
Mi ha permesso di esprimermi artisticamente, cosa che non avevo mai considerato prima. Non avevo mai guardato la fotografia con un occhio artistico, ma lavorandoci ho scoperto un lato di me che non conoscevo. È stata una sorpresa, soprattutto considerando il mio lavoro principale, molto diverso da questo mondo.
C’è un progetto che consideri particolarmente significativo?
Sicuramente il primo, quello in cui rappresentavo l’Avarizia. Era un’idea molto forte artisticamente e mi ha affascinata. Poi, qualche mese fa, ho fatto la mia prima esperienza boudoir: è stato un mettermi davvero in gioco, e sono orgogliosa del risultato.
Quanto conta per te l’espressione in uno shooting?
Moltissimo. Ho fatto una quindicina di shooting e ogni volta mi concentro molto su espressione e sguardo. Lo sguardo è la vera sfida: trovare quello giusto fa la differenza. Ci sto ancora lavorando, perché in fotografia un’espressione ben calibrata cambia completamente il contesto.
Quali ritieni siano i tuoi punti di forza?
Sicuramente serietà e professionalità, qualità che ho maturato nel mio percorso personale. Dal punto di vista artistico sto ancora scoprendo quali siano i miei veri punti forti, ma considero questo un valore aggiunto.
Dove possiamo vedere i tuoi lavori?
Li pubblico sui miei social. Per me è importante mostrare ciò che riesco a esprimere attraverso la fotografia. Sto lavorando per avere un portfolio ampio, che includa vari generi e metta in evidenza la mia versatilità.
Hai anche una lunga esperienza nel mondo del canto, giusto?
Sì, ho studiato canto per tre anni e ho cantato in un coro nazionale. Anche quello è un mondo in cui mi piace esprimermi. Nella vita quotidiana, però, sono una persona ordinaria: mamma, lavoratrice, e tutto il tempo libero che ho lo dedico alla fotografia.
Come concili la tua vita da mamma con quella da modella?
Separando i mondi. Ho una figlia grande che capirebbe molto bene quello che faccio. Ho sempre avuto la capacità di tenere distinti i vari ambiti della mia vita, e ciò che riguarda la fotografia resta sul set.
Quali sono i tuoi obiettivi futuri?
Vorrei professionalizzarmi il più possibile. Studiare, crescere, formarmi. Ho anche alcuni progetti fotografici: mi piacerebbe molto posare in abiti da sposa. Ho già un’idea alternativa per uno shooting con abito da sposa… in un luogo abbandonato, con un mood gotico, con pose che richiamino ad uno stato d’animo ben preciso e ben particolare. devo solo trovare l’occasione giusta. Mi piacerebbe posare per shooting in body-painting, trasformare il mio corpo in una tela. Ma mi piacerebbe anche avvicinarmi al mondo delle suicide girls: ecco, il mio desiderio di far strada in campo fotografico penso che emerga sempre…
Manuele Pereira

