Indaga il rapporto tra uomo e materia l’ultima creazione coreografica di Sara Lupoli e Marianna Moccia, intitolata “Wood” e prodotta da FUNA, che utilizza il legno come simbolo di materia/natura e lo lascia interagire col corpo della danzatrice Maria Anzivino.
Inserito nel cartellone della rassegna di danza contemporanea TrianonDanza, presso il Teatro Trianon di Napoli, il lavoro si presenta come un’installazione performativa con tre tavole di legno di acero curve, di quelle usate per gli esercizi di wellness, con cui la danzatrice è in stretta connessione come se fossero un’estensione del proprio corpo. Il legno è un pretesto per indagare il rapporto tra uomo e materia e, ampliando il concetto, tra uomo e natura. Il sipario si apre sulle tavole di legno al centro della scena, da cui emergono due braccia che si muovono fluide, danzano, si esprimono come entità distinte, ma derivate dalla materia e ad essa attaccate. Poi esce la testa, in seguito i piedi e le gambe; pezzi separati dello stesso corpo che sembra essere partorito dal legno e cercare una sua emancipazione dalla materia allontanandosene a poco a poco fino a staccarsene completamente, cercando poi di dominarla. L’abilissima Maria Anzivino si muove sinuosa tra le tavole per tutta la durata della performance non perdendo mai il contatto, comunicando con esse, instaurando un dialogo serrato in cui appare evidente dal primo momento la contrapposizione tra la rigidità della materia, la sua immobilità imperscrutabile, e la flessibilità plastica del corpo umano che cerca di adattarvisi circondandola, insinuandosi tra le sue pieghe, uniformandosi ad essa. Legame ancestrale, a tratti simbiotico ma spesso conflittuale, che vede una continua alternanza tra dominato e dominante, in un gioco di ruoli in cui la natura prevarica sull’uomo, che a sua volta cerca di prendere il sopravvento e a tratti ci riesce. Il sottofondo sonoro di Julia Primicile Carafa, fortemente evocativo, rimanda a suoni e rumori primordiali legati al legno nelle sue varie applicazioni. La materia, statica, colpisce l’udito; il corpo, silente ma in movimento, cattura la vista.
Lavoro concettuale molto interessante quello di “Wood”, performance intensa ma in formato ridotto per renderla più fruibile, che esprime una delle tante metafore esistenziali frutto della ricerca di Sara Lupoli. La coreografa, dedicatasi al contemporaneo dopo una solida formazione come danzatrice classica, ha trovato nella coreografia il suo “habitat” ideale. “Durante la mia esperienza nella compagnia Le Ballet d’Europe a Marsiglia” – afferma – “ho avuto modo di partecipare ai laboratori coreografici “Carte Blanche”, con cui il direttore Jean Charles Gil dava la possibilità ai ballerini di sperimentare la coreografia e mettere in scena le loro creazioni. Da allora mi si è aperto un nuovo orizzonte, è stata un’esperienza talmente gratificante che dopo un po’ ho deciso di smettere di danzare per dedicarmi completamente alla coreografia. Ho scoperto la magia della creazione che parla al pubblico, la possibilità di comunicare attraverso il linguaggio universale del corpo esprimendo un caleidoscopio di emozioni e di contenuti.” Avendo trovato nel contemporaneo la forma che meglio la rappresenta, dopo tanti anni di lavoro nella coreografia, ha continuato con costanza e tenacia il suo percorso aggiungendo un’ulteriore missione: trasmettere attraverso la formazione. Senza aver mai abbandonato la creazione di performances, che spesso porta fuori dai teatri e in luoghi non convenzionali, oggi Sara promuove progetti di diffusione della danza nelle istituzioni scolastiche e universitarie, credendo fermamente nel valore della psicomotricità come fonte di benessere e nell’importanza di un buon rapporto di ognuno di noi col proprio corpo per relazionarsi meglio con gli altri.
Serena Cirillo

