Riccardo Inge torna sulle scene con il suo nuovo singolo Distruggere Tutto, un brano che parla di tensione interiore, rinascita e consapevolezza. Abbiamo parlato con lui di come la vita personale e il percorso musicale si siano intrecciati nella scrittura del pezzo, di come le emozioni abbiano guidato le scelte sonore e di come, attraverso la musica, abbia trovato il modo di trasformare momenti difficili in energia creativa. Dal suo approccio alla produzione alla forza viscerale del testo, Riccardo ci racconta come questo singolo rappresenti non solo un episodio, ma l’inizio di un nuovo capitolo del suo percorso artistico.
Nel ritornello di “Distruggere Tutto” c’è quel contrasto tra la voglia di azzerare tutto e il timore di farlo davvero. In quale momento della tua vita hai capito che quella tensione meritava di diventare una canzone?
Nel momento in cui ero davvero vicino a distruggere tutto — me stesso, prima di tutto. Stavo perdendo ogni singola parte di me, e con essa i legami, le sicurezze, le piccole cose che mi rendevano felice.
Il punto non è perdere oggetti o persone, ma arrivare a perdere la voglia di costruire, di dare un senso alle giornate. Lì ho capito che dovevo fermarmi e ripartire da zero, facendo pace con le mie contraddizioni e accettando anche le parti più difficili di me.
Quando ho scritto il brano è stato un atto viscerale, quasi fisico. “Vomitarlo” in musica è stato l’unico modo per liberarmene davvero.
La produzione alterna spazi molto pieni a momenti quasi sospesi, come se il brano respirasse insieme al testo. Come hai lavorato con il tuo team per far coincidere dinamiche sonore ed emotive?
È un uptempo dal ritmo incalzante, che scorre come un fiume in piena in cerca del mare. Con il team abbiamo costruito una tavolozza sonora coerente con quella sensazione: fresca, fredda, ma allo stesso tempo avvolgente.
Le sospensioni e i momenti di silenzio servono proprio a creare il respiro del pezzo — quell’attimo sospeso prima dell’esplosione finale. È la rappresentazione sonora del conflitto tra trattenere e lasciarsi andare.
In diversi passaggi sembra che tu parli più a te stesso che a qualcun altro. C’è una frase del pezzo che senti come un promemoria personale, più che come un messaggio al pubblico?
“Oggi scelgo di sorridere” è il mio promemoria quotidiano.
All’inizio suona quasi in contrasto con il titolo, ma in realtà ne è il cuore: è la scelta di ricominciare, di tornare a vivere le cose belle senza farsi schiacciare dal peso di quelle brutte. È un invito prima di tutto a me stesso a non dimenticare la leggerezza.
In “Distruggere Tutto” non c’è una catarsi totale: rimane una specie di irrisolto, di tensione aperta. È una scelta narrativa o è proprio così che vivi oggi il concetto di “ricominciare”?
È così che lo vivo. Non credo nelle soluzioni definitive: la vita è un movimento continuo, un viaggio che non punta a una meta precisa.
Ricominciare non vuol dire cancellare, ma imparare a convivere con ciò che è stato. Lasciare andare — o almeno provarci — senza più paura del passato.
È questo che trasforma il dolore in esperienza e ti permette di vivere il presente con fiducia.
Il singolo sembra un capitolo di un percorso più grande. Questo bisogno di “distruggere per ricostruire” sarà un tema centrale anche nelle prossime uscite, o è un episodio isolato della tua scrittura?
È l’inizio di un nuovo capitolo più che un episodio isolato. Ho già diversi brani pronti che nascono da quella stessa urgenza di rimettersi in discussione, di ricostruirsi pezzo dopo pezzo.
“Distruggere Tutto” è solo la prima tappa di un percorso di consapevolezza che continuerò a raccontare nei prossimi mesi.
Luca Vettoretti

