Si sa come il cinema italiano, fino agli anni ’70, sia stato un po’ “ invidiato “ e, comunque, molto apprezzato anche fuori dai confini. Chi non ha apprezzato i film con Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Vittorio Gassman ed è proprio un film con quest’ ultimo di cui oggi leggerete.
Dino Risi, un regista che non ha bisogno di presentazioni, nel 1962 realizza “ Il sorpasso “, che vede per protagonisti, appunto, Vittorio Gassman, Jean Louis Trintignant, una giovanissima Catherine Spaak, all’ epoca spensierata diciassettenne, e Claudio Gora.
In una calda e deserta Roma, siamo a Ferragosto, uno studente universitario in giurisprudenza, Roberto Mariani, Trintignant, chiuso in casa a studiare, riceve la visita inaspettata di Bruno Cortona, Gassman, uno spensierato trentaseienne, in cerca di un pacchetto di sigarette. Bruno è un personaggio molto esuberante ed invita Roberto a salire sulla sua Lancia Aurelia. Roberto, al contrario di Bruno, è un ragazzo molto timido che fatica ad aprirsi ed a fare amicizia: un episodio abbastanza emblematico è quando resta chiuso nel bagno di un ristorante e si vergogna ad alzare la voce per chiedere aiuto. I due trascorreranno circa un giorno e mezzo assieme, periodo in cui Roberto si aprirà con Bruno, confessandogli di essere innamorato di una ragazza. In questo breve lasso di tempo, Bruno cercherà e troverà alloggio dalla ex moglie e dove si trova anche la giovanissima figlia Lilly, “ fidanzata “ con Danilo Borelli, Claudio Gora l’ attore, industriale che avrebbe potuto essere il nonno della ragazza, ma del quale lei è innamorata in quanto le dà sicurezza; Bruno non approva, come non approva che ella fumi, ma non essendoci mai stato, non può riprendere a fare il padre. Roberto, più una volta, sarebbe tentato di lasciare Bruno, ma in lui vede quella gioia di vivere, quell’ allegria, quella voglia di evadere, quel coraggio che a lui, pobabilmente, sono sempre mancati. Bruno potrebbe sembrare un “ intrallazzatore “, un farfallone, uno a cui piace vivere alla giornata e di espedienti ma, in realtà, è una persona buona d’ animo che, forse, ha sbagliato, all’ epoca, a farsi una famiglia, ma di questo non si può fargliene una colpa. Bruno, in una giornata al mare, tenta di fare il farfallone con una mora, senza rendersi conto che questa altri non è che la figlia che aveva indossato una parrucca; tenta di riavvicinarsi ad essa dicendole che avrebbero potuto passare un po’ di tempo assieme, ma poi si rende conto che non può essere in grado di fare il papà, allora lei le dice, prima di tuffarsi nelle limpide acque tirreniche, “ papà, non cambiare “.
Bruno e Roberto risalgono in macchina per riportare il ragazzo a casa, Roberto ringrazia Bruno per il bellissimo periodo trascorso assieme, urla di felicità. La Lancia Aurelia B24 corre, corre, corre ed ancora corre, Roberto inizia a preoccuparsi e tocca un santino, ma il tragico destino per lui è scritto in quanto un sorpasso azzardato gli procurerà la morte, con Bruno che si salva gettandosi in tempo, mentre Roberto precipita con la Lancia giù per una scarpata.
E così finisce quella che si può, tranquillamente, definire una tragica commedia con Bruno che, sentendosi domandare da un agente il cognome di Roberto, non sa dare una risposta in quanto si erano conosciuti solo poche ore addietro.
Qual è la genialata di questo film? Il finale. Alzi la mano chi, dopo aver visto il film fino all’ ultima curva, si sarebbe aspettato un finale del genere, ma anche questo è il bello ed il brutto del cinema.
Stefano Bertini

