Intervista a Simone Di Matteo: autore della favola moderna Gli occhi e la rosa

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Simone Di Matteo è una delle voci più riconoscibili, e meno manipolabili, del panorama culturale italiano. Autore, narratore, provocatore poliedrico, e direttore responsabile della rivista www.lopinione.com negli anni ha costruito una carriera letteraria solida e feroce, alimentata da una scrittura sperimentale, autentica e spesso scomoda. Le sue opere hanno conquistato pubblico e critica, valendogli diversi premi nazionali ed europei. Parallelamente, la sua presenza televisiva ne ha amplificato il carisma e l’impatto: dai reality ai programmi d’opinione, fino a L’Irriverente, il personaggio da lui ideato con cui ogni settimana smaschera vizi, contraddizioni e ipocrisie della contemporaneità. Una figura tagliente, ironica e volutamente fuori dagli schemi, che ha contribuito a renderlo un volto noto e divisivo, sempre pronto a osservare e raccontare la società con uno sguardo affilato, sensibile e privo di filtri. Oggi Simone Di Matteo torna in libreria con Gli occhi e la rosa, una favola moderna che mescola lirismo e introspezione a una poetica visiva intensa, capace di trasformare emozioni, fragilità e ferite in immagini luccicanti. Gli scatti sono stati realizzati dal fotografo Gennaro Piscopo.

Ciao Simone e benvenuto tra le pagine del Corriere dello Spettacolo. È passato tanto tempo dalla tua ultima fatica letteraria, come mai?
Sì, me lo sono chiesto anch’io. È passato del tempo, è vero. Ma credo profondamente che non tutte le storie che viviamo o che immaginiamo abbiano davvero il diritto di essere raccontate.
Per me la scrittura, così come la critica, non sono un gioco: quando ci si presenta davanti a un pubblico, qualunque esso sia, bisogna ricordare la grande responsabilità che questo comporta.
Gli occhi e la rosa rappresenta la mia rinascita poetica. È l’opera che mi riconsegna a una dimensione nella quale mi riconosco più di ogni altra.

Molti ti vedono come “L’Irriverente”. Ma tu, oggi, ti senti più un dissacratore o un custode della verità?
Credo di essere entrambe le cose. “L’Irriverente” non è un’etichetta che ho scelto, ma un modo di essere che mi appartiene: è quella parte di me che scalfisce le convenzioni, che non dà mai troppo peso a ciò che non lo merita davvero e che dice ciò che pensa anche a costo di risultare impopolare. Allo stesso tempo, però, so fermarmi e guardare oltre la superficie delle cose, coglierne il senso profondo, ciò che spesso sfugge. E in mezzo a tutto questo resta una sola certezza che non tradisco mai: la verità. Posso essere tagliente o poetico, provocatore o riflessivo, ma cerco sempre, prima di tutto, di essere veritiero.

La televisione amplifica, la letteratura approfondisce. Dove nasce davvero Simone Di Matteo?
Nasco sulla pagina bianca, muoio un po’ in televisione e rinasco ogni volta che capisco di poter essere entrambe le cose. La pagina mi dà la libertà assoluta: è il luogo in cui posso scavare, deviare, contraddirmi, perdermi e ritrovarmi senza dover rendere conto a nessuno. La televisione, invece, è una sfida continua. È un’arena che ti espone, ti costringe a misurarti con l’immediatezza, con l’impatto, con la percezione altrui. Ti mette davanti a uno specchio che non sempre riflette ciò che sei, ma ciò che gli altri vogliono vedere. Eppure è proprio in questo contrasto che nasco davvero: nello spazio sospeso tra libertà e rischio, tra profondità e spettacolo, tra ciò che scrivo e ciò che mostro. Perché solo accettando queste due anime posso permettermi di essere, fino in fondo, me stesso.

Foto Gennaro Piscopo

Gli occhi e la rosa è una favola moderna, ma non ha nulla dell’ingenuità delle favole. Ce la racconti?
Una favola moderna priva di qualsiasi ingenuità, che attraversa la realtà per sfociare in una dimensione più simbolica, quasi sospesa. Non cerca di rassicurare, non vuole addolcire ciò che è amaro. Raccontare la bellezza che resta, nonostante tutto. Gli occhi sono il nostro modo di vedere la vita, la rosa è ciò che scegliamo di custodire anche quando fa male. È un viaggio interiore: un invito a riconoscere che a volte la verità somiglia più a una poesia che a un lieto fine.

Guardando alla tua carriera, ai premi ricevuti e al percorso televisivo, qual è la critica che ti ha fatto più male e quella che segretamente ti ha fatto più piacere?
In realtà temo una sola cosa: il mio stesso giudizio. Le critiche feroci non mi feriscono, ho capito da tempo che spesso dicono più di chi le pronuncia che non di me. Alla fine, per me, la vera vittoria è restare fedele a ciò che sono, anche quando questo significa non piacere a tutti.

Domenico Giampetruzzi

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