Oggi è una giornata importante nell’immaginario collettivo che ci ricorda la sofferenza delle donne procurata per mano dell’uomo. Nella visione archetipica James Hillman ci ricorda che non è la donna ad essere ferita, ma l’anima collettiva. La donna violata infatti rappresenta: – il femminile reso muto nella nostra cultura – la sensibilità schiacciata – l’anima ridotta al silenzio – il principio della relazione spezzato Se vogliamo davvero fare un salto evolutivo è necessario rompere il muro che ci separa dalla verità, ancora per molti scomoda, quella di riconoscere che ogni esperienza, ogni evento, ogni situazione che ci troviamo a vivere è immagine. Queste sembrano parole lontane dal nostro linguaggio comune, ma in realtà sono la verità scomoda che ogni essere umano ha il compito di riconoscere per uscire dallo stato di vittima e sentire che è già libero. Nella visione immaginale Hillman ci ricorda che la violenza non è un fatto solo personale, psicologico o sociologico: è un evento psichico e archetipico, qualcosa che appartiene al mondo delle immagini dell’anima. La violenza contro la donna diventa quindi leggibile non solo come atto umano, ma come manifestazione di un archetipo collettivo che abita la psiche. A questo punto possiamo scegliere o di guardare questa giornata solo da un punto di vista oggettivo, condannandola e portando in essere una guerra verso il carnefice, oppure possiamo scegliere di ampliare lo sguardo e osservarla da un punto di vista simbolico, vedendo che quel simbolo di violenza è lì per farci fare un viaggio. Hillman afferma che la violenza maschile nasce dall’ombra degli dei maschili, non riconosciuta e non integrata. Ares rappresenta l’impulsività e l’aggressione cieca. Poseidone porta in essere il travolgimento emotivo, la furia incontenibile. Zeus è l’immagine del potere come dominio, appropriazione, violazione. Quando una cultura non educa il maschile a riconoscere e simbolizzare questi archetipi interiori, essi emergono nel modo più concreto e devastante: la violenza contro le donne. Il femminile violato è una figura archetipica potentissima: – Persefone rapita rappresenta il femminile come territorio invaso. – – Medusa decapitata è l’immagine del femminile demonizzato. – Cassandra non creduta è il femminile ignorato e zittito. Queste immagini non descrivono solo miti, ma pattern interiori, storie che si ripetono nella psiche e nelle relazioni. Da ciò può scaturire la consapevolezza che, a livello simbolico, possiamo andare oltre l’idea di vittima e carnefice per comprendere che ci troviamo di fronte a due esperienze vive e dolorose, entrambe necessarie per la nostra Anima. Con questo non vogliamo dire che di fronte a un’immagine di violenza non dobbiamo prendere provvedimenti per metterci al sicuro; tuttavia questo non è sufficiente, non può finire lì il viaggio. Dopo essersi messi al sicuro è importante osservare profondamente quell’immagine di violenza e, stando a una distanza di protezione, riconoscere che quell’immagine è lì per noi e che il dolore che ne deriva, se accolto, è il sentiero per la nostra libertà. Anche se la nostra società, che sacrifica il femminile, fa fatica a riconoscerlo, dobbiamo ricordarci che in questa vita il dolore è inevitabile. Il Buddha, nelle Quattro Nobili Verità, ci ricorda che la vita è dolore, il dolore ha una causa, la causa è conoscibile, e la via per la libertà è nella meditazione. Gesù ci insegna che la croce è un passaggio per la libertà: “Se qualcuno vuol venire dietro di me, prenda la sua croce” (Mt 16,24). Per superare il dolore, come ci ricordano i maestri, siamo chiamati a lasciar andare il giudizio che abbiamo rispetto all’immagine del dolore. Sappiamo perfettamente che ancora il mondo si muove secondo mappe che separano la gioia dal dolore, il cattivo dal buono; tuttavia queste mappe non ci permettono di uscire dal problema, anzi lo alimentano sempre di più creando una voragine tra le parti. Dunque la libertà dalla violenza passa attraverso la volontà di guardare più in profondità, per vedere che ogni immagine impressionante è un simbolo che ci chiede di guardarci dentro, per riconoscere sia la ferita dell’uomo che quella della donna e cicatrizzarle con gli occhi della consapevolezza senza avere più bisogno di agirle. Come ci ricorda Hillman “Non possiamo guarire la violenza moralizzando i comportamenti; possiamo solo restituire immagini, ridare dignità ai miti, far parlare l’ombra.” — Hillman.
Fiorinda Pedone e Stefania Piccini

