Inconfondibile, partecipe con estremo pudore e distillata raffinatezza, Federica Fracassi si cimenta con un testo di uno scrittore riservato come Goffredo Parise. Si tratta di Sillabari due tempi liberamente tratti dal capolavoro dello scrittore e giornalista vicentino, scritto a metà degli anni ’50 e pubblicato in due tempi nel 1971 e 1982: una galleria delle più varie situazioni sentimentali che contraddistinguono l’esistenza umana. Nella veste di racconto breve, o meglio, di poesia in prosa, Sillabari rielabora personaggi e situazioni articolati tra gli anni Quaranta e Sessanta, cui fanno eco le canzonette con testi modestissimi, ma perfettamente in sintonia con la realtà storica che fa da sfondo. Parise abbozza personaggi, luoghi e situazioni che potrebbero essere ovunque: un tipo indefinito ma universale, pur nella dettagliata descrizione. Tutte le età e condizioni umane sono rappresentate nello scorrere delle pagine dei Sillabari, ma quelle su cui Parise si sofferma a tratti, quasi ossessivamente, sono due figure in particolare – ogni volta contrapposte – di un bambino e di un uomo adulto. I racconti procedono poi lungo l’arco dell’alfabeto sentimentale: da Amore a Solitudine, attraverso il quale l’autore, riscoprendo il valore semplice delle emozioni, racconta l’Italia in continuo cambiamento del dopoguerra. Evocazione di un mondo perduto, eppur ancora ben presente, a saperlo riconoscere in questa Italia trasformista. E dopo Amore, Allegria, Anima, Bambino, Carezza, fino alla S di Solitudine, dove Parise si ferma. «Dodici anni fa giurai a me stesso, preso dalla mano della poesia, di scrivere tanti racconti sui sentimenti umani, così labili, partendo dalla A e arrivando alla Z. Sono poesie in prosa. Ma alla lettera S, nonostante i programmi, la poesia mi ha abbandonato. E a questa lettera ho dovuto fermarmi. La poesia va e viene, vive e muore quando vuole lei, non quando vogliamo noi e non ha discendenti. Mi dispiace ma è così. Un poco come la vita, soprattutto come l’amore». Così scrive Goffredo Parise nel 1982. Federica Fracassi mescolando letteratura e cronaca popolare in coinvolgente unione, si immerge in questo testo che vivifica con vibrante partecipazione, esaltando il substrato struggente e a volte un po’ surreale, il lato onirico della scrittura di Parise. Artista poliedrica di contagiosa energia trasformista, trasposta in scena sei “fotografie”, sei istantanee dello scrittore vicentino, dal vago color seppia e un po’ retrò, ma illuminate dal “flash al magnesio”, lampo fotografico d’ intensa luce interpretativa che riporta in vita, per un prezioso attimo prima di riscomparire nel buio della memoria, volti costumi e cose, facendosi maschera vivente. Sola in scena, l’attrice si aggira in un’ambientazione spoglia di leggii che sono l’immaginifica ambientazione da cui suscitare le storie, in un caleidoscopio di sentimenti che Parise vuole condividere. Regista di sé stessa, Federica Fracassi sceglie a presentazione dello spettacolo A come Amore svolgendo, in punta di voce, il travolgente affetto che conturba due anime che non si conoscono, a rendere il vissuto che le sfibra e consuma. A come Altri, trasmette l’indolenza estiva della spiaggia del Lido di Venezia: in primo piano lo spaccato umano di diverse classi sociali. In Anima si lancia nell’impareggiabile solidarietà per Bobi e canina compagnia, in divertita condivisione di sentimenti e sensazioni simil-umane, fino al reale strazio per la morte finale. M come Malinconia, la resa più struggente della serata in cui l’artista traduce in partecipate vibrazioni l’indefinibile e indescrivibile sentimento, cui la stessa piccola protagonista non sa dare un nome. E si percepiscono gli odori delle specie descritte, nella meticolosa narrazione. Segue Povertà, a vestire la caparbietà di Paloma, ragazza di campagna, alle prese con il ricco borsellino, ma anche della sua sensualità e solitudine. Sonno in cui la penna stilografica assurge a motivazione di vita, in cui l’attrice letteralmente si trasfigura. Un piacere vederla in scena, danzare saltellando da un leggio all’altro, nelle poliedriche trasformazioni, e lasciarsi trasportare nel flusso della leggerezza del suo partecipe narrare. Sillabari è una produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, inserito in Teatro Fuori Porta, un progetto del Piccolo Teatro di Milano pensato con l’obiettivo di promuovere nel territorio lombardo l’avvicinamento al teatro. In questa edizione tocca, con 60 appuntamenti, 23 comuni lombardi, inserendosi in spazi anche non convenzionalmente deputati alla scena. Al Teatro San Giuseppe di Brugherio.
gF. Previtali Rosti

