In “Adesso è arrivato il momento” sembra che tu metta in musica quell’attimo preciso in cui smettere di rimandare diventa inevitabile. Qual è stato, per te, quel momento che ha dato origine alla canzone?
Esattamente, la canzone parla di prendere coscienza, di dare il giusto peso alle cose, di rendersi conto di quello che davvero ha valore nel nostro cammino. È nata in un periodo particolare dove la perdita di una persona cara ti dà la possibilità di rivedere un po’ quello che hai attorno con luce diversa.
Il pezzo ha una delicatezza solo apparente: sotto c’è una tensione costante, quasi un movimento interno. Come hai lavorato sugli arrangiamenti per rendere questa urgenza senza trasformarla in ansia?
Gli arrangiamenti sono stati curati da Osvaldo Di Dio che con grande maestria riesce sempre a vestire le parole con il giusto equilibrio. Le chitarre sono sempre una linea guida che trasforma e sottolinea l’andamento del testo creando l’atmosfera giusta.
Nel testo usi immagini quotidiane ma molto evocative. C’è una scena reale, un dettaglio vissuto, che è finito direttamente nel brano?
Non uno in particolare, ma una somma di tanti. La quotidianità è il nostro vivere vero, e nelle mie canzoni sono solito raccontare storie che potrebbero essere vissute per davvero.
Il ritornello non esplode, ma si apre come una consapevolezza che arriva piano. È una scelta estetica o rispecchia proprio il modo in cui affronti i cambiamenti nella tua vita?
Sì, la canzone non aveva bisogno di urlare, ma di continuare a raccontare con delicatezza la sua storia. Io sono così anche nella vita, preferisco sussurrare.
Nel singolo emerge un equilibrio tra introspezione e concretezza. Quanto di quello che canti è già realtà e quanto, invece, è ancora un desiderio o un proposito?
Molto ancora è un proposito, perché poi cantarle le cose è molto più facile che farle. Però le canzoni possono essere un buon promemoria.
Luca Vettoretti

