Generalmente uno schema vincente non si cambia , ma si lima e perfeziona nei punti più deboli, come ha pensato bene l’attore e regista capitolino abio Gravina che ha riproposto il concetto principale dello scorso anno come tematica argomentativa della sua programmazione.Laenisettesimatagione prevede quattro spettacoliin cartellone,abbonati illavoro “Coppie” che tanto successo ha riscosso.Ilprimo testo presentato ai suoispettatori s’intitola “Ma c’è papà” ed è statoscritto nel primo quarto del secolscorso da Peppino e Titina De Filippo, che insieme alsenatorea vita Hnoriscausa”erano figli dell’attoreScapetta,presero il nome della madre alregistro agrafico.La prima rantazione andfò in scena teatroPoliteamail17dieci1935:Edoardo nei panni di Federico, Peppinoinquelli di Stefaninoe Titinanelle vesti della sposa Giovannina.L’analisi erasui vaori etici e morali della famiglia di derivazionedalmatrimonio dei figli,che avevano principi cheuravano sempre ed eranosarzioni edivorzi, mntreoggi il primo nucleo cellulare della sotà è più superficiale nellasua tenutaentimentale e sono sufficienti particolari screzi e l’arrognte sospettosa gelosiachefa criminali mifatti in quanto questi per lo più avvengono tra expartner che non accettanorifiuti,nèvogliionoche siaaltro finitorapporto vsuto e credono las dfonnas un oggetto personazlde dfi cui disporre a piacimento.Proprio nella giornata dedicata a condannare la violenza contro le donne, tanto che sono aumentate le condanne all’ergastolo, le scarpe e panchine rosse messe nei parchi e giardini per ricordare il sacrificio di molte vittime innocenti con il riecheggiare del grido “Non una di meno”,che purtroppo finora è stato inutile. Nel testo Stefanino è un ragioniere preciso, meticoloso, nel suo integerrimo lavoro deciso a farsi rispettare dal suocero confusionario, caotico e dispersivo, autoritario e che perde tempo a giocare as carte con gli amici. In più gli rompe il calamaio ,egli esasperato se ne va di casa e si colloca come alloggio in una modesta pensione in cui la locataria è aspra, zitella e dispotica perché rimprovera Stefanino che si comporta da schizofrenico e rompe la tazzina del caffé e dà vita ad atti irascibili e schizofrenici come quando si spoglia nudo,per cui la padrona della locanda alza la voce impetuosamente e vienedefinita “bombardiera”.N on vuole tornare a casa, nonostante Federico vada a cercare di riportare a casa il genero,ma serve un amico disinteressato a farlo riflettere sulle sue responsabilità ,sull’amore per la giovane moglie ed il figlio, Vincenzo è la voce della buona coscienza finalmente Stefanino medita di tornare sui suoi passi e trova sempre il tavolo del suocero con la coppia di conoscenti con cui gioca a carte. Insomma il lavoro sembra una circonferenza che si chiude allo stesso modo come si era aperto, mentre la coppia si ricongiunge e Federico scarta e depone sul tavolo un calamaio di crstallo perfasi perdonareal generoa compgnia è composta da otto personaggi che dimostrano un sinergicoe vivaceaffiatamentodi toni, ritmi e amiccantipressioni faccialiVisonota pure tipi d’altri tempicon scene istrioniche di fine stile e dizione. Lo spettacolo resterà al Quirino fino all’11 gennaio del prossimo anno
Giancarlo Lungarini

