Federico Tiezzi e Sandro Lombardi tornano a riproporre, dopo le indimenticabili recite del 1994 con Edipus di Giovanni Testori. Trent’anni sono trascorsi e, nel breve preambolo iniziale, la voce di Sandro Lombardi, si chiede, ci chiede, se abbia un senso riprendere uno spettacolo nato in una temperie ben diversa da quella attuale… Il mondo si è incupito, eppure mai come ora appare come questo testo sia diventato lo specchio dei tempi, che ha permesso di scavare con la sua lacerante penetrazione a far nuovamente sorgere gioia e paure, come guardando quelle stelle che vediamo brillare in lontananza, forse già morte, a suscitare la parola, la parola che guarisce. Occasione per riaprire con coraggio l’approccio alla drammaturgia testoriana. Uno spettacolo di grande forza emotiva che incatena lo spettatore, anche suo malgrado, obbligandoci a un inevitabile confronto nei riguardi di ogni simbolico padre. Scritto da Giovanni Testori e pubblicato nel 1977 per il carisma di Franco Parenti, è il testo che chiude la trilogia iniziata dal drammaturgo di Novate con L’Ambleto e proseguita con Macbetto. Edipus non è un rifacimento moderno della tragedia di Sofocle in cui si opera la dissacrazione del personaggio della tragedia classica, quanto un modo di riesplorare, con drammatica parola, un confronto per un modello assoluto di teatro. Il testo si ammanta di una quella contemporaneità lombarda e popolare che lo scrittore ha sempre avuto di mira. La parlata usata è sferzante, intrisa di violenza e sangue e tutto l’armamentario di liquidi biologici, elevata da una carica di dirompente, massacrante disperazione. La scrittura, in una lingua dirompente e “fantastica” ingloba, storpia, deforma, massacra e coagula termini dalle assonanze latine e dialettali lombarde, francesi e spagnole fondendoli in un arcaico linguaggio potente quanto personale. La storia è quella di un capocomico abbandonato da tutta la primitiva compagnia: il primo attore si è convertito al cabaret (non alla tragedia classica!) e fa il travestito, mentre la prima attrice ha preferito abbandonare la nobile arte recitativa per convolare a nozze con un mobiliere: di Meda! Il massimo del disprezzo, per l’autore. Così l’ultimo resto della degli Scarrozzanti, una compagnia di guitti, ridà vita ogni sera, a tutti i ruoli, da Laio a Giocasta, da Dioniso a Edipo, confondendo nel corso della rappresentazione i piani del racconto, con la sua disastrata e grottesca vicenda biografica. Il risentimento allora di Edipo si sovrappone a quello del capocomico nei confronti del primo attore, mentre l’odio & amore per Giocasta altro non sono se non il riverbero dei sentimenti per quella che è stata prima attrice della compagnia, nonché compagna di vita. Sandro Lombardi trasmette, dietro una maschera di composta e dolente acquiescenza, la devastante solitudine e l’abbandono di un uomo resa con fabulatoria reinvenzione di tavolozza di sfaccettati colori, il grottesco mondo e disperato, in cui il testo mescola tragedia classica a elementi e frasario presi dalla liturgia e dal sacro, a sfiorare senza tema irriverenza e blasfemia. Edipus trova nell’attore toscano l’interprete ideale per ridare vita a questo drammatico testo con la forza della sua dizione, con una voce che nel tempo si è fatta più asciugata, rastremata e tesa in un coinvolgimento e un’aderenza come nessuno. Le pause ricche di significato, le sospensioni cariche di tensione alla presentazione della veste di Giocasta, un misto di rimpianto e rabbia, di acredine e nostalgia. Intensità che subito si travasa nel personaggio della regina. Alla sublime e partecipata resa dall’attore, si è unita la grande commozione finale nell’ascoltare la voce di Ornella Vanoni, in milanese in uno dei suoi cavalli di battaglia e. Immutata nel tempo la forza dirompente della regia di Federico Tiezzi: In scena la tragedia aulica convive con l’avanspettacolo, il melodramma con il varietà, il mito con il quotidiano. Uno spettacolo con scene di Pier Paolo Bisleri, costumi Giovanna Buzzi, luci Gianni Pollini. Una produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi in collaborazione con Fondazione Teatri di Pistoia e Associazione Giovanni Testori con il sostegno del Comune di Firenze, Regione Toscana e MiC. Al termine ovazioni interminabili per Sandro Lombardi.
Al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano, fino al 30 novembre
gF. Previtali Rosti
