Lettera / ricordo di Bernardo Bertolucci nel giorno della sua scomparsa

Data:

Questa mattina ho ascoltato la notizia che il più grande e importante regista del ‘900, Bernardo Bertolucci ci ha lasciati, giovanissimo a soli 77 anni. Sono rimasta scioccata: proprio giorni fa avevo deciso di chiamarlo per organizzare una retrospettiva nel mio teatro a Montalto di Castro dei suoi film e del mio che ho realizzato con lui.  Sono rimasta male perché in questi giorni ho avuto dei problemi e continuavo a rinviare la telefonata a Bernardo, sono tornata indietro con la mia memoria, e mi sono ricordata quando gli telefonai la prima volta per realizzare il nostro film.

Erano più o meno gli anni 2000 quando iniziai a contattare Bernardo Bertolucci per poter fare un film sulla sua vita. Mi ricordo che tutti mi sconsigliarono di farlo perché dopo lo scandalo di Ultimo Tango a Parigi  dicevano che in Italia ormai aveva perso la sua reputazione. Se avessi lavorato con lui l’avrei persa anche io.
Questa era la situazione dell’epoca, anche in RAI la pensavano in questo modo, infatti mi dissero che se avessi fatto un film sulla sua vita loro non lo avrebbero mai trasmesso. Io di solito quando sento che ci sono nell’aria delle difficoltà ingiuste, mi ribello e faccio il contrario di quello che mi consigliano.
Siccome nessuno credeva in questo progetto, decisi di farlo per conto mio e lo produssi da sola a mie spese.
Chiamai Bernardo, e gli spiegai le mie intenzioni, lui mi disse di andare a casa sua in Via della Lungara per parlare del progetto e di portargli altre biografie di altri artisti che avevo già terminato. Mi disse anche, voglio vedere come tratti gli artisti nei tuoi lavori. Ricordo che presi tre o quattro film che avevo già finito, mi sembra Francesco Rosi, Anna Magnani, Franco Zeffirelli e Monica Vitti, andai a casa sua e parlammo del progetto, mi disse di lasciargli le cassette, che le avrebbe visionate nei giorni successivi. Andai via, ma sentivo dentro di me che mi avrebbe fatto fare il film.

Dopo qualche giorno mi telefonò e mi disse che aveva visto i miei lavori e che gli erano piaciuti, mi fece anche dei complimenti. Mi chiese se avessi potuto inviargli le domande che gli avrei fatto. Risposi di no, gli dissi: “Bernardo, mi dispiace ma non vorrei farti leggere le domande prima, perché secondo me il lavoro non verrà spontaneo, perché tu comincerai a pensare prima del mio arrivo con la troupe alle risposte.”

Ci fu un attimo di silenzio, ebbi paura, dopo un po’ mi disse: “Va bene hai ragione”.

Fissammo la data e andai con la mia troupe a casa sua.
Fu meraviglioso, entrò quasi in trance, rispondendo a tutte le mie domande, mi disse anche che era la prima volta che parlava della sua vita privata, lo faceva volentieri perché secondo lui io non ero invadente.
Ebbe molti momenti di commozione quando parlava della madre, del padre e della sua infanzia a Parma.
Quando sono entrata in sala di montaggio e ho visionato tutto il materiale, ho visto che era tutto buono, i suoi dialoghi, i suoi racconti erano veramente emozionanti.
Non riuscii a tagliare, decisi di fare due puntate da 90 minuti; successivamente tagliai il film per poterlo presentare ai festival del cinema, riuscii a farne una puntata. Certamente sacrificando un sacco di materiale, l’originale però è sempre nel mio archivio conservato. Il titolo del film: Bernardo Bertolucci – Metamorfosi Di Un Poeta della durata di 90 minuti e fa parte della serie I Grandi Del Cinema Italiano.

Terminato il montaggio, lo chiamai e andai da lui per farglielo vedere, mi disse di non portare nessuno, di andare da sola. Mise il VHS sul suo registratore e ci vedemmo il film, non disse una parola durante la visione. Terminata la proiezione delle due puntate, rimase in silenzio, non si voltò a guardarmi, io ero seduta dietro di lui.
Dopo si alzò e mi abbracciò, vidi che gli scendevano delle lacrime, io feci finta di non essermene accorta. Mi disse: “hai fatto un grande lavoro, brava, penso che non sia stato
facile per te.”

Certamente anche io ero commossa. Mi disse se poteva tenersi la cassetta, gli dissi di sì.

Mi disse anche: “grazie per aver dedicato il film a mio padre”;  Gli risposi: “l’ho  fatto perché amo le poesie di tuo padre. Per me è un grande poeta.”

Mentre mi preparavo per andarmene, mi chiese a chi fosse destinato questo lavoro. “Alla RAI” risposi.

Lui mi disse: “non credo che la RAI te lo comprerà, mi dispiace che hai speso i tuoi soldi.”

Ancora oggi non so come abbia fatto a sapere che avevo realizzato tutta la produzione a mie spese.
Gli dissi: “Bernardo io sto lottando per la realizzazione di questa serie, sto avendo grossi problemi, devo dirti che credo in quello che sto facendo e andrò avanti con tutte le mie forze, un giorno qualcuno capirà il valore di quello che sto donando per la memoria del cinema italiano e apprezzeranno anche la tua pellicola.”

Nel frattempo eravamo arrivati davanti all’ingresso, mi aprì la porta; uscii, mi voltai per un ultimo sguardo, lui era ancora emozionato.

Bernardo, certamente ascolterai i miei pensieri, voglio ringraziarti per avermi dato la possibilità di realizzare questa pellicola sulla tua vita.  Ti voglio anche ringraziare per aver donato al mondo la tua arte, la tua poesia e la bellezza del tuo cinema, io sono molto orgogliosa di te, e per aver lavorato con te, penso anche che tutto il mondo lo sia. Ci mancherai, a me mancherà il tuo timido sorriso.

Dal museo del cinema di Montalto di Castro, Donatella Baglivo. 27 novembre 2018

Seguici

11,409FansMi Piace

Condividi post:

spot_imgspot_img

I più letti

Potrebbero piacerti
Correlati