In scena dal 27 al 30 novembre 2025 al “Teatro Ivo Chiesa” di Genova
“Sior Todero brontolon” è una Produzione: Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia, Teatro de gli Incamminati, Centro Teatrale Bresciano. Lo spettacolo è portato in scena da un maestoso Franco Branciaroli
affiancato da un cast di primo ordine composto da Piergiorgio Fasolo, Stefania Felicioli, Alessandro Albertin, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana, Valentina Violo, Emanuele Fortunati, Davide Falbo, Federica Di Cesare in collaborazione con I Piccoli di Podrecca, con regia di Paolo Valerio.
Carlo Goldoni costruisce in Sior Todero Brontolon un ritratto esemplare della sua capacità di osservare e rappresentare i vizi e le virtù umane. Il soprannome del protagonista non è un vezzo linguistico ma un dispositivo drammaturgico che concentra in una parola la fisionomia morale del personaggio. Il brontolio come forma di potere apparente e come maschera di insicurezza. Questo saggio analizza la figura di Todero, le scelte registiche di Paolo Valerio, il valore simbolico delle marionette e la persistenza tematica e linguistica del testo goldoniano.
Goldoni non si limita a descrivere un individuo. Il grande maestro costruisce una tipologia sociale. Sior Todero è insieme caricatura e specchio. La sua asprezza, l’arroganza e l’insoddisfazione permanente lo rendono riconoscibile come figura del piccolo tiranno domestico e civile. Il nome stesso funziona come sentenza comica e morale, trasformando il personaggio in emblema di un vizio che si ripete nella società. La comicità nasce dalla precisione del tratto caratteriale, che rende credibili le azioni e giustifica la reazione degli altri personaggi.
Nella messinscena di Paolo Valerio emerge una scelta interpretativa netta: concentrare l’attenzione sul desiderio di controllo del protagonista. Questa focalizzazione non tradisce il testo, ma lo rende più leggibile per il pubblico contemporaneo, mettendo in rilievo la tensione tra autorità formale e fragilità reale. L’interpretazione di Franco Branciaroli accentua la dimensione autoritaria e grottesca del personaggio, trasformando la presenza scenica in strumento di analisi psicologica e sociale.
L’uso delle marionette nella regia assume una funzione doppia: strumento visivo e chiave interpretativa. Le marionette sono estensione del tema del controllo, ma anche mezzo per rovesciare la gerarchia drammatica quando, sul piano scenico, acquistano autonomia simbolica. Questo passaggio da oggetto a doppio vivente crea una frattura tra apparenza e realtà del potere. Il burattinaio appare potente finché le marionette restano inanimate; quando prendono vita, la sua autorità viene messa in crisi.
La commedia articola un conflitto tra volontà maschili tese all’imposizione e intelligenze femminili capaci di alleanza e sovversione. Le donne come agenti strategiche, con astuzia e cooperazione, neutralizzano i tentativi di dominio. Questa dinamica mette in luce la modernità del testo. Goldoni non celebra un ordine immutabile ma mostra i meccanismi attraverso cui le gerarchie possono essere negoziate e sovvertite.
La lingua di Goldoni nella messinscena «poetica» è l’elemento costitutivo dell’efficacia teatrale. La drammaturgia curata da Piermario Vescovo preserva la precisione e la musicalità del dialogo, consentendo al testo di mantenere freschezza e incisività. La scelta di rispettare la lingua originale non è mera filologia. Il tutto è strategia interpretativa che valorizza la tensione tra naturalezza conversazionale e costruzione teatrale, rendendo la commedia accessibile e al tempo stesso raffinata.
La rilettura registica di Paolo Valerio conferma la vitalità di Goldoni. Sior Todero Brontolon resta un laboratorio di osservazione sociale in cui il comico e il critico si intrecciano. L’uso simbolico delle marionette, la focalizzazione sul controllo e la valorizzazione della lingua mostrano come un testo del Settecento possa offrire strumenti di lettura ancora pertinenti per comprendere dinamiche di potere, identità e resistenza sociale.
Giuliano Angeletti

