Si pubblicano le poesie di Alessandro Pagni, Alessandro Porri, Alessio Asuni (Premio Pierluigi Galli 2025)

Data:

 

Alessandro Pagni

 

9.9

Sul semaforo spento indichi una via

per ascoltare realtà che esistono

in tarocchi. 30 minuti. Riposte su carta.

 

Accendo accedo ad apparizioni

percorsi sonori

mentre sacrifichi ultime tracce

su fabbricati scomposti

che tu chiami stelle.

 

Sant’Ippolito non canta da anni.

È sera su via Visiana.

 

***

 

8.8

Pedala sterza. Ripeti

Forni nel centro intasano sale

semivuote e te in attesa

della marinara, della Napoli da servire

quando scorro su apparizioni

verità sbriciolate dentro il tuo profilo

 

Inscatolano sorrisi

da vendere 7€ a margherita.

Un calice fermenta al bancone

sorsi di Vermentino ancora intatti.

 

Consegna. Nuovo ordine.

 

***

 

CIVICO 13

 

Parole. La casa è morta.

Ci sono solo cadaveri accatastati

Stanze senza sinonimi, arredi usurati.

 

Lava i vetri dalle parole decomposte.

Scendi

In cantina

Significati imballati, valenze da scartare.

 

Non leggi i grafemi iscritti sugli intonaci?

Spolvera, gratta, sradica.

Il suono uscirà dai lavandini.

 

Alessandro Porri

 

AUSCHWITZ 1944, L’AMORE DI UNA MADRE 

 

Sfilai le tue dita dalle mie con una forza decisa

mentre attorno si contava chi non contava nulla.

 

Un esercizio matematico per deridere i destini,

un sospiro di sollievo o forse l’esatto contrario?

 

Se la vita non è vita forse è la morte l’unica luce

anche se qui il Dio di ognuno sembrava lontano.

 

Ti lasciai tra le lacrime prendendo il tuo posto

fingendo trattenni le mie regalandoti un sorriso.

 

L’ultimo sorriso mentre fragile non comprendevi,

rimanesti là a fissarmi andare via, ti vedo ancora.

 

Cosa sarà domani di te, di quelle dolci piccole mani

di cui ancora conservo il calore nel gelido Golgota.

 

Ora, mentre cosciente approssimo quell’odore acre

torno ad essere sola come alla nascita ed ho paura.

 

Mi porto dentro i tuoi occhi mentre vado al forno

ma questa volta non tornerò a casa col pane caldo.

 

***

 

RITORNO A BUCHA 

 

Il mio nome è Oleg,

amo e curo gli animali,

o almeno, vorrei farlo.

 

I miei pazienti son coerenti,

pensano semplice e sincero,

i loro padroni no, tradiscono.

 

Vestivo un camice bianco,

ora la mia divisa è verde,

oltraggiata da coaguli rossi.

 

Hanno alterato la mia essenza,

trasfigurandomi in altra cosa,

io però, non ero pronto a farlo.

 

Non sono quello di adesso,

non sono mai stato questo,

lo specchio non mi rispecchia.

 

A noi qui oramai manca tutto,

acqua, cibo, medicine, la vita,

ma mai e poi mai la dignità.

 

Finirà, forse, o finiremo noi.

Resta sempre il segno dove

strappano l’anima dalla carne.

 

Qui, non c’è più la mia stanza,

la chiesa santa del matrimonio

e neppure la mia bianca sposa.

 

La strada dove da bambino

giocavamo insieme ai cani,

gli amici e la maestra Iryna.

 

Lei è rimasta là, nella scuola,

sotto le macerie, per sempre.

Forse era questo quel che voleva.

 

I banchi, a giorni dispari e dispersi,

sempre più deserti e impolverati,

le voci festanti strozzate dalle sirene.

 

Tornare è come acido negli occhi

Ma, impietosa, la vista indugia,

ti mostra ciò che non vorresti.

 

In tanti hanno spento gli sguardi,

ghiacciati e rigidi concimano i campi,

io, qui, senza senso, condannato a vivere.

 

***

 

14 Marzo 2022, COME PANNI APPESI A UN FILO

 

Son qui ipnotizzato davanti a un foglio bianco,

come fosse un confessore senza croce in petto.

 

Gli occhi fissi avanti a interpretare il tempo,

quel tempo che oramai ci ha ribaltato il senno.

 

Mi appare ormai normale l’assurdo di una volta

la mia memoria inciampa se provo a ricordare.

 

Rammento con vaghezza il calore di un abbraccio,

gli slanci emozionali ormai filtriamo in un setaccio.

 

E proprio quando accesi provammo ad affidare,

quelle inespressive maschere al solo carnevale,

 

proprio quando i ragazzi riafferrarono il sentiero

sciogliendo quell’ormeggio che li fissava al molo,

 

la follia umana apparve come strumento oscuro

bruciando al primo istante quel sogno di futuro.

 

Ed ora caro mio Dio, qualsiasi sia la tua essenza,

donami un barlume che mi districhi la speranza.

 

Davvero l’uomo d’oggi padrone della Terra

capisce solamente il linguaggio della guerra?

 

Davvero l’essere liberi di generar pensieri

ci ha reso esseri ignobili senza più criteri?

 

A quei ragazzi teneri abbiamo tolto i sogni,

porgendo tra le braccia il calcio di un fucile,

 

stesi, appesi al filo come si fa coi vecchi panni

che se ne sommi due arrivi forse a quarant’anni.

 

Avevano un futuro, grandi sogni da inseguire,

di lauree, amori freschi e di calci ad un pallone.

 

Ed ora li ritrovi germogli fragili e smarriti

a eseguire gli ordini malati di un padrone.

 

Forse siamo al punto di prendere coscienza

che, come donne e uomini, abbiam tutti fallito.

 

Una preghiera chiedo, dalla strana apparenza,

prendi Dio indietro il dono del libero arbitrio.

 

 

Alessio Asuni

 

Sa mamma

Coru de mamma

luxi de scièntzia

cantu mi ponis alligria

candu mi donas un abbratzu

chi fai nasci in sa facci mia

unu durci e càndidu arrisu

tui chi po mei ti ses privada

a bortas fintzas a una camminada

e sempri po mei as fattu is sacrificius

de una vida: is prus mannus,

po abbarrai accantu a mei

in su momentu de sa sufèrentzia mia

ma solu a intèndiri s’alidu tuu

su prantu miu s’interrumpiri fui fui,

àngiulu gettau de su celu

chi as pesau is fillus

chi si nci funti fuius

cumenti is pilloneddus

serraus is sa gabbia e partius

cumenti s’arena cun su bentu

sentza mancu unu pensamentu

e nemancu s’arregodu

de sa tristura tua.

 

Traduzione poesia scritta in Lingua sarda versione campidanese

La mamma

 

Cuore di mamma

luce di scienza

quanto mi metti allegria

quando mi dai un abbraccio

che fa nascere nella mia faccia

una dolce e candida risata

tu che per me ti sei privata

a volte fino a una camminata

e sempre per me hai fatto i sacrifici

di una vita: i più grandi

per rimanere accanto a me

nel momento della mia sofferenza

ma solo nel sentire il tuo alito

il mio pianto si interrompe velocemente

angelo gettato dal cielo

che hai sollevato i figli

che se ne sono scappati

come uccellini

chiusi in gabbia e partiti

come la sabbia con il vento

senza nemmeno un ripensamento

e nemmeno un ricordo della tua tristezza.

 

***

 

L’arcobaleno

 

Sette

sono i colori

di questo dipinto

che sopra, su nel cielo

appare dopo che la pioggia cade

magnifico è l’arco che vediamo da lontano

rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco, viola.

Rosso

L’amore.

Colore del sangue

che scorre nelle vene.

Marte e raramente la Luna

il rubino, la pietra di desiderio

vestono di questo profondo colore

che dipinge il Natale con le sue stelle e il suo calore.

Arancione

Il desiderio.

Sono le tonde arance

a coprirsi di questo colore

e le foglie d’autunno che cadono

dipingendo quei bei viali di settembre

prima che il vento o chiunque altro le spazzi via

arancione che tinteggia il becco dei cigni e il petto dei pettirossi.

Giallo

L’energia.

Il colore dell’oro

Il metallo più prezioso.

lo vedi quando chiudi gli occhi

e in quelle distese immense di girasoli

tono di tanti fiori e rose per indicare gelosia

Colore della luce e dei raggi di sole che illuminano il mondo.

Verde

La speranza.

Lui è il più diffuso

nel nostro pianeta Terra

lunghe distese d’erba nei prati

e i parchi affollati di gente colorati

di verde come lo smeraldo, le foglie d’aprile e le

foreste pluviali tropicali essenziali per la nostra esistenza.

Blu

La purezza.

Il grande mare

Il colore dei bei fiumi

blu è il cielo senza le nuvole

i laghi che ci fanno tanto sognare

c’è una pietra preziosa che si chiama zaffiro

ed un frutto immensamente gustoso che si chiama mirtillo.

Indaco

Il più bello.

Non conosco cose

che sono tinte di indaco

una volta mi è parso il mare.

Alcuni non sanno che colore sia

si trova nel mezzo tra l’azzurro e il violetto

ma è nell’arcobaleno e questo è già di sé una poesia

Viola

La spiritualità

alcuni sono scaramantici

non è lo strumento musicale

ma il colore che dal fiore prende il nome

c’è una pietra preziosa che si chiama ametista.

Lo si ottiene da una combinazione tra il rosso e il blu

e a settembre a me fa impazzire l’uva viola e il suo sapore.

 

***

 

Un universo d’amore                                                      

 

Quanto è bello pensare a te

gustare il tuo sorriso, il tuo sguardo, la tua bellezza

sei tutto per me

in ogni angolo del mio cuore

c’è il nome tuo riflesso

e riflessa è la tua immagine nel mio pensiero

ti dono me stesso e la mia vita ti appartiene.

In ogni posto in cui io sono

un piccolo pensiero è sempre rivolto a te,

te, che con la tua vita

hai cambiato la mia

memore sempre che questa favola un giorno potrebbe svanire

ma che quel giorno mai potrebbe venire

gioisco

e con questa gioia che ti dico: ti amo.

Così ti chiamo

dolcezza fatta a donna

nessuno saprà mai del mio amore

qualcuno lo vedrà

ma nessuno capirà

perché l’amore è come il firmamento

che tutti osservano ma nessuno mai

comprende quale stella ciascuno guardi

e in quello sguardo fra i tanti

c’è il mio

rivolto alla tua stella che

in quell’universo imperscrutabile brilla

di luce propria, ed io

amore mio dolcissimo

in quello stesso firmamento

voglio essere un semplice pianeta

per godere per sempre del tuo magnifico riflesso.

 

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