Alessandro Pagni
9.9
Sul semaforo spento indichi una via
per ascoltare realtà che esistono
in tarocchi. 30 minuti. Riposte su carta.
Accendo accedo ad apparizioni
percorsi sonori
mentre sacrifichi ultime tracce
su fabbricati scomposti
che tu chiami stelle.
Sant’Ippolito non canta da anni.
È sera su via Visiana.
***
8.8
Pedala sterza. Ripeti
Forni nel centro intasano sale
semivuote e te in attesa
della marinara, della Napoli da servire
quando scorro su apparizioni
verità sbriciolate dentro il tuo profilo
Inscatolano sorrisi
da vendere 7€ a margherita.
Un calice fermenta al bancone
sorsi di Vermentino ancora intatti.
Consegna. Nuovo ordine.
***
CIVICO 13
Parole. La casa è morta.
Ci sono solo cadaveri accatastati
Stanze senza sinonimi, arredi usurati.
Lava i vetri dalle parole decomposte.
Scendi
In cantina
Significati imballati, valenze da scartare.
Non leggi i grafemi iscritti sugli intonaci?
Spolvera, gratta, sradica.
Il suono uscirà dai lavandini.
Alessandro Porri
AUSCHWITZ 1944, L’AMORE DI UNA MADRE
Sfilai le tue dita dalle mie con una forza decisa
mentre attorno si contava chi non contava nulla.
Un esercizio matematico per deridere i destini,
un sospiro di sollievo o forse l’esatto contrario?
Se la vita non è vita forse è la morte l’unica luce
anche se qui il Dio di ognuno sembrava lontano.
Ti lasciai tra le lacrime prendendo il tuo posto
fingendo trattenni le mie regalandoti un sorriso.
L’ultimo sorriso mentre fragile non comprendevi,
rimanesti là a fissarmi andare via, ti vedo ancora.
Cosa sarà domani di te, di quelle dolci piccole mani
di cui ancora conservo il calore nel gelido Golgota.
Ora, mentre cosciente approssimo quell’odore acre
torno ad essere sola come alla nascita ed ho paura.
Mi porto dentro i tuoi occhi mentre vado al forno
ma questa volta non tornerò a casa col pane caldo.
***
RITORNO A BUCHA
Il mio nome è Oleg,
amo e curo gli animali,
o almeno, vorrei farlo.
I miei pazienti son coerenti,
pensano semplice e sincero,
i loro padroni no, tradiscono.
Vestivo un camice bianco,
ora la mia divisa è verde,
oltraggiata da coaguli rossi.
Hanno alterato la mia essenza,
trasfigurandomi in altra cosa,
io però, non ero pronto a farlo.
Non sono quello di adesso,
non sono mai stato questo,
lo specchio non mi rispecchia.
A noi qui oramai manca tutto,
acqua, cibo, medicine, la vita,
ma mai e poi mai la dignità.
Finirà, forse, o finiremo noi.
Resta sempre il segno dove
strappano l’anima dalla carne.
Qui, non c’è più la mia stanza,
la chiesa santa del matrimonio
e neppure la mia bianca sposa.
La strada dove da bambino
giocavamo insieme ai cani,
gli amici e la maestra Iryna.
Lei è rimasta là, nella scuola,
sotto le macerie, per sempre.
Forse era questo quel che voleva.
I banchi, a giorni dispari e dispersi,
sempre più deserti e impolverati,
le voci festanti strozzate dalle sirene.
Tornare è come acido negli occhi
Ma, impietosa, la vista indugia,
ti mostra ciò che non vorresti.
In tanti hanno spento gli sguardi,
ghiacciati e rigidi concimano i campi,
io, qui, senza senso, condannato a vivere.
***
14 Marzo 2022, COME PANNI APPESI A UN FILO
Son qui ipnotizzato davanti a un foglio bianco,
come fosse un confessore senza croce in petto.
Gli occhi fissi avanti a interpretare il tempo,
quel tempo che oramai ci ha ribaltato il senno.
Mi appare ormai normale l’assurdo di una volta
la mia memoria inciampa se provo a ricordare.
Rammento con vaghezza il calore di un abbraccio,
gli slanci emozionali ormai filtriamo in un setaccio.
E proprio quando accesi provammo ad affidare,
quelle inespressive maschere al solo carnevale,
proprio quando i ragazzi riafferrarono il sentiero
sciogliendo quell’ormeggio che li fissava al molo,
la follia umana apparve come strumento oscuro
bruciando al primo istante quel sogno di futuro.
Ed ora caro mio Dio, qualsiasi sia la tua essenza,
donami un barlume che mi districhi la speranza.
Davvero l’uomo d’oggi padrone della Terra
capisce solamente il linguaggio della guerra?
Davvero l’essere liberi di generar pensieri
ci ha reso esseri ignobili senza più criteri?
A quei ragazzi teneri abbiamo tolto i sogni,
porgendo tra le braccia il calcio di un fucile,
stesi, appesi al filo come si fa coi vecchi panni
che se ne sommi due arrivi forse a quarant’anni.
Avevano un futuro, grandi sogni da inseguire,
di lauree, amori freschi e di calci ad un pallone.
Ed ora li ritrovi germogli fragili e smarriti
a eseguire gli ordini malati di un padrone.
Forse siamo al punto di prendere coscienza
che, come donne e uomini, abbiam tutti fallito.
Una preghiera chiedo, dalla strana apparenza,
prendi Dio indietro il dono del libero arbitrio.
Alessio Asuni
Sa mamma
Coru de mamma
luxi de scièntzia
cantu mi ponis alligria
candu mi donas un abbratzu
chi fai nasci in sa facci mia
unu durci e càndidu arrisu
tui chi po mei ti ses privada
a bortas fintzas a una camminada
e sempri po mei as fattu is sacrificius
de una vida: is prus mannus,
po abbarrai accantu a mei
in su momentu de sa sufèrentzia mia
ma solu a intèndiri s’alidu tuu
su prantu miu s’interrumpiri fui fui,
àngiulu gettau de su celu
chi as pesau is fillus
chi si nci funti fuius
cumenti is pilloneddus
serraus is sa gabbia e partius
cumenti s’arena cun su bentu
sentza mancu unu pensamentu
e nemancu s’arregodu
de sa tristura tua.
Traduzione poesia scritta in Lingua sarda versione campidanese
La mamma
Cuore di mamma
luce di scienza
quanto mi metti allegria
quando mi dai un abbraccio
che fa nascere nella mia faccia
una dolce e candida risata
tu che per me ti sei privata
a volte fino a una camminata
e sempre per me hai fatto i sacrifici
di una vita: i più grandi
per rimanere accanto a me
nel momento della mia sofferenza
ma solo nel sentire il tuo alito
il mio pianto si interrompe velocemente
angelo gettato dal cielo
che hai sollevato i figli
che se ne sono scappati
come uccellini
chiusi in gabbia e partiti
come la sabbia con il vento
senza nemmeno un ripensamento
e nemmeno un ricordo della tua tristezza.
***
L’arcobaleno
Sette
sono i colori
di questo dipinto
che sopra, su nel cielo
appare dopo che la pioggia cade
magnifico è l’arco che vediamo da lontano
rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco, viola.
Rosso
L’amore.
Colore del sangue
che scorre nelle vene.
Marte e raramente la Luna
il rubino, la pietra di desiderio
vestono di questo profondo colore
che dipinge il Natale con le sue stelle e il suo calore.
Arancione
Il desiderio.
Sono le tonde arance
a coprirsi di questo colore
e le foglie d’autunno che cadono
dipingendo quei bei viali di settembre
prima che il vento o chiunque altro le spazzi via
arancione che tinteggia il becco dei cigni e il petto dei pettirossi.
Giallo
L’energia.
Il colore dell’oro
Il metallo più prezioso.
lo vedi quando chiudi gli occhi
e in quelle distese immense di girasoli
tono di tanti fiori e rose per indicare gelosia
Colore della luce e dei raggi di sole che illuminano il mondo.
Verde
La speranza.
Lui è il più diffuso
nel nostro pianeta Terra
lunghe distese d’erba nei prati
e i parchi affollati di gente colorati
di verde come lo smeraldo, le foglie d’aprile e le
foreste pluviali tropicali essenziali per la nostra esistenza.
Blu
La purezza.
Il grande mare
Il colore dei bei fiumi
blu è il cielo senza le nuvole
i laghi che ci fanno tanto sognare
c’è una pietra preziosa che si chiama zaffiro
ed un frutto immensamente gustoso che si chiama mirtillo.
Indaco
Il più bello.
Non conosco cose
che sono tinte di indaco
una volta mi è parso il mare.
Alcuni non sanno che colore sia
si trova nel mezzo tra l’azzurro e il violetto
ma è nell’arcobaleno e questo è già di sé una poesia
Viola
La spiritualità
alcuni sono scaramantici
non è lo strumento musicale
ma il colore che dal fiore prende il nome
c’è una pietra preziosa che si chiama ametista.
Lo si ottiene da una combinazione tra il rosso e il blu
e a settembre a me fa impazzire l’uva viola e il suo sapore.
***
Un universo d’amore
Quanto è bello pensare a te
gustare il tuo sorriso, il tuo sguardo, la tua bellezza
sei tutto per me
in ogni angolo del mio cuore
c’è il nome tuo riflesso
e riflessa è la tua immagine nel mio pensiero
ti dono me stesso e la mia vita ti appartiene.
In ogni posto in cui io sono
un piccolo pensiero è sempre rivolto a te,
te, che con la tua vita
hai cambiato la mia
memore sempre che questa favola un giorno potrebbe svanire
ma che quel giorno mai potrebbe venire
gioisco
e con questa gioia che ti dico: ti amo.
Così ti chiamo
dolcezza fatta a donna
nessuno saprà mai del mio amore
qualcuno lo vedrà
ma nessuno capirà
perché l’amore è come il firmamento
che tutti osservano ma nessuno mai
comprende quale stella ciascuno guardi
e in quello sguardo fra i tanti
c’è il mio
rivolto alla tua stella che
in quell’universo imperscrutabile brilla
di luce propria, ed io
amore mio dolcissimo
in quello stesso firmamento
voglio essere un semplice pianeta
per godere per sempre del tuo magnifico riflesso.

