Dopo essere andato in scena Al MusikTheater an der Wien nel maggio di quest’anno, Ambleto è in prima italiana moderna a Lodi, punta di diamante della 4° edizione di Orfeo week, Festival di musica arte e cultura. “Orfeo Week non è un festival come gli altri,” sono parole dell’ideatore Raffaele Pe, controtenore di fama internazionale nativo di Lodi. “È un progetto che nasce dal desiderio di portare la cultura anche dove di solito non arriva, per renderla accessibile, quotidiana, parte della vita di tutti. Qui la musica diventa presenza, occasione di dialogo, esercizio di pensiero e di bellezza condivisa.”Ambleto di Francesco Gasparini è la prima opera messa in musica sull’emblematico personaggio del Principe di Danimarca: è Amleto come lo conosciamo noi e non è Shakespeare la fonte. Il libretto è di mano di Apostolo Zeno e Pietro Pariati, la cui fonte è Gesta Danorum di Saxo Grammaticus, una cronaca del Medioevo, cui anche Shakespeare andrà ad attingere. Il compositore toscano Francesco Gasparini, considerato uno dei migliori compositori della fine Seicento e primo ventennio del Settecento, compose una sessanta opere caratterizzate da una musica di un’elevata abilità e qualità compositiva. Dopo la variegata attività del periodo romano, fu a Venezia all’Ospedale della Pietà accanto a Vivaldi. A lui per lungo tempo si è attribuita la famosissima aria “Sposa son disprezzata” (che lo stesso Vivaldi inserì nel suo Bajazet), che è invece di Giacomelli. Gasparini scrisse Ambleto per il veneziano Teatro San Cassiano nel 1706, confermando il valore assoluto della sua posizione di musicista, componendo per più di dieci anni per il Teatro che aveva visto brillare le opere di Francesco Cavalli. Interprete principale fu Nicola Grimaldi, Cavaliere della Croce di S. Marco e virtuoso si Sua Maestà cattolica nella Real cappella di Napoli. L’opera fu riallestita a Londra nel 1712 sempre per Grimaldi, noto come il Cavalier Nicolino, una delle più importanti voci di castrato del tempo, tanto che Charles Burney lo descrive come grande cantante, ma un ancor più grande attore. Protagonista assoluto della scena londinese (fautore del successo del Rinaldo di Handel) Nicolino fa riscuotere all’opera un grande successo al Queen’s Theatre di Haymarket. Come molte delle partiture operistiche sei-settecentesche, anche Ambleto non si è conservata integra: ci sono rimaste solo le arie, esempio di uno spettacolare virtuosismo tecnico e di grande pregnanza teatrale ma i recitativi, collegamento indispensabile nello sviluppo dell’azione scenica, sono andati perduti, non essendo stati pubblicati in partitura. Ed è qui che intervengono congiuntamente Raffaele Pe e la regista Ilaria Lanzino elaborando, con uno sguardo volto alla prassi del tempo e un altro con la cognizione del nostro tempo, una “suite teatrale” in cui inserire la musica superstite in un dialogo drammaturgico (testi di Ilaria Lanzino tratti da Shakespeare), in sintonia con quello che doveva essere il pensiero musicale e la prassi teatrale in cui la partitura fu composta. Il finale dello spettacolo è del tutto inaspettato, dirompente, con un rovesciamento ai canoni, con la messa in evidenza di Ofelia, ma anche delle altre figure femminili: non a caso tutte donne chiamate a interpretare, attorialmente, le parti maschili. Scelta volutamente simbolica a marchiare profondamente questa nuova produzione della composizione barocca di Francesco Gasparini. Raffaele Pe e il Complesso La Lira di Orfeo hanno portato Ambleto in Italia, inserendolo nel cartellone di Orfeo week in una nuova produzione semi-scenica firmata da Ilaria Lanzino. Opera eseguita senza direttore, come in uso all’epoca, con la concertazione di Raffaele Pe coadiuvato dal violino di “spalla”, il Maestro Elisa Citterio. La regista Lanzino, apre lo spettacolo con pose statuarie, ci mettendoci a fronte del raddoppio dei personaggi – in perfetta specularità di cantanti e attori – traducendo la partitura in un gesto musicale e scenico potente ed efficace. Dopo il preambolo iniziale dello spettro del padre, scoppia la musica dell’Ouverture resa in scintillante brillantezza, con la trascinante Elisa Citterio a farla da padrone. Sfilano i personaggi, carichi nel volto d’intensità recitativa, specchiandosi nel proprio contraltare. Raffaele Pe nei panni di Ambleto, valorizza le caratteristiche di un registro vocale ideale per il repertorio barocco: in uno spazio teatrale più piccolo la voce suona più rotonda e omogenea, sempre affidabile e completo interprete, gioca sulle sfumature timbriche alla definizione del personaggio. Godibile nel duetto con Ofelia, anche se il soprano tende a sovrastarlo. In Della vendetta il fulmine sciorina vocalizzi abbastanza fluidi, con tendenza a spingere in acuto. Sferra velocità di esecuzione in Vieni e mira, unita a penetrante recitazione per proseguire con mesti accenti Come Niobe e ancor più sfaccettato in Mi rinasce. L’Aria in tempo rapido Porto piagato permette al controtenore di sfoggiare brillantezza e velocità di vocalizzazione, pur con qualche forzatura in acuto. In A quest’occhi crea con mezze voci un’atmosfera struggente, esaltata da un accompagnamento del violoncello. Ofelia, Francesca Lombardi Mazzulli, di timbro intenso e acuti squillanti, tende a forzarli troppo ampliandoli. Riesce più convincente nel canto nostalgico e contenuto come Nella mia sfortunata. Ispirata appare in Parto bell’idol mio straziante nell’accompagnamento, lancinante nel canto a mezza voce. Trova tinte sognanti nel duetto finale con Gertrude: Nella mia sfortunata prigionia tutto giocato su un fil di voce. Maayan Licht Laerte atteso già nella prima aria: Gioirà la sorella mostra freschezza di timbro, giostrando gli artifici tecnici che non lo impegnano molto, per prendendosi un’eclatante rivalsa in Con vezzo lusinghiero a sfoggio di bellezza di timbro, perfezione di coloratura. Ancor meglio evidenziata l’orgiastica coloratura nell’aria di furore Tromba in campo brano dall’esplicitato virtuosismo, in perfetta arcata di suono. Claudio è il baritono Giovanni Accardi in Amor consolati mostra buon timbro, con acuti un po’ chiari mentre nel mio cor esibisce discreta vocalizzazione, senza gran legato. Gertrude era Valentina Mastrangelo La speme del nocchiero esibisce colore sopranile più chiaro, men caratterizzato, sa trovare il momento migliore nel drammatico confronto con il figlio, il duetto Deh, parla e ancor più nell’aria Son vane tue minacce. Valorizza il canto in Alma tua, impreziosito dall’accompagnamento del violino solista. Polonio aveva robusta voce di David Costa Garcia. Tu indegna sei eseguita in discreto vocalizzo, ma dagli acuti non perfettamente immascherati. Corretto in Lasciar d’amarti. Ottima la resa dell’Ensemble La Lira di Orfeo, guidato dal Maestro concertatore Elisa Citterio, ispirata e profondamente partecipe nel vivificare questo Ambleto. Attrici tutte microfonate, a svaporare in parte le sfumature e i colori della parola: Ambleto bruciato letteralmente da febbre vendicativa era Ilaria Genatiempo, pregnante e intensa nel suo dire drammatico e frastagliato, attanagliato e preda di una triste insania che rifletteva in faccia spiritata. Partecipe Ofelia Chiara Sarcona, voce vagamente rauca. E poi Laerte Rosy Bonfiglio, Claudio Giulia Valenti, Gertrude sensuale di Carlotta Viscovo e Polonio Vincenza Pastore. Costumi di Sara Marcucci, disegno luci di Ilaria Lanzino. Successo pieno, con numerose chiamate per tutta la compagnia, con calorose sottolineature per Raffaele Pe e Elisa Citterio. Al Teatro delle Vigne di Lodi
gF. Previtali Rosti

