“Volevo essere Marlon Brando” – Io avrei voluto essere Alessandro Haber

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“Una confessione, un intrigante racconto, un inno d’amore e di travolgente passione per il teatro e il mestiere dell’attore”: in “Volevo essere Marlon Brando” Alessandro Haber diverte, commuove, emoziona raccontandosi senza filtri e senza schermi, fra musica, parole, affabulazione. Lo spettacolo è coprodotto dal Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia con Goldenart Productions ed è andato in scena al Politeama Rossetti di Trieste dal 27 al 30 novembre 2025.

Alessandro Haber è un grande. Il sipario si alza con lui di spalle, seduto su una sedia da regista col suo nome, che porge il suo volto e i suoi capelli arruffati e svolazzanti a favore di una telecamera che lo ripropone al suo pubblico.

E parte, vola in un racconto intenso, dialogante, affranto, sofferto, pieno di gratificazioni e di rammarico per cose, persone e situazioni che sono accadute e che non son accadute.

Nella pièce ritroviamo tutto di lui e tutti i suoi momenti/personaggi, intrisi di quegli autori che lui stesso ha introiettato. Tantissimi “umani” con le fragilità, le debolezze, il piglio, il coraggio, la trasformazione, i sogni, le speranze, le cadute, i trionfi.

L’ultima volta al Politeama Rossetti Alessandro Haber era Zeno Cosini, nella produzione sveviana dello Stabile regionale, diretta da Paolo Valerio, richiesta e applaudita in tutta Italia (questa stagione riprende per il terzo anno consecutivo): una prova memorabile, che si aggiunge a una carriera contornata e scontornata da una persona / personaggio eclettico. Le due facce sono in realtà una sola. Haber non è bifronte. È lui, è sempre stato lui. Guardarlo muoversi sul palco o sullo schermo è come vedere un caleidoscopio di sfaccettature di una sola persona. Lui è così. Lui è.

Questa è la chiave davvero sorprendente dell’”essere umano” pluripremiato e “pluriapprezzato” Alessandro Haber.

Mentre scrivo, così mentre assistevo allo spettacolo, la sua voce, mai diversa e mai alterata, si aggiunge e riempie la mia mente, assieme alle sue giacche, al suo muoversi dinoccolato e presente. Lui, per me, non è mai stato un interprete. Lui è sempre stato il padre in 50 KM ALL’ORA, Antonio, vittima di una regressione infantile in SCACCO PAZZO, Don Marcello ne LA TERRA DELLE DONNE, l’abate di Vallombrosa in Dante, Romano un vecchio professore di filosofia del diritto, invalido, ancorato ai valori razzisti di un tempo in COSA FAI A CAPODANNO?, Camastra in IL COMMISSARIO MONTALBANO: UN COVO DI VIPERE, D’Annunzio in RUDY VALENTINO, Turi in UNA NOTTE BLU COBALTO, Angelo Profeti in 7 KM DA GERUSALEMME, il portiere in LA SCONOSCIUTA, Ernesto Rinaldi in L’ULTIMO CAPODANNO, l’impresario Naldone nel CICLONE, il cinico ed incattivito Dado in UOMINI UOMINI UOMINI, Sgrò in PRESTAZIONE STRAORDINARIA, Socrates in PER AMORE SOLO PER AMORE, Alfredo in PARENTI SERPENTI, Freud in IL VISITATORE, solo per citare alcuni degli oltre 160 film che lo hanno visto in tutti i ruoli possibili e i circa 40 spettacoli teatrali, nonché 35 fiction e 4 album in studio (eh già, è anche un interprete molto intenso!).

Viene voglia di farsi una bella “googlata” e rivedere tutti i suoi film, dove lui e i registi erano reciprocamente preziosa creta e mani sapienti: Bernardo Bertolucci, i Fratelli Taviani, Nanni Moretti, Gabriele Salvatores, Pupi Avati, Francesco Nuti, Maurizio Ponzi, Giovanni Veronesi, Mario Monicelli, Davide Ferrario, Maurizio Nichetti, Enzo Monteleone e via così.

Una confessione davvero commovente, coinvolgente e accattivante, piena di pathos e sorrisi, colori intensi e foto magari sbiadite o in bianco e nero. Una vita. Vissuta. Pericolosamente e intensamente. Alla fine, lo vorresti solo abbracciare e ringraziare per i tantissimi momenti che ha regalato in questi (quasi 60) anni.

Da Trieste per oggi è tutto.

Rosa Zammitto Schiller

 

“VOLEVO ESSERE MARLON BRANDO”
di Alessandro Haber e Mirko Capozzoli
edito da Baldini&Castoldi
con ALESSANDRO HABER, Francesco Godina, Brunella Platania, Giovanni Schiavo
regia e drammaturgia Giancarlo Nicoletti
scene Alessandro Chiti
disegno luci Antonio Molinaro
musiche Oragravity
produzione Goldenart Production

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