Chiara De Noia
ALLA PALESTINA
Lo Stato canaglia
che evoca per se
tutti i diritti.
Negando alla Terra di Palestina, un territorio
e l’esistenza del suo Popolo
Annienta donne, anziani e bambini,
Impedisce loro di dissetarsi e nutrire
uccidendoli,
quando tendono le mani
verso gli scarsi alimenti,
che varcano la soglia.
Governo Netayhau, assassini
e tutti i Paesi,
Compreso il nostro,
che di armi foraggia Israele
negando di fatto la vita
in Palestina.
Chiara De Noia
GAZA
La belva umana
tace la sua brutale violenza.
Nega cibo, nega acqua
a suon di mitragliatrice
ai poveri diseredati
della Striscia di Gaza.
Nulla vale l’indignazione
di chi si fa portavoce
del Popolo di Palestina
Ogni giorno a cinquanta
salgono le vittime di Gaza.
La belva si fa scudo
dell’Olocausto subito,
per infliggere ai sopravvissuti di Palestina
ogni sorta d’infamia
avverso brandelli d’umanità.
PALESTINA LIBERA
Nulla è valso, anni di lotte vociando:
“Libera Palestina”
L’ecatombe è avvenuta
Genocidio è compiuto un Popolo inerme, ha pagato.
L’ingordo strapotere del Sionismo
La volontà omicida di un Netanyahu assassino,
che con gli U.S.A., e gli Stati Europei,
Hanno negato gli interessi politici ed economici
Della vendita di armi, ad Israele contro la Palestina.
Salpano le navi
Per soccorrere i Palestinesi sopravvissuti
Portando loro cibo e acqua.
Non sappiamo però giungeranno in Palestina.
Già li minacciano di arresti
Per terrorizzare , chi della lotta pacifista,
Vuole diffondere la vita, contro la morte.
Cinzia Manetti
Ti ho visto
Ti ho visto intriso di dolore,
gli occhi spenti incollati a terra,
le membra dilaniate,
tra palazzi sventrati a Kiev.
Ti ho visto tra i boati di esplosioni,
inghiottito dalle macerie
come brandello usato,
mentre stringevi nel pugno terra di Palestina.
Ti ho visto mentre carezzavi
grida di bimbi impauriti nella notte,
invasa dalle bombe intelligenti
nel cielo di Baghdad.
Ti ho visto tra le preghiere dei migranti,
mentre l’eco della tempesta,
s’infrangeva sugli scogli
annegato in mare fra mille inermi creature.
Ti ho visto nell’eco delle pietre d’inciampo,
deportato nei campi di sterminio,
ridotto in cenere, senza dignità,
fluire nella Storia che inesorabile si ripete.
Urla mute di un’Umanità ferita
che mordono la coscienza,
e si confondono con il rumorio del Mondo,
lasciandoci alla deriva.
Ti ho visto, lo sguardo muto, incollato al telegiornale,
nella anestesia indifferente del Mondo,
impotente dinanzi all’orrore
e sazio di miraggi senza un domani.
Sarò alito di vento
Sarò alito di vento nella luce del mattino,
che accarezza lieve le pieghe dell’anima,
quando miri quieto e immobile l’orizzonte.
Tu mi sentirai.
Sarò nelle onde che s’infrangono negli antichi graniti,
Là dove si respira ancora l’aurea infinita del mare,
nei lunghi silenzi dispersi negli ampi cieli azzurri,
Tu mi sentirai.
Vivrò ancora nelle pietre color miele,
conficcate nella cruda terra,
sarò turgida, viva, senza limiti e confini.
Tu mi sentirai.
Non ricordarmi tra inanimate e pallide pareti,
nei meandri di dolore accecanti,
nei letti vuoti e freddi, senza forza né fiato
Non sono lì.
Tra orizzonti desolati,
impermanenti e senza futuro,
nelle strade che raccolgono i passi stanchi.
Non sono lì.
Cercami nel calore che riscalda mani sincere,
nell’onda di sorrisi di genti, fiere e umili,
che incontrerai lungo il cammino.
Io per sempre sarò lì.
Sarò Amore e nuova Luce nel Cuore.
Abiterò in te, in ogni sorriso,
nelle orme d’Amore che diffonderai.
Sarò alito di vento
e Luce diffusa del mattino.
che adesso e per sempre in te vivrà.
Luce infinita, oltre Noi.
Oltre lo specchio della coscienza
Noi anime inquiete, erranti, come schegge impazzite,
ci muoviamo smarriti
nel limbo di un freddo Universo dilaniato da guerre e violenze.
Nell’anestesia di fiacche coscienze, atrocemente rotoliamo
nello sciabordio dell’anima, in pattumiere strapiene,
di vuote inutilità materiali e virtuali.
Indifferenti ci muoviamo nella notte, in un caos di sentimenti soffocati,
di cuori congelati,
che pendono nel vento come fili di marionette, mosse da onnipotenti burattinai.
Oltre lo specchio della coscienza,
riflessi nel mare di anonimi recessi dell’anima, abitano le mani ruvide dei nostri padri,
il sudore delle fronti,
che bagnano l’amara terra.
La voce e le nobili gesta di resilienti eroi, che aspergono il cuore con semi di speranza, in vortici di compassione e solidarietà,
vivi come bagliori nell’oscurità,
che illuminano il silente cammino del vero “Io”.
Anime libere e indomite con fede accesa, come fari nella notte,
destano coscienze distratte e assopite, e gridano nel silenzio
il desiderio di Pace e d’Amore, di un’Umanità ferita.
Armonia spirituale d’intense vibrazioni d’Amore che nutrono la fiamma interiore.
Bellezza eterna che abbraccia sorsi di Vita, e disseta il miracolo Divino dell’Esistenza, di un Mondo senza più luce.
Concetta Rundo
(1)
Un novilunio,
acerbo,
sull’almanacco.
Le mele andate a male
sul tavolo della cucina,
un romanzo Sellerio
dimenticato sulla sedia.
Di spalle
mi sembri più forte,
i capelli raccolti sulla nuca:
la mia stanza tutta per me.
Un ciuffo di lavanda
sbuca dalla tasca,
un bouquet di sposa:
è per me che l’hai raccolto?
Portami a cercare lumache,
quando il cielo piove
e benedice.
All’ombrello ci penso io,
ho polsi saldi
e ciglia avviluppate.
Mi ringrazi per il pane
condito con niente,
io ti perdono la gioia
della mia disobbedienza.
(2)
Gli occhi ti mangio
con gli occhi.
Da bere,
un calice di quello
che inciampa sulla lingua.
Il vino ti fa arrossire,
preferisci l’uva bianca.
Sei nata oggi,
per me,
mentre le giornate
si allungano un po’.
Un po’
come il tuo rimmel sulle ciglia,
come l’orlo sul ginocchio,
un po’.
Tu mi vesti
mi profumi
mi migliori.
Le spalline
per stare più dritta,
la cipria
dopo notti insonni.
Tu mi calmi
mi accompagni
mi sfami.
I fiori di zucca
per non invecchiare,
la tovaglia buona
che sa di bucato.
Le mani ti tengo
con le mani,
come una promessa
ti ingoio.
Ora e per sempre
mi prendo cura di te.
(3)
Come se il mondo
penda dalle mie labbra,
di più ancora
se sono secche,
il rossetto incrostato.
Sull’imprudenza
ho scritto il mio vangelo
e sacchi accatastati
di occasioni di meraviglia.
Un mugnaio alle prese
con i miei propositi,
mette in salvo quelli buoni
dalla zizzania
e da saturno contro.
Lui lavora per coscienza,
io mi ingravido per passione.
Semi vuoti,
seni vuoti,
ventre al riparo,
coscienza allo sbando.
Mi annaffio da me,
a forza di zibibbo
di sillabari
e vetro a perdere.
In case di fieno,
a tempo pieno,
ho trovato pane
latte
e refugium peccatorum.
Dal peccato
si torna sempre
un po’ più giovani,
l’anima in trastulli
e il muso alla finestra.
Amo
le gestazioni
tra anima e corpo
di magnifica imperfezione.
Le liriche (1), (2) e (3) sono contenute nell’opera Madonne con la Polaroid, edita da Siké edizioni, 2023.

