Si pubblicano le liriche di Chiara De Noia, Cinzia Manetti e Concetta Rundo (Premio Pierluigi Galli 2025)

Data:

 

Chiara De Noia

 

ALLA PALESTINA

Lo Stato canaglia

che evoca per se

tutti i diritti.

Negando alla Terra di Palestina, un territorio

e l’esistenza del suo Popolo

Annienta donne, anziani e bambini,

Impedisce loro di dissetarsi e nutrire

uccidendoli,

quando tendono le mani

verso gli scarsi alimenti,

che varcano la soglia.

Governo Netayhau, assassini

e tutti i Paesi,

Compreso il nostro,

che di armi foraggia Israele

negando di fatto la vita

in Palestina.

Chiara De Noia

 

GAZA

La belva umana

tace la sua brutale violenza.

Nega cibo, nega acqua

a suon di mitragliatrice

ai poveri diseredati

della Striscia di Gaza.

Nulla vale l’indignazione

di chi si fa portavoce

del Popolo di Palestina

Ogni giorno a cinquanta

salgono le vittime di Gaza.

La belva si fa scudo

dell’Olocausto subito,

per infliggere ai sopravvissuti di Palestina

ogni sorta d’infamia

avverso brandelli d’umanità.

 

PALESTINA LIBERA

Nulla è valso, anni di lotte vociando:

“Libera Palestina”

L’ecatombe è avvenuta

Genocidio è compiuto un Popolo inerme, ha pagato.

L’ingordo strapotere del Sionismo

La volontà omicida di un Netanyahu assassino,

che con gli U.S.A., e gli Stati Europei,

Hanno negato gli interessi politici ed economici

Della vendita di armi, ad Israele contro la Palestina.

Salpano le navi

Per soccorrere i Palestinesi sopravvissuti

Portando loro cibo e acqua.

Non sappiamo però giungeranno in Palestina.

Già li minacciano di arresti

Per terrorizzare , chi della lotta pacifista,

Vuole diffondere la vita, contro la morte.

 

Cinzia Manetti

 

Ti ho visto

Ti ho visto intriso di dolore,

gli occhi spenti incollati a terra,

le membra dilaniate,

tra palazzi sventrati a Kiev.

 

Ti ho visto tra i boati di esplosioni,

inghiottito dalle macerie

come brandello usato,

mentre stringevi nel pugno terra di Palestina.

 

Ti ho visto mentre carezzavi

grida di bimbi impauriti nella notte,

invasa dalle bombe intelligenti

nel cielo di Baghdad.

 

Ti ho visto tra le preghiere dei migranti,

mentre l’eco della tempesta,

s’infrangeva sugli scogli

annegato in mare fra mille inermi creature.

 

Ti ho visto nell’eco delle pietre d’inciampo,

deportato nei campi di sterminio,

ridotto in cenere, senza dignità,

fluire nella Storia che inesorabile si ripete.

 

Urla mute di un’Umanità ferita

che mordono la coscienza,

e si confondono con il rumorio del Mondo,

lasciandoci alla deriva.

 

Ti ho visto, lo sguardo muto, incollato al telegiornale,

nella anestesia indifferente del Mondo,

impotente dinanzi all’orrore

e sazio di miraggi senza un domani.

 

Sarò alito di vento

Sarò alito di vento nella luce del mattino,

che accarezza lieve le pieghe dell’anima,

quando miri quieto e immobile l’orizzonte.

Tu mi sentirai.

 

Sarò nelle onde che s’infrangono negli antichi graniti,

Là dove si respira ancora l’aurea infinita del mare,

nei lunghi silenzi dispersi negli ampi cieli azzurri,

Tu mi sentirai.

 

Vivrò ancora nelle pietre color miele,

conficcate nella cruda terra,

sarò turgida, viva, senza limiti e confini.

Tu mi sentirai.

 

Non ricordarmi tra inanimate e pallide pareti,

nei meandri di dolore accecanti,

nei letti vuoti e freddi, senza forza né fiato

Non sono lì.

 

Tra orizzonti desolati,

impermanenti e senza futuro,

nelle strade che raccolgono i passi stanchi.

Non sono lì.

 

Cercami nel calore che riscalda mani sincere,

nell’onda di sorrisi di genti, fiere e umili,

che incontrerai lungo il cammino.

Io per sempre sarò lì.

 

Sarò Amore e nuova Luce nel Cuore.

Abiterò in te, in ogni sorriso,

nelle orme d’Amore che diffonderai.

 

Sarò alito di vento

e Luce diffusa del mattino.

che adesso e per sempre in te vivrà.

Luce infinita, oltre Noi.

 

Oltre lo specchio della coscienza

 Noi anime inquiete, erranti, come schegge impazzite,

ci muoviamo smarriti

nel limbo di un freddo Universo dilaniato da guerre e violenze.

Nell’anestesia di fiacche coscienze, atrocemente rotoliamo

nello sciabordio dell’anima, in pattumiere strapiene,

di vuote inutilità materiali e virtuali.

Indifferenti ci muoviamo nella notte, in un caos di sentimenti soffocati,

di cuori congelati,

che pendono nel vento come fili di marionette, mosse da onnipotenti burattinai.

Oltre lo specchio della coscienza,

riflessi nel mare di anonimi recessi dell’anima, abitano le mani ruvide dei nostri padri,

il sudore delle fronti,

che bagnano l’amara terra.

La voce e le nobili gesta di resilienti eroi, che aspergono il cuore con semi di speranza, in vortici di compassione e solidarietà,

vivi come bagliori nell’oscurità,

che illuminano il silente cammino del vero “Io”.

Anime libere e indomite con fede accesa, come fari nella notte,

destano coscienze distratte e assopite, e gridano nel silenzio

il desiderio di Pace e d’Amore, di un’Umanità ferita.

Armonia spirituale d’intense vibrazioni d’Amore che nutrono la fiamma interiore.

Bellezza eterna che abbraccia sorsi di Vita, e disseta il miracolo Divino dell’Esistenza, di un Mondo senza più luce.

 

Concetta Rundo

 

(1)

Un novilunio,

acerbo,

sull’almanacco.

Le mele andate a male

sul tavolo della cucina,

un romanzo Sellerio

dimenticato sulla sedia.

 

Di spalle

mi sembri più forte,

i capelli raccolti sulla nuca:

la mia stanza tutta per me.

Un ciuffo di lavanda

sbuca dalla tasca,

un bouquet di sposa:

è per me che l’hai raccolto?

 

Portami a cercare lumache,

quando il cielo piove

e benedice.

All’ombrello ci penso io,

ho polsi saldi

e ciglia avviluppate.

 

Mi ringrazi per il pane

condito con niente,

io ti perdono la gioia

della mia disobbedienza.

 

(2)

Gli occhi ti mangio

con gli occhi.

Da bere,

un calice di quello

che inciampa sulla lingua.

Il vino ti fa arrossire,

preferisci l’uva bianca.

 

Sei nata oggi,

per me,

mentre le giornate

si allungano un po’.

Un po’

come il tuo rimmel sulle ciglia,

come l’orlo sul ginocchio,

un po’.

Tu mi vesti

mi profumi

mi migliori.

Le spalline

per stare più dritta,

la cipria

dopo notti insonni.

 

Tu mi calmi

mi accompagni

mi sfami.

I fiori di zucca

per non invecchiare,

la tovaglia buona

che sa di bucato.

 

Le mani ti tengo

con le mani,

come una promessa

ti ingoio.

Ora e per sempre

mi prendo cura di te.

 

(3)

Come se il mondo

penda dalle mie labbra,

di più ancora

se sono secche,

il rossetto incrostato.

Sull’imprudenza

ho scritto il mio vangelo

e sacchi accatastati

di occasioni di meraviglia.

Un mugnaio alle prese

con i miei propositi,

mette in salvo quelli buoni

dalla zizzania

e da saturno contro.

Lui lavora per coscienza,

io mi ingravido per passione.

Semi vuoti,

seni vuoti,

ventre al riparo,

coscienza allo sbando.

Mi annaffio da me,

a forza di zibibbo

di sillabari

e vetro a perdere.

In case di fieno,

a tempo pieno,

ho trovato pane

latte

e refugium peccatorum.

Dal peccato

si torna sempre

un po’ più giovani,

l’anima in trastulli

e il muso alla finestra.

Amo

le gestazioni

tra anima e corpo

di magnifica imperfezione.

 

Le liriche (1), (2) e (3) sono contenute nell’opera Madonne con la Polaroid, edita da Siké edizioni, 2023.

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