Daniela Sari
Chagall
Vieni mia amata
ci attende una passeggiata.
Sarà un volo
mano nella mano.
Per te
ho sparso semi,
che aspettano il tuo passo per fiorire.
Sarà una grande festa
con capre e mucche alate
e suonatori di violino,
e sirene volanti
e cascate di colori da indossare.
La mia arte non è scrivere romantici versi,
io dipingo sogni e poesie
per te mia musa,
mio amore,
sogno e poesia vivente
della mia vita.
Illusione
Un grappolo d’uva
era il tuo amore.
Mi porgervi un acino alla volta
e io non avevo più fame,
sazia e traboccante di dolcezza.
Ebbra
assaporavo avida
ogni goccia
del tempo che quieto scorreva.
Non ho colto i semi della caduta
e celata mi era la tua mano
che offriva un nuovo frutto.
Il dolce nettare
si è trasformato in veleno,
io una foglia secca
avvizzita e accartocciata,
da calpestare e sbriciolare.
Cecità
Accecante,
come guardare
il sole negli occhi
è stato il tuo amore.
Mi sono esposta
senza protezione.
Poi il tramonto,
il buio
e io sto ancora barcollando.
Diego Vecchi
Senza titolo
Solo una piuma
Che se ne va
Dalle rocce calde
Se ne va
Il resto non conta.
Il tempo
Il tempo si è dilatato
Nel tempo di un occhio scintillante
I sensi vagano tra anestesia e cortisone
Tutto nell ordine proprio
Tu cucini
Un altro spegne il fuoco
Dei tuoi unici fagioli al sugo
I girasoli sfioriscono lenti lenti
Dalle incrostate finestre di tufo
Tutto, sfiorisce lento lento
Al passar dei tuoi pesanti veli.
Donne e ponti
Una puttana è una puttana
Non tira fuori l amore
Un ponte è un ponte
Non importa se è sospeso
Porta solo macchine e persone
Da una parte d aria all altra
Un polmone è un polmone
Finché resiste agli attacchi esterni
Ci fa restare vivi
Tu, sei tu
Nelle tue mille sfaccietature
E, se non resisti
Muori.
Domenico Tonziello (Secondo classificato al premio)
Io non ho più scarpe
Io non ho più scarpe.
Le ha prese il fuoco,
insieme ai miei piedi.
Correvo, ricordi?
Dietro un pallone bucato,
sopra le pietre,
tra i vetri e i resti dei muri.
Ora non corro più.
Mi hanno avvolto in un lenzuolo bianco,
non respiro, non vedo più il sole.
La mamma urlava,
mi stringeva il braccio,
ma il braccio non c’era.
Il cielo era tutto fumo,
e anche dio si è voltato.
Avevo solo sei anni,
e un sogno grande come il mare.
Volevo fare il medico.
O il panettiere,
per dare il pane ai bambini più tristi di me.
Ma è arrivata la guerra.
Senza volto, senza cuore.
Ha bussato al tetto,
e il tetto è caduto.
Ora dormo sotto la terra,
ma vi sento.
Sento il pianto di mio padre,
la voce rotta di mia sorella,
le domande che nessuno risponde.
Perché?
Perché io?
Perché noi?
Quando piove,
solo la mia infanzia torna a cercarmi.
Ma non trova più niente.
Solo polvere,
solo silenzio…
e un orsacchiotto bruciato
vicino al mio cuore,
una scarpa spaiata che mi somiglia,
la mia foto tra le mani di mamma,
e il mondo… che ha chiuso gli occhi.
Aveva un nome
Aveva un nome, e una luce tra le ciglia,
ma in casa sua calava un buio lento.
Il volto acceso come meraviglia,
nascondeva un dolore senza intento.
Vestiva i giorno come una parata,
mentre il silenzio la legava piano.
Ogni carezza, fredda e calibrata,
nascondeva una stretta di tiranno.
Diceva: “tutto bene”, ma non lo era,
celava lividi con fard e scuse.
Nessuno immaginava la galera
Dietro le tende chiuse e le scuse.
Lui la chiamava amore, ma era gelo,
un nome usato per segnarle il fiato.
Le aveva tolto sogni, voce e cielo,
le aveva fatto il cuore disabilitato.
Morì così, nel buio più preciso,
con l’ultima parola tra le dita.
Nessuno la sentì, nessun sorriso
Poteva salvarle il battito e la vita.
E adesso resta il nome sulla pelle
di chi la amava e adesso non la sente.
Una fotografia, due righe belle,
e il tempo che diventa indifferente.
Ma finche esiste chi la può cantare,
non sarà polvere e memoria.
Chi uccide crede di poter strappare,
ma a volte resta viva la sua storia.
Infibulazione
Nel più bel fiore della giovinezza,
un espianto nel terrore
e un pianto di amarezza.
Punti di sutura,
e grida a squarciagola
che volano nell’aria,
bambine infibulate in terre martoriate
da una pratica ultra millenaria.
Mamma, perché permetti questo,
la natura mi ha creata per amare
in modo naturale,
se mi ami, non farmi infibulare.
Dio non lo vorrebbe,
lo ha inventato qualche avo
che non crebbe.
Vorrei sparire da questa terra tanto amara,
ma ormai è arrivata la mia ora,
spero che non mi facciate troppo male.
Grido a te Signore mio,
il dolore è tanto forte,
portami con te portami via,
meglio la morte.
Mamma, mi brucia tanto,
non posso far pipì,
vorrei sapere il perché di questo espianto
e cucita proprio tutta lì.
È confusa la mia mente,
ero gioiosa e sorridente,
m’avete tolto il cuore del piacere
e stretta la rabbia fra i miei denti.
L’anima mi sanguina e non posso tollerare,
abbandonate lame e gl’ideali,
non fate più a nessuna questo male.
Non tagliate prati in piena fioritura,
alle vite nuove che son nate,
riservate altro futuro.

