Fabrizio Romeo
Vorrei mancarti
Vorrei mancarti tra i vuoti di queste pareti
vorrei conoscere dove custodivi i tuoi segreti
nel buio sei una piccola luce che piano scompare
vorrei mancarti adesso che ho imparato a dare.
Imparare ad asciugare le tue lacrime piene di sale
domare i miei spettri per non sentirmi banale
immergermi nelle profondità del tuo amore
poi risalire, rubare la luce alle stelle, donarti il mio cuore.
Vorrei mancarti perché non ho smesso mai di amarti
vorrei sentirti, sfiorarti, provare ancora ad abbracciarti
e nei silenzi di questa notte mai così scura
scrivo per te, anima dolce e pura.
In questo viale raccolgo i frammenti dei tuoi sentimenti
vorrei mancarti, se ciò che sento è quello che tu senti
sguardi assenti, occhi che diventano stelle cadenti
seguo i tuoi passi, vivo all’ombra dei miei pentimenti.
Emozioni fragili che cadono come foglie dorate dagli alberi
si posano sui sentieri, calpestati dai miei desideri
vorrei mancarti quando spegni la luce e ti senti sola
forse mi pensi, il sentimento vero non vola.
Vorrei mancarti, guarire questa tua ferita profonda
provare a non infrangersi come fa un’onda
riuscire a cancellare ogni mio peccato
perché in fondo il mio cuore ti ha sempre amato.
Nella lettera di Maria
Ti desidero dal profondo tra le note di questo pianoforte
la bellezza che pervade il tuo corpo in ogni sua parte
sei vita, splendi più di un diamante appena nato
ti ho vista e il mio cuore ti ha già amato.
Ci sorride la luna che affiora sopra l’incantevole Messina
mentre sfioro i tuoi capelli oro come quelli della madre regina
voglio proteggerti, chiedo benedizione alla madonnina
il tuo abito acquamarina fa da cornice a questa meravigliosa cartolina.
Guardo il cielo, le sue costellazioni, le stelle del cigno che brillano lassù
mi avvicino, lentamente, mentre osservi con il tuo nasino all’insù
ti bacio con leggerezza, affronto la mia timidezza
e il tuo sguardo che nascondi fa mergere un lieve senso di tristezza.
Vorrei cambiare il tuo passato e chi non hai mai perdonato
la famiglia che non ti ha mai amato, ridarti quel figlio tanto desiderato
quel cuoricino che batteva dentro di te fino a quella notte
nell’aria rimembrano frammenti di ricordi che la tua mente combatte.
Sii rondine che nelle avversità dei venti cambia direzione
amami senza pregiudizio, fai dell’amore la tua più grande vocazione
rievoca le esperienze contro ogni forma di sopraffazione.
Nella notte, avvolti dalle emozioni di questo viaggio di vita così contorto
nella lettera di Maria noi troviamo conforto
e il nostro amore guardando il mare trova trasporto.
Nel buio
Guardo queste foto che rievocano un brivido di paura
quando da bambino nel buio immaginavo una creatura
fantasie infantili che si infrangono all’alba di un’altra età
quando il buio non significava la perdita della mia metà.
Nella mia vita è buio quando non sento la tua presenza
quando nell’aria non affiora la tua essenza
è un universo all’inverso senza stelle e finito
è un cuore senza battiti da cui nasce un sentimento smarrito.
È buio quando ti perdi in un labirinto di insicurezze e non sai più chi sei
non vedere più i tuoi occhi che consolano i miei
è buio quando sento la tua voce in lontananza
quando non ci sei ma sento il tuo profumo in questa stanza.
È buio quando ascolto la nostra canzone preferita
quando raccolgo il tuo fiore, la tua margherita
quando sfioro il tuo abito bianco che sul letto lasciasti
è buio quando penso alla tua purezza e al dolore che provasti.
Nel buio del cielo immagino il passaggio di una cometa
si allinea al nostro pianeta, mi ricorda quanto il tuo amore mi completa
è buio quando nel silenzio non sento il tuo respiro
è buio quando le tue preoccupazioni si estendono in un sospiro.
È buio quando nel buio chiudo gli occhi e provo a immaginarti
quando sono solo in questo letto e fingo di abbracciarti
ma non ci sei, perché nel buio ho imparato a rinascere come una fenice
ad essere forte e a fare finta di essere felice.
Felice Palamara
Ingratitudine
D’ Ingratitudine il mondo è pieno
talvolta si trasforma in veleno
dove il tutto vien distrutto
dove il bello vien visto brutto.
È impossibile cancellare
puoi dimenticare ma non rasettare
poiché il passato ormai è storia
il cattivo pensiero è solamente una scoria.
L’ ingratitudine tutto frantuma
come una tarma tutto consuma
come se fosse smemorato
pur di vista accecato.
Talvolta spezza anche ogni legame
quel vissuto come se fosse un letame
poiché ormai si vive per interesse
dimenticando il tutto con le sue promesse.
L’ ingrato vive solo di egoismo
più che di bontà di falso buonismo
plagia con le sue belle parole
mentre i suoi gesti di ingratitudine provocano dolore.
Un vocabolario scarno
Scarno il vocabolario
quasi funerario,
parole cancellate
del tutto annacquate.
La parola rispetto
ormai chiusa in un cassetto,
non si sa nemmeno cosa sia
prendendo sopravvento la bugia.
Il vocabolo amore
ormai è un insieme di parole,
ove mancano i fatti
ed i sani contatti.
Per non parlare dell’accoglienza
che talvolta è solo apparenza,
ove si parla soltanto
solo per un proprio vanto.
Il vocabolo perdono
è completamente in abbandono,
non si sa cosa sia
tant’è vero che stato gettato via.
Ci si dimentica della compassione
verso l’altro manca l’ attenzione,
il posto è stato rubato dall’ egoismo
così anche dal narcisismo.
Anche la parola fraternità
si usa solo per comodità,
non si conosce il significato
purtroppo è un vocabolo solo abusato.
Ancor peggio la parola amicizia
gettata nell’immondizia,
talvolta solo per un tornaconto
scarno di amore e di confronto.
Il vocabolo bene
si usa solo se conviene
ci si dimentica così facilmente
perché non si è più coerente.
Nel vocabolario umano
c’è poco di cristiano,
vocaboli ormai cancellati
ancor peggio dall’ io violentati.
La speranza
La Speranza è come nave
che solcando le onde del mare
tra tempeste e bonacce
non teme minacce.
Un soffio che spinge il veliero
portando sui lidi il passeggero
quel soffio misterioso
quasi silenzioso.
Come un sole infuocato
che vince il ciel annebbiato
con la luce e il suo calore
trasformando ogni dolore.
Come acqua zampillante
fresca e dissetante
che ridona vita
a quella terra inaridita.
Come scalatori di monti
attenti e pronti
senza arrendersi ad ogni ostacolo
tra sudor e fatica per gustare lo spettacolo.
La Speranza è un non arrendersi
anche se difronte alle difficoltà si è immersi
se pur il buio ci avvolge
ogni bufera prima o poi a termine volge.
Franca Donà (vincitrice del Premio)
Saudade
Non si cancella sai, il volo delle rondini
il loro dire sui girotondi senza età
l’ebbrezza che non conosce ostacoli.
Ho dentro agli occhi il tocco delle ali
la metamorfosi che conta i cicli della vita
e scioglie i nodi stretti nella ruggine di ieri.
Sai, non conosce inganno il cielo
non mente all’emozione d’un rintocco
e mi sorprende ancora nell’alba consegnata
all’incanto dei bagliori, tra fiori stropicciati
dai rapidi profumi e la saggezza consacrata dell’ulivo.
Una conchiglia di luce mi racchiude
e assaporo l’ attimo – saudade–
mi sussurra azzurra l’aria
saudade – è nel volo delle rondini.
Forse sono rinata, ora,
e non sapevo d’esser morta.
Ti porto con me
Stretta tra le betulle l’ombra del sentiero
s’inerpica ai miei passi, lieve,
e il vento corre nel tintinnio delle foglie
come quando eri voce, come in questa luce
improvvisa nell’azzurro tra i rami
ti porto con me, in questa quiete dintorno
in questa quiete che anelo da sempre
su per la curva dei prati che culla il silenzio
tra le infiorescenze di bulbi violetti
e il rapido guizzo del ruscello fra i sassi
ti porto con me, verso le cime ghiacciate del Rosa
sulle dune splendenti dal bianco accecante
tra gli orizzonti ove tremano gli echi
in quella cattedrale di monti e di cielo,
nella liturgia del giorno che nasce
nella memoria di te, che ritorni.
Val d’Ayas, 16 luglio 2025 – sei anni senza te, mamma
Tra queste quattro nuvole
Siamo qui tra queste quattro nuvole
a scrivere col fiato sopra i muri
un pugno di ricordi, e masticare fumo
che il fuoco della gloria già si è spento.
Siamo cresciuti al vento dei papaveri
la falce in una mano e il verso del martello,
la liturgia spiccia di un bicchiere
il pane da spezzare in parti uguali
e poco tempo resta per pregare.
La schiena sulla terra,
guardavo rondini volare
il cielo colmo del fragore delle onde
e vele chiare a punteggiare impronte.
Pellegrini d’altri viaggi, lidi,
lontano dai quadretti del mio mare
un riso amaro dentro gli argini
e ruvidi confini dai tramonti opachi.
Lasceranno il canto delle pietre
l’eco distratta di un vento
che getta reti nel mare più profondo,
pescando uomini assetati di salvezza
colpevoli di aneliti a un altrove,
un altro cielo, un porto,
un nido nuovo per le rondini.

