Si pubblicano le poesie di Fabrizio Romeo, Felice Palamara e Franca Donà (vincitrice del Premio) in merito al Premio Pierluigi Galli 2025

Data:

 

Fabrizio Romeo

 

Vorrei mancarti

Vorrei mancarti tra i vuoti di queste pareti

vorrei conoscere dove custodivi i tuoi segreti

nel buio sei una piccola luce che piano scompare

vorrei mancarti adesso che ho imparato a dare.

Imparare ad asciugare le tue lacrime piene di sale

domare i miei spettri per non sentirmi banale

immergermi nelle profondità del tuo amore

poi risalire, rubare la luce alle stelle, donarti il mio cuore.

Vorrei mancarti perché non ho smesso mai di amarti

vorrei sentirti, sfiorarti, provare ancora ad abbracciarti

e nei silenzi di questa notte mai così scura

scrivo per te, anima dolce e pura.

In questo viale raccolgo i frammenti dei tuoi sentimenti

vorrei mancarti, se ciò che sento è quello che tu senti

sguardi assenti, occhi che diventano stelle cadenti

seguo i tuoi passi, vivo all’ombra dei miei pentimenti.

Emozioni fragili che cadono come foglie dorate dagli alberi

si posano sui sentieri, calpestati dai miei desideri

vorrei mancarti quando spegni la luce e ti senti sola

forse mi pensi, il sentimento vero non vola.

Vorrei mancarti, guarire questa tua ferita profonda

provare a non infrangersi come fa un’onda

riuscire a cancellare ogni mio peccato

perché in fondo il mio cuore ti ha sempre amato.

 

Nella lettera di Maria

Ti desidero dal profondo tra le note di questo pianoforte

la bellezza che pervade il tuo corpo in ogni sua parte

sei vita, splendi più di un diamante appena nato

ti ho vista e il mio cuore ti ha già amato.

Ci sorride la luna che affiora sopra l’incantevole Messina

mentre sfioro i tuoi capelli oro come quelli della madre regina

voglio proteggerti, chiedo benedizione alla madonnina

il tuo abito acquamarina fa da cornice a questa meravigliosa cartolina.

Guardo il cielo, le sue costellazioni, le stelle del cigno che brillano lassù

mi avvicino, lentamente, mentre osservi con il tuo nasino all’insù

ti bacio con leggerezza, affronto la mia timidezza

e il tuo sguardo che nascondi fa mergere un lieve senso di tristezza.

Vorrei cambiare il tuo passato e chi non hai mai perdonato

la famiglia che non ti ha mai amato, ridarti quel figlio tanto desiderato

quel cuoricino che batteva dentro di te fino a quella notte

nell’aria rimembrano frammenti di ricordi che la tua mente combatte.

Sii rondine che nelle avversità dei venti cambia direzione

amami senza pregiudizio, fai dell’amore la tua più grande vocazione

rievoca le esperienze contro ogni forma di sopraffazione.

Nella notte, avvolti dalle emozioni di questo viaggio di vita così contorto

nella lettera di Maria noi troviamo conforto

e il nostro amore guardando il mare trova trasporto.

 

Nel buio

Guardo queste foto che rievocano un brivido di paura

quando da bambino nel buio immaginavo una creatura

fantasie infantili che si infrangono all’alba di un’altra età

quando il buio non significava la perdita della mia metà.

Nella mia vita è buio quando non sento la tua presenza

quando nell’aria non affiora la tua essenza

è un universo all’inverso senza stelle e finito

è un cuore senza battiti da cui nasce un sentimento smarrito.

È buio quando ti perdi in un labirinto di insicurezze e non sai più chi sei

non vedere più i tuoi occhi che consolano i miei

è buio quando sento la tua voce in lontananza

quando non ci sei ma sento il tuo profumo in questa stanza.

È buio quando ascolto la nostra canzone preferita

quando raccolgo il tuo fiore, la tua margherita

quando sfioro il tuo abito bianco che sul letto lasciasti

è buio quando penso alla tua purezza e al dolore che provasti.

Nel buio del cielo immagino il passaggio di una cometa

si allinea al nostro pianeta, mi ricorda quanto il tuo amore mi completa

è buio quando nel silenzio non sento il tuo respiro

è buio quando le tue preoccupazioni si estendono in un sospiro.

È buio quando nel buio chiudo gli occhi e provo a immaginarti

quando sono solo in questo letto e fingo di abbracciarti

ma non ci sei, perché nel buio ho imparato a rinascere come una fenice

ad essere forte e a fare finta di essere felice.

 

Felice Palamara

 

Ingratitudine 

D’ Ingratitudine il mondo è pieno

talvolta si trasforma in veleno

dove il tutto vien distrutto

dove il bello vien visto brutto.

 

È impossibile  cancellare

puoi dimenticare ma non rasettare

poiché il passato ormai è storia

il  cattivo pensiero è solamente una scoria.

 

L’ ingratitudine tutto frantuma

come una tarma tutto consuma

come se fosse smemorato

pur di vista accecato.

 

Talvolta spezza anche ogni legame

quel vissuto come se fosse un letame

poiché ormai si vive per interesse

dimenticando il tutto con le sue promesse.

 

L’ ingrato vive  solo di egoismo

più che di bontà di falso buonismo

plagia con le sue belle parole

mentre i suoi gesti di ingratitudine provocano dolore.

 

 

Un vocabolario scarno 

Scarno il vocabolario

quasi funerario,

parole cancellate

del tutto annacquate.

 

La parola rispetto

ormai chiusa in un cassetto,

non si sa nemmeno cosa sia

prendendo sopravvento la bugia.

 

Il vocabolo amore

ormai è un insieme di parole,

ove mancano i fatti

ed i sani contatti.

 

Per non parlare dell’accoglienza

che talvolta è solo apparenza,

ove si parla soltanto

solo per un proprio vanto.

 

Il vocabolo perdono

è completamente in abbandono,

non si sa cosa sia

tant’è vero che stato gettato via.

 

Ci si dimentica della compassione

verso l’altro manca  l’ attenzione,

il posto è stato rubato dall’ egoismo

così anche dal narcisismo.

 

Anche la parola fraternità

si usa solo per comodità,

non si conosce il significato

purtroppo è un vocabolo solo abusato.

 

Ancor peggio la parola amicizia

gettata nell’immondizia,

talvolta solo per un tornaconto

scarno di amore e di confronto.

 

Il vocabolo bene

si usa solo se conviene

ci si dimentica così facilmente

perché non si è più coerente.

 

Nel vocabolario umano

c’è poco di cristiano,

vocaboli ormai cancellati

ancor peggio dall’ io violentati.

 

 

La speranza

La Speranza è come nave

che solcando le onde del mare

tra tempeste e bonacce

non teme minacce.

 

Un soffio che spinge il veliero

portando sui lidi il passeggero

quel soffio misterioso

quasi silenzioso.

 

Come un sole infuocato

che vince il ciel annebbiato

con la luce e il suo calore

trasformando ogni dolore.

 

Come acqua zampillante

fresca e dissetante

che ridona vita

a quella terra inaridita.

 

Come scalatori di monti

attenti e pronti

senza arrendersi ad ogni ostacolo

tra sudor e fatica per gustare lo spettacolo.

 

La Speranza è un non arrendersi

anche se difronte alle difficoltà si è immersi

se pur il buio ci avvolge

ogni bufera prima o poi a termine volge.

 

 

Franca Donà (vincitrice del Premio)

 

Saudade       

Non si cancella sai, il volo delle rondini

il loro dire sui girotondi senza età

l’ebbrezza che non conosce ostacoli.

Ho dentro agli occhi il tocco delle ali

la metamorfosi che conta i cicli della vita

e scioglie i nodi stretti nella ruggine di ieri.

Sai, non conosce inganno il cielo

non mente all’emozione d’un rintocco

e mi sorprende ancora nell’alba consegnata

all’incanto dei bagliori, tra fiori stropicciati

dai rapidi profumi e la saggezza consacrata dell’ulivo.

Una conchiglia di luce mi racchiude

e assaporo l’ attimo – saudade

mi sussurra azzurra l’aria

saudade – è nel volo delle rondini.

Forse sono rinata, ora,

e non sapevo d’esser morta.

 

 

Ti porto con me

Stretta tra le betulle l’ombra del sentiero

s’inerpica ai miei passi, lieve,

e il vento corre nel tintinnio delle foglie

come quando eri voce, come in questa luce

improvvisa nell’azzurro tra i rami

 

ti porto con me,  in questa quiete dintorno

in questa quiete che anelo da sempre

su per la curva dei prati che culla il silenzio

tra le infiorescenze di bulbi violetti

e il rapido guizzo del ruscello fra i sassi

 

ti porto con me, verso le cime ghiacciate del Rosa

sulle dune splendenti dal bianco accecante

tra gli orizzonti ove tremano gli echi

in quella cattedrale di monti e di cielo,

nella liturgia del giorno che nasce

nella memoria di te, che ritorni.

Val d’Ayas, 16 luglio 2025 – sei anni senza te, mamma

 

 

Tra queste quattro nuvole          

Siamo qui tra queste quattro nuvole

a scrivere col fiato sopra i muri

un pugno di ricordi, e masticare fumo

che il fuoco della gloria già si è spento.

Siamo cresciuti al vento dei papaveri

la falce in una mano e il verso del martello,

la liturgia spiccia di un bicchiere

il pane da spezzare in parti uguali

e poco tempo resta per pregare.

La schiena sulla terra,

guardavo rondini volare

il cielo colmo del fragore delle onde

e vele chiare a punteggiare impronte.

Pellegrini d’altri viaggi, lidi,

lontano dai quadretti del mio mare

un riso amaro dentro gli argini

e ruvidi confini dai tramonti opachi.

Lasceranno il canto delle pietre

l’eco distratta di un vento

che getta reti nel mare più profondo,

pescando uomini assetati di salvezza

colpevoli di aneliti a un altrove,

un altro cielo, un porto,

un nido nuovo per le rondini.

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