E’ stato, all’inizio inaspettatamente, uno dei classici più amato del Novecento, il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry. Apparentemente fiaba per bambini, ha affascinato per decenni il mondo degli adulti con la sua visione ricca di fantasia delle cose del mondo e, in particolare, delle persone e delle relazioni. Una visione che ha affascinato per la sua fiabesca enunciazione di un modo di vedere che contraddice la realtà del mondo. (Quasi una fascinazione dell’impossibile. Per analogia richiama alla mente una immagine di impiegati, in pausa dalla grigia routine quotidiana, in vano e trasognato ascolto della canzone di Vasco Rossi “Voglio una vita spericolata”).
Con la consueta riconosciuta abilità nel tessere trame di parole poetiche e avvincenti, Corrado D’Elia si è immaginato una continuazione del famosissimo incontro nel deserto tra l’aviatore e il bimbo. Ora al Teatro Litta di Milano (dal 10 al 21 dicembre) è il figlio ormai maturo dell’aviatore, interpretato da Corrado D’Elia, che torna per un incontro molto desiderato. Ma è molto diverso il mondo che il Piccolo Principe, ben restituito nelle mosse e negli atteggiamenti infantili da Chiara Salvucci, ora osserva con il suo sguardo solo apparentemente ingenuo.
In passato aveva incontrato personaggi singolari: il vecchio re solitario, il vanitoso, l’ubriacone, l’uomo d’affari, il lampionaio, il geografo.
Ora le figure sono cambiate. Ciascuna è una rappresentazione figurata delle soluzioni che l’umanità si sta vanamente dando per placare le proprie ansie interiori.
I momenti iniziali dello spettacolo, accompagnati dalla dolcezza di The Sound of Silence, eterna canzone di Simon e Garfunkel (che compie 60 anni!), sono ispirati dalla tenerezza del dialogo del nuovo incontro.
Per questo è con sgradevole violenza che irrompono gli spezzoni video dell’Influencer (come gli altri personaggi, interpretato da Flavio Innocenti). In maniera sguaiata e insistita esprime la disperata necessità (è quello che davvero conta!) di mostrarsi per essere visti, nella impossibilità dolorosa di essere autenticamente se stessi.
Il pattugliatore dei confini, invece, esprime la paranoia costante del bisogno di alzare mura e difendere i confini, anche se non si sa da quale minaccia.
Il Custode del Tempo, nella sua ossessiva attività di pianificazione, pretende che tutto “venga fatto accadere” secondo tempi spasmodicamente prestabiliti, senza spazi per fantasia, sorprese, immaginazione. Non può mancare, parente del personaggio di Antonio Albanese, il Politico, inesauribile dispensatore di promesse rivolte non più a degli elettori votanti, ma a un pubblico.
Tenta vanamente di interloquire, il Piccolo Principe, spesso esprimendosi in Dadish, la lingua inventata, eco poetica dell’infanzia e della sua innocenza senza età. Agli adulti, resta la fatica feconda di un esercizio esigente: riconoscersi, con onestà, negli eccessi, nelle paure e nelle fragilità dei personaggi incontrati.
Del resto, è questo che fa paura e smarrisce. Quello che il Piccolo Principe impara nel dialogo con un camaleonte: la vita è trasformazione continua. Tuttavia, anche se ad ogni nuovo incontro ci si trova diversi, i legami tra le persone non si estinguono. E, quando è necessario lasciarsi, lo si fa ben sapendo che “la mancanza non consuma il cuore, ma lo allena all’Amore”.
Lo spettacolo ce lo ricorda, toccando le corde del cuore sulle note struggenti di Father and Son di Cat Stevens.
“Questo nuovo Piccolo Principe racconta il mondo di oggi con la stessa purezza con cui il suo predecessore ci parlò ottant’anni fa, e ci invita, ancora una volta, a guardare con occhi capaci di meraviglia, perché, come ricorda la sua voce lieve, l’essenziale continua a essere invisibile agli occhi”.
Guido Buttarelli
Il ritorno del Piccolo Principe
Teatro Litta di Milano dal 10 al 21 dicembre
Regia e drammaturgia di Corrado d’Elia
con Corrado d’Elia, Chiara Salvucci e Flavio Innocenti
Scene, grafica e disegno luci Chiara Salvucci
Assistente alle scene Luna Maiore
Tecnica luci Francesca Bracaccio
Costumi Giulia Giovannelli
Tecnico audio Gabriele Copes
Filmmaker Alberto Sansone
audio Gabriele Copes
produzione Compagnia Corrado d’Elia

