Una vedova del Settecento che parla al presente

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Una commedia del Settecento che parla con sorprendente chiarezza al presente. La vedova scaltra di Carlo Goldoni, andata in scena lo scorso 13 dicembre, al Teatro delle Muse di Ancona,  nella regia e nell’adattamento di Giancarlo Marinelli, si conferma un testo di rara intelligenza teatrale, capace di attraversare i secoli senza perdere mordente. Lo spettacolo, prodotto dalla Compagnia Molière – Teatro Quirino Roma in coproduzione con Richard Caillar Prod, Fimalac Entertainment e Arts Live Entertainment, con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, arriva nelle Marche dopo un debutto parigino accolto con entusiasmo, inaugurando una lunga tournée italiana.

Al centro della messinscena, Caterina Murino interpreta una Rosaura luminosa e determinata, lontana da ogni cliché. La giovane vedova veneziana non è oggetto di conquista, ma soggetto pienamente consapevole delle proprie scelte: osserva, provoca, mette alla prova. Murino ne restituisce con naturalezza l’ironia e la forza, rendendo evidente quanto Goldoni avesse già intuito una figura femminile moderna, capace di autodeterminarsi in un mondo dominato da convenzioni maschili. La vedova scaltra si colloca infatti in una fase cruciale del percorso goldoniano, quando la riforma del teatro comico è già avviata: l’abbandono delle maschere stereotipate, l’attenzione alla psicologia dei personaggi, il primato dell’intelligenza e della parola anticipano chiaramente figure come Mirandolina de La locandiera, altra protagonista emblematica di un femminile autonomo, ironico e strategico.

Accanto a Murino, Enrico Bonavera, nel ruolo di Arlecchino, conferma la propria statura di interprete di riferimento della maschera: il suo è un personaggio che coniuga rigore tecnico e vitalità scenica, tenendo insieme la tradizione della Commedia dell’Arte e una leggerezza pienamente contemporanea. I quattro pretendenti — incarnati da Giorgio Borghetti, Mino Manni, Patrizio Cigliano e Serena Marinelli — compongono un affresco europeo fatto di stili, accenti e caratteri diversi, in cui la comicità nasce dal confronto tra culture e modelli sentimentali. A impreziosire ulteriormente la narrazione, la partecipazione vocale di Jean Reno, che aggiunge un discreto ma efficace tocco internazionale.

La regia di Marinelli costruisce uno spettacolo rapido, visivo ed elegante, fondato su un ritmo serrato e su invenzioni sceniche mai gratuite. Le scene di Fabiana Di Marco, le videoproiezioni di Francesco Lopergolo e i costumi del Nicolao Atelier Venezia restituiscono una Venezia sospesa tra memoria storica e reinvenzione teatrale, evitando il bozzetto e puntando su una raffinata essenzialità. La scenografia modulabile richiama la tradizione italiana degli allestimenti teatrali del passato, integrandola con un uso misurato delle tecnologie contemporanee, che sottolineano alcuni snodi significativi della drammaturgia, come l’incontro tra Rosaura e Pantalone.

Ne emerge una commedia romantica e brillante, attraversata da equivoci e colpi di scena, che racconta l’intelligenza femminile e la modernità del sentimento. Un Goldoni già pienamente europeo, capace di interrogare il presente con una leggerezza solo apparente. Gli applausi ripetuti del pubblico — rivolti agli interpreti e alla compagnia — sembrano, a tratti, indirizzarsi anche al testo stesso, confermandone una vitalità che il tempo non ha intaccato.

Lo spettacolo rientra nella programmazione di Marche Teatro, sostenuta dal Comune di Ancona – Assessorato alla Cultura, dalla Regione Marche – Assessorato alla Cultura, dal Ministero della Cultura e dalla Camera di Commercio delle Marche, in collaborazione con Banco Marchigiano, FMG Frittelli Maritime Group, Pastificio Luciana Mosconi e CO.PE.MO.

Andrea Carnevali

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