Si pubblicato le liriche di Giovanni Monopoli, Giuseppe Ligresti e Giuseppina Orazzo. (Premio Pierluigi Galli 2025)

Data:

Giovanni Monopoli

 

Favoloso mondo

T’amerò sempre, favoloso mondo

nel desiderio di grande verità

provare a chiudere gli occhi e sognare

dell’intorno esserci tanta serenità.

 

Profuso amore d’un cuore donato

nelle sere a rasentare le notti

coi silenzi a farne compagnia

tra i pensieri che assumono nostalgia.

 

Favoloso mondo, con te

l’essere soli tra rumori invadenti

a disperdere i sogni, la pace

tra le paure d’un dialogo smarrito.

 

S’incammina sola la speranza

un viaggio in solitaria veste

nell’attesa d’una accesa luce

per schiarire il buio dell’anima.

 

Tremula sosta s’accosta incerta,

tu, favoloso mondo svegliar potrai

per indicare l’alba, la giusta via

e prendere per mano

il cammino che sopravanza

col giusto bagaglio e sicura compagnia.

 

 

Gli occhi belli

Parole smorzate, vinte,

c’è solitudine nei movimenti

tu, bambina dagli occhi belli

procedi lentamente, tentenni.

 

Il tuo comunicare con lo sguardo,

barcolli, sei instabile,

non è autismo, il tuo è un ritardo

il rimando al domani

incespica il tuo traguardo.

 

Muta il tuo gene, confonde,

gli occhi belli dicono

lo spegnimento di altri geni

a e, bellissima bambina

il manifesto d’una malattia.

 

La Sindrome di Rett non perdona,

fa dimenticare gli incerti passi

delle mani le articolazioni

una difficile crescita

un ritardo cognitivo a ledere

della vita un evento spontaneo

una mutazione che non condona:

Tu, bimba dagli occhi belli!

 

Il tuo amore per il prossimo, immenso,

saprà vivere con la pioggia e le tempeste

il tuo sguardo saprà dare la luce

saprà essere unico e insostituibile.

 

Un nuovo cuore

Sospesi nel turchino cielo
aleggiano i pensieri
poggiati su bianche nuvole
scorrono parole in preghiera
mentre la mano
afferra i cercati respiri

alla ricerca di un domani lontano.

Essere inermi

ad aggirarsi tra oscure vie

con nebulosi incroci a vedere

il tutto a un filo legato

nell’attesa di un nuovo cuore.

 

Lento battito, sofferente

tachicardico fluire d’un tempo,

d’un tempo oramai senza tempo

tra speranzose frasi

perse nei rivoli della speranza.

 

Sorvolano immagini di distanti figure
a rimembrare paesaggi eccelsi
fotografate impressioni del cuore

a sospirare nell’oblio l’immenso amore

tra le cime innevate della esistenza.

 

Giuseppe Ligresti

Senza titolo

Mi piacerebbe pensare che le primule si aprano
all’imperativo giornaliero credendosi eterne,
sottovalutando le problematiche annesse al tempo,
alla qualsiasi sottomissione per mano d’uomo.

Un po’ come i tram di Milano che nottetempo
vanno a sfidare i binari ferrosi
senza tenere conto degli orari che invertono i sensi di marcia,
le destinazioni, i numeri che confondono i pendolari.

(Da “Quasi come un epitaffio” – Il Convivio Editore 2024)

 

Senza titolo

L’area quasi trapezoidale di Stalingrado
ci dice appena che c’è stato un baccano da quelle parti,
qualcuno pensa subito alle catastrofi bibliche,
ad un’Apocalisse che include più che Sodoma, Gomorra.
Le bombe se non accecano spostano il tempo vicino all’Origine,
vicino alla creazione, ad Adamo con la clava,
a Dio – quando si lambiccava nel cercare
la soluzione ideale per costruire Agrigento.
Sono vivi nell’afa come nel gelo i mulinelli di vento
tra quel che rimane dei templi e degli edifici bombardati.

(Da “Perifrasi della Caduta” – Il Convivio Editore 2023)

 

Senza titolo

Ricordo il ritorno,
quel po’ di Piemonte,
quel po’ di Ciociaria, i gibbi del Lazio,
che ritrovavo nelle distese di lavanda

– la Arabian night

nelle protuberanze del Crocus suaveolens;
in quella volta celeste
impennavano i turbamenti
per quei sorrisi sadici

d’un ritratto di strada,
d’una donna di casa,
lei che usava parole crepuscolari,
lei che a Torino – da Piazza San Carlo –
mi invitava come il Marocchetti
a metterla su un cavallo
per portarmi all’Isola,
per poi, sul discrimine,
mozzarmi le dita.

(Da “Ritagli Antelucani” – N&P Edizioni, Roma – 2014)

 

Giuseppina Orazzo

 

Colpevoli e innocenti

Si profondano dintorno

note libere danzanti,

ieratica l’inquietudine

sorge da uno schermo obliquo:

dal ciel piovono granate

incessante come pioggia,

si sgretola in polvere

il cemento armato

seppellendo in terra

innocenti fiori

flagellando in corpo

tanti Cristi in croce

vittime sacrifiche

di rapaci affamati di potere

o della indifferente brava gente.

Follia è la guerra.

Schegge impazzite

niun raziocinio

han i guerrieri.

Non ci sono domande

non ci sono risposte:

è caos entro e fuor l’anima

per sempre lacerata,

ferita incancrenita

che il tempo non guarisce.

 

Vorrei baciarti

Vorrei baciarti

all’infinito, baciarti.

Perdermi nella tua bocca

com’antro della Sibilla,

prestare orecchio agli oracoli

com’echi di terre lontane

scaldate dal sole

forgiate dal vento.

Perdermi in te come scoglio

affiorante da i flutti,

arso dall’astro nascente.

Respirare la tua pelle

come salsedine

pungente nelle nari.

Stordirmi ancora i sensi

sfamando di te

l’essenza mia.

 

Ninna nanna della pace

Ninna nanna,

giochiamo mamma?

Facciam la conta:

Uno, due, tre..

Tocca a me!

Ninna nanna,

ho fame, mamma!

Di briciole è vuota

la piccol pancia mia.

Ninna nanna,

ho sete, mamma.

Poche gocce ancora

poi il deserto arido.

Ninna nanna,

raccontami, mamma,

di un mondo felice,

di rondini libere

e nuvole bianche.

Ninna nanna,

abbracciami, mamma,

che il freddo mi prende

nella scura tenda.

Ninna nanna,

ho sonno, mamma,

e sognare non voglio

di frastuono di bombe.

Uno, due, tre…

Tocca a te.

Dormi, dormi bambino,

che nel mondo futuro

c’è un bel prato fiorito,

c’è un pan saporito,

c’è l’acqua e c’è il sole,

per sempre l’amore.

Dormi, dormi bambino,

che il mondo futuro

senza bombe e ingiustizia,

senza guerre ma Pace

nei tuoi sogni son già.

Ora dormi, bambino,

ora dormi per sempre,

nel silenzio più eterno

che la terra ti ha dato.

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