Giovanni Monopoli
Favoloso mondo
T’amerò sempre, favoloso mondo
nel desiderio di grande verità
provare a chiudere gli occhi e sognare
dell’intorno esserci tanta serenità.
Profuso amore d’un cuore donato
nelle sere a rasentare le notti
coi silenzi a farne compagnia
tra i pensieri che assumono nostalgia.
Favoloso mondo, con te
l’essere soli tra rumori invadenti
a disperdere i sogni, la pace
tra le paure d’un dialogo smarrito.
S’incammina sola la speranza
un viaggio in solitaria veste
nell’attesa d’una accesa luce
per schiarire il buio dell’anima.
Tremula sosta s’accosta incerta,
tu, favoloso mondo svegliar potrai
per indicare l’alba, la giusta via
e prendere per mano
il cammino che sopravanza
col giusto bagaglio e sicura compagnia.
Gli occhi belli
Parole smorzate, vinte,
c’è solitudine nei movimenti
tu, bambina dagli occhi belli
procedi lentamente, tentenni.
Il tuo comunicare con lo sguardo,
barcolli, sei instabile,
non è autismo, il tuo è un ritardo
il rimando al domani
incespica il tuo traguardo.
Muta il tuo gene, confonde,
gli occhi belli dicono
lo spegnimento di altri geni
a e, bellissima bambina
il manifesto d’una malattia.
La Sindrome di Rett non perdona,
fa dimenticare gli incerti passi
delle mani le articolazioni
una difficile crescita
un ritardo cognitivo a ledere
della vita un evento spontaneo
una mutazione che non condona:
Tu, bimba dagli occhi belli!
Il tuo amore per il prossimo, immenso,
saprà vivere con la pioggia e le tempeste
il tuo sguardo saprà dare la luce
saprà essere unico e insostituibile.
Un nuovo cuore
Sospesi nel turchino cielo
aleggiano i pensieri
poggiati su bianche nuvole
scorrono parole in preghiera
mentre la mano
afferra i cercati respiri
alla ricerca di un domani lontano.
Essere inermi
ad aggirarsi tra oscure vie
con nebulosi incroci a vedere
il tutto a un filo legato
nell’attesa di un nuovo cuore.
Lento battito, sofferente
tachicardico fluire d’un tempo,
d’un tempo oramai senza tempo
tra speranzose frasi
perse nei rivoli della speranza.
Sorvolano immagini di distanti figure
a rimembrare paesaggi eccelsi
fotografate impressioni del cuore
a sospirare nell’oblio l’immenso amore
tra le cime innevate della esistenza.
Giuseppe Ligresti
Senza titolo
Mi piacerebbe pensare che le primule si aprano
all’imperativo giornaliero credendosi eterne,
sottovalutando le problematiche annesse al tempo,
alla qualsiasi sottomissione per mano d’uomo.
Un po’ come i tram di Milano che nottetempo
vanno a sfidare i binari ferrosi
senza tenere conto degli orari che invertono i sensi di marcia,
le destinazioni, i numeri che confondono i pendolari.
(Da “Quasi come un epitaffio” – Il Convivio Editore 2024)
Senza titolo
L’area quasi trapezoidale di Stalingrado
ci dice appena che c’è stato un baccano da quelle parti,
qualcuno pensa subito alle catastrofi bibliche,
ad un’Apocalisse che include più che Sodoma, Gomorra.
Le bombe se non accecano spostano il tempo vicino all’Origine,
vicino alla creazione, ad Adamo con la clava,
a Dio – quando si lambiccava nel cercare
la soluzione ideale per costruire Agrigento.
Sono vivi nell’afa come nel gelo i mulinelli di vento
tra quel che rimane dei templi e degli edifici bombardati.
(Da “Perifrasi della Caduta” – Il Convivio Editore 2023)
Senza titolo
Ricordo il ritorno,
quel po’ di Piemonte,
quel po’ di Ciociaria, i gibbi del Lazio,
che ritrovavo nelle distese di lavanda
– la Arabian night –
nelle protuberanze del Crocus suaveolens;
in quella volta celeste
impennavano i turbamenti
per quei sorrisi sadici
d’un ritratto di strada,
d’una donna di casa,
lei che usava parole crepuscolari,
lei che a Torino – da Piazza San Carlo –
mi invitava come il Marocchetti
a metterla su un cavallo
per portarmi all’Isola,
per poi, sul discrimine,
mozzarmi le dita.
(Da “Ritagli Antelucani” – N&P Edizioni, Roma – 2014)
Giuseppina Orazzo
Colpevoli e innocenti
Si profondano dintorno
note libere danzanti,
ieratica l’inquietudine
sorge da uno schermo obliquo:
dal ciel piovono granate
incessante come pioggia,
si sgretola in polvere
il cemento armato
seppellendo in terra
innocenti fiori
flagellando in corpo
tanti Cristi in croce
vittime sacrifiche
di rapaci affamati di potere
o della indifferente brava gente.
Follia è la guerra.
Schegge impazzite
niun raziocinio
han i guerrieri.
Non ci sono domande
non ci sono risposte:
è caos entro e fuor l’anima
per sempre lacerata,
ferita incancrenita
che il tempo non guarisce.
Vorrei baciarti
Vorrei baciarti
all’infinito, baciarti.
Perdermi nella tua bocca
com’antro della Sibilla,
prestare orecchio agli oracoli
com’echi di terre lontane
scaldate dal sole
forgiate dal vento.
Perdermi in te come scoglio
affiorante da i flutti,
arso dall’astro nascente.
Respirare la tua pelle
come salsedine
pungente nelle nari.
Stordirmi ancora i sensi
sfamando di te
l’essenza mia.
Ninna nanna della pace
Ninna nanna,
giochiamo mamma?
Facciam la conta:
Uno, due, tre..
Tocca a me!
Ninna nanna,
ho fame, mamma!
Di briciole è vuota
la piccol pancia mia.
Ninna nanna,
ho sete, mamma.
Poche gocce ancora
poi il deserto arido.
Ninna nanna,
raccontami, mamma,
di un mondo felice,
di rondini libere
e nuvole bianche.
Ninna nanna,
abbracciami, mamma,
che il freddo mi prende
nella scura tenda.
Ninna nanna,
ho sonno, mamma,
e sognare non voglio
di frastuono di bombe.
Uno, due, tre…
Tocca a te.
Dormi, dormi bambino,
che nel mondo futuro
c’è un bel prato fiorito,
c’è un pan saporito,
c’è l’acqua e c’è il sole,
per sempre l’amore.
Dormi, dormi bambino,
che il mondo futuro
senza bombe e ingiustizia,
senza guerre ma Pace
nei tuoi sogni son già.
Ora dormi, bambino,
ora dormi per sempre,
nel silenzio più eterno
che la terra ti ha dato.

