Nothing but dust: a tu per tu con Kostja

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Kostja è un chitarrista, cantautore e compositore nato a Leningrado e residente a Bologna. Dopo la laurea in Geologia, che lo ha portato a lavorare tra le Alpi italiane, ha scelto di dedicarsi completamente alla musica. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo EP autoprodotto, Be Defenceless, realizzato insieme a Giovanni Miatto (basso), Evita Polidoro (voce) e Anton Sconosciuto (batteria). Il concept grafico, ispirato alle diapositive e ai suoi acquerelli, richiama ricordi d’infanzia e un’estetica analogica ormai dimenticata. Nel gennaio 2024 è uscito il suo secondo EP, Negative of a Reverie, pubblicato da PLUMA Dischi / IRMA Records.

Il 5 dicembre 2025 è uscito nuovo singolo di Kostja, “Nothing But Dust”, disponibile su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica Il brano anticipa l’album Drift Migration, il cui titolo rimanda al fenomeno naturale della deviazione di rotta negli uccelli migratori. Una metafora che attraversa l’intero progetto: il singolo racconta infatti lo smarrimento che nasce di fronte a infinite possibilità, l’assenza di riferimenti e il timore di aver scelto la strada sbagliata. L’arrangiamento si sviluppa gradualmente, stratificando elementi sonori che conducono a un finale pieno e immersivo. L’artwork, firmato da Davide Palombo, raffigura un uccello disorientato in un paesaggio industriale. La stessa figura accompagnerà anche le copertine dei prossimi singoli, creando una narrazione visiva che culminerà nella cover dell’album.

Per approfondire la nascita del singolo e il percorso che conduce al nuovo album,  ho intervistato per noi Kostja. Ecco le domande che gli abbiamo rivolto:

 

“Nothing But Dust” apre il nuovo percorso discografico: qual è l’immagine o l’emozione principale che volevi trasmettere con questo brano?

La parte “strumentale” e il testo sono nati in momenti differenti. Prima che arrivasse il testo la suggestione che mi guidava aveva sicuramente una tinta energica, con delle sfumature malinconiche implicite nella progressione di accordi, e nel timbro un po ‘ sognante dei sintetizzatori. Nello scrivere il testo mi sono riferito alla sensazione di smarrimento e di indecisione che provo nel realizzare che quello che mi guida nelle scelte, talvolta si traduce in una realtà diversa da quella che avevo idealizzato.

Il titolo dell’album, Drift Migration, si ispira alla deviazione di rotta degli uccelli migratori: in che modo questa metafora si riflette nelle canzoni e nel tuo momento artistico?
Senza dubbio nella scrittura della mia musica si verificano spesso dei cambiamenti di rotta, in questo vedo qualcosa di positivo: ogni volta che esco dai binari che sono solito percorrere, mi sento stimolato e curioso di vedere in che territorio musicale mi porterà questa deviazione. Artisticamente è un periodo particolare, in cui sento di aver trovato una mia voce, e di essere in una “zona” in cui c’è ancora molto da esplorare.

 

Nel singolo l’arrangiamento cresce passo dopo passo, quasi costruendosi da sé: come hai lavorato alla struttura sonora del brano?

Parlando di cambiamenti di rotta, in questo arrangiamento ho provato a fare qualcosa di insolito per me. Spesso un mio arrangiamento ruota attorno ad una linea di basso che sorregge e dialoga con un’impalcatura di altri elementi ritmici e melodici. Questa volta ho deciso di inserire un elemento così portante molto tardi, allo stesso tempo cercando di rendere poco percettibile la sua assenza nella parte iniziale della canzone, con l’obiettivo di sorprendere l’ascoltatore lungo il percorso.

L’artwork raffigura un uccello smarrito in un paesaggio industriale, immagine che accompagnerà i prossimi singoli: da dove nasce questa scelta visiva e quale ruolo svolge nella narrazione del disco?
La scelta nasce da un confronto con l’illustratore Davide Palombo, che ha curato le copertine. Abbiamo deciso di individuare un soggetto protagonista ricorrente, da inserire ogni volta in un’ambientazione diversa, in base alle tematiche delle singole canzoni. L’idea era quella di costruire una narrazione che si svelasse progressivamente con la pubblicazione dei singoli e del disco, raccontando il viaggio di questo volatile smarrito alla ricerca di un luogo che possa essere chiamato “casa”.

Guardando al tuo percorso dagli EP precedenti a oggi, quali nuove consapevolezze porti dentro Drift Migration e cosa senti di aver lasciato alle spalle?

Nel produrre questo album ho scelto di fare il più possibile con i mezzi a mia disposizione, utilizzandolo anche come pretesto per acquisire competenze tecniche laddove ne sentissi la mancanza. In questo processo ho imparato moltissimo sulla produzione e sull’arrangiamento, applicati alle specificità del mio stile di scrittura e della mia voce. La creazione di queste canzoni è stata per me un’esperienza estremamente preziosa. Credo di potermi lasciare alle spalle alcune insicurezze legate a un senso di incompetenza sugli aspetti più tecnici della produzione, così come il timore di utilizzare la mia voce per esprimermi all’interno della forma canzone.

Questa era l’ultima domanda. Grazie per il tempo che ci hai dedicato, ti auguriamo buon lavoro e un sereno Natale.

Grazie a te, Giuseppe. Un sereno Natale anche a te e a tutti gli amici della redazione del Corriere dello Spettacolo.

Giuseppe Sanfilippo 

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