Si pubblicano le liriche di Lucia Ruocco, Luciano Giovannini e Luisa Di Francesco (Premio Pierluigi Galli 2025)

Data:

 

Lucia Ruocco

 

Poesia in lingua italiana a tema naturalistico

SONO ALTROVE

Sono nell’aria di primavera,

nel libro che leggo,

nella canzone che ascolto,

nel pensiero che rincorro.

Sono altrove,

con lo sguardo proteso,

contemplando emozionanti spettacoli

d’ infinita bellezza della natura

in ogni sua cangiante sfumatura,

smarrendomi nei pensieri.

Sono nelle folate di vento,

immersa nei profumi del bosco,

in una barca in mezzo al mare,

per provare l’ebbrezza della libertà.

Mi fermo davanti a incantevoli visioni

di pennellate di vari colori

che delicatamente dipingono

l’azzurro del cielo e del mare.

Sono tra campi di girasoli

e vallate di ginestre,

profumate distese di lavanda

e prati ondeggianti di fiori selvatici.

Mi troverai su verdi colline

e candidi paesaggi di neve,

ad ammirare un fascinoso lago,

ascoltare il suono di un ruscello

e l’ acqua di un gaio fiume

che scorre inesorabilmente…

come il tempo.

Nel fresco abbraccio del mare

cavalco le onde frizzanti,

tra gabbiani che volano

e planano a pelo d’acqua.

Sono nella carrozza

di un treno che va,

rimirando panorami.

Sono ovunque ci sia la bellezza,

incantata,

con sorrisi sempre allegri

e spensierati.

 

 

Poesia in lingua italiana a tema naturalistico

ESTATE

Giornate di sole e d’azzurro.

Le cicale friniscono,

è la stagione dell’amore!

Si fermano e tacciono.

Riprendono a cantare

e a rincorrersi,

in canone,

con le loro strida

sempre più forti,

ancora più intense.

Cantano nel mio silenzio,

così fino a sera.

È il canto dell’amore.

È estate,

è il richiamo d’amore!

Il loro frinire

per qualcuno è un disturbo,

per me è musica che fa compagnia

anche a chi è solo.

 

Poesia in lingua italiana a tema naturalistico

FERMATI OGNI TANTO

Fermati quando cammini,

posa il tuo sguardo ovunque,

non correre.

Ammira e contempla la natura

che impera,

con fiori, piante ed alberi.

Bellezze della natura

le montagne, le valli,

i laghi, i fiumi, i mari !

Dio le ha create

e meritano di essere osservate.

Ascolta i suoni armonici della natura,

nel vento,

nella pioggia,

nell’ acqua che sgorga.

Non correre sempre,

fermati ogni tanto a meditare

e a godere un tramonto!

Respira intensamente

i profumi della natura.

Fermati,

ammira,

ascolta,

respira

e… riposati un po’.

 

 

Luciano Giovannini

 

L’ultimo bacio della sera

È arrivato il momento

dell’ultimo bacio della sera,

nella stanza solo silenzio

e la tremula luce di una candela.

 

Se avessi immaginato quanto dolore

e quante lacrime avrei versato

forse non sarei venuto a dirti ciao.

No, non pensare che io non ti ami

e che non ti abbia mai amato,

è solo che a volte quel che vedi

non vorresti fosse vero

e allora celi i tuoi occhi dietro a un velo.

E ora sono qua appoggiato con le spalle al muro

per resistere alla tentazione di cadere

aggrappandomi ai ricordi

e alle mie gambe

che non smettono mai di tremare.

 

Ti ho dato l’ultimo bacio della sera

e nel silenzio

si è spenta dolcemente

la tremula luce di una candela.

 

Il becchino di Assad

Il siriano Mohammed Afif Naifeh, noto con il nome in codice “becchino”, ha sepolto circa seimila corpi di oppositori della famiglia Assad che ha detenuto il potere per alcuni decenni. La sua denuncia ha messo in luce questi crimini che, altrimenti, sarebbero rimasti nascosti.

Sai, qui le notti

durano due giorni

e i giorni sono lenti

come i treni per Damasco.

Solo polvere negli occhi

e sabbia sotto i piedi,

tanta sabbia e  poi sassi,

pungenti come un vetro

o come un perché.

Non volevo seppellire

il corpo di tuo figlio.

Non volevo ma ho dovuto.

Sai, qui le notti

sono buie e dense come il pianto

e il sangue scorre a fiumi

in questa valle senza vento.

Non volevo seppellire

il corpo di tuo padre

e nemmeno quello

di tua moglie.

Ora il mio cuore

è nascosto là

tra la cenere e le foglie.

 

Il mio nome è Giuliano (dicono)

Entrata in vigore il 13 maggio 1978, la legge Basaglia sancì la chiusura dei manicomi, riformando il sistema di cura per il disagio mentale.

Dicono che il mio nome sia Giuliano

e sono sempre stato un tipo strano

amavo uscir di notte a passeggiare

e qualche volta mi fermavo

a parlare ai fiori e a guardare il mare.

 

Dicono che il mio nome sia Giuliano

ma non ricordo esattamente come mi chiamo.

Sdraiato sopra un letto senza più voglia di lottare

passo il tempo a piangere e pregare.

 

Dicono che il mio nome sia Giuliano

e sono rinchiuso in una stanza buia al terzo piano.

Tre pasticche al giorno mi servono per dormire

e tre per smettere di tremare.

Ne vorrei altre tre che mi facciano tornare

la voglia di sognare.

 

Dicono che il mio nome sia Giuliano

ma non so esattamente come mi chiamo.

Se avessi qualcuno che mi stesse ad ascoltare

gli direi quanto vorrei essere aquila

e poter volare.

 

Dicono che il mio nome sia Giuliano

e sono sempre stato un tipo strano

amavo uscir di notte a passeggiare

e qualche volta mi fermavo

a parlare ai fiori e a guardare il mare.

 

Luisa Di Francesco

 

Il tempo di Erebo

Era il tempo di Erebo

del silenzio e dell’urlo

dell’Erinni nel buio più trafitto

del parodo in spasimo finto

della lamentela ferina

di un arto amputato

dell’imminente che bussa

– contro un muro:

gelida, sprezzante e delusa

la mischia tra luce e lutto.

 

Sopravviene dal largo

l’impietramento del colombario

vicende di solitudine

deserte anche di speranza

pellicole mute di esistenza

nell’oltranza dei non colori.

Stravulsa identità vapora nel sopore

ondeggia al candore stupefatto

che piomba a raggi ritti e stanchi:

siamo i figli dell’arroganza ingiusta

del temporalesco passare a oscurità.

Sentieri appena vivi su cui figgere

lo sguardo.

 

Forse rivivrà quella passione di padre

dietro quel velo di ulivi

negli angoli tiepidi e santi.

Sarà il tempo della pietà

e del dolore, temprato di verità.

 

Parole pulite

Ho sparso parole sul davanzale

in riga disposte, ad asciugare

parole vane, acute, docili e piane

neonate, vetuste, affilate

quelle dei primi di vita, di luce sorrisa

quelle dei sogni bagnati

lacrime ferite, affollate nelle mani

la parola tutta attorta

che nello scuro s’ingrotta.

Parole accartocciate e graffiate

bruciate dalla memoria interrotta

quelle randagie e selvatiche

che frugano la svogliatezza umana

alla ricerca di un rifugio.

Parole che strappano il dolore

e straziano la carne, in morsi di livore

quelle spinte dal vento

che ulula le cime dai monti

e le parole del labbro morente

a mormorare preghiera silente

agli sterpi dell’anima quando,

arida e arsa,

tace la luce e la dimentica.

Le ho lavate e strofinate nell’acqua di fonte

liberate dalla greppia del potente

e dalla soma dell’abitudine

dal tarlo che sfarina le travi pesanti

dal buio assiduo che priva di spigoli gli angoli

dal baluginio dell’armi e dalla lanugine dei sai

dal mite delle illusioni e dalle spruzzate di vermiglio.

 

Stese come panni di bucato, il sole le ha indorate

e restituite a chi vorrà capire. Parole pulite.

 

Il riflesso della luna sull’acqua

Il tempo sconocchia dolore in nuvola scura

ne mastico lontananza sul limine di questa vita.

I vuoti non riempiono le cavità del cuore

lasciano cenere nelle ombre lontane

e lacrime bagnate di ricordi

negli amori vissuti e taciuti.

Turrite lacune sillabano il peso dei sogni

che non si avverano e disvelano il nulla.

Non temo il dolore

come la foglia non teme l’autunno

lo vive, e ne raccoglie il colore

con l’umiltà che la consuma

e la incanta al perire.

Varca l’orizzonte una distanza azzurra

sbaraglia impudica il grigio sentire

snuvola un lembo di cielo

chiaro, profondo e adatto

a spingere il passo al coraggio

per dare occhi nuovi all’immenso e nero

in cui traverso e, a volte, mi arrendo.

Ne ho scritto il pianto e il buio

sulla riga delle emozioni

ne ho disegnato i contorni scuriti

nei deserti di una notte paga

di crepuscoli cancellati

fino ad alzare il viso al nitore di un’alba

quando pioverà, sulla via logora e sbiadita,

il riflesso della luna sull’acqua

a dare rimbalzo al volo del giorno.

Ammantato di luminio del sole.

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