Parallelismo fra simbolismo massonico ne “Il flauto magico” e in “Nathan il saggio”

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Gotthold Ephraim Lessing nasce a Kamenz, in Sassonia, il 22 gennaio 1729, Wolfgang Amadeus Mozart, viene alla luce ventisette anni dopo, a Salisburgo, il 27 gennaio 1756. Siamo nel pieno dell’Illuminismo, la corrente filosofica che ha trasformato l’Europa esaltando valori come operosità, tenacia, intelligenza, laboriosità, intraprendenza, e tolleranza. Certamente l’illuminismo tedesco, a differenza di quello francese e inglese, è caratterizzato da posizioni più moderate tanto in campo politico che religioso. Il desiderio di rinnovamento in Germania infatti, non si tradusse mai in una lotta radicale e rivoluzionaria ma, piuttosto, nella richiesta di moderate riforme. Del resto la frammentazione politica consentiva alla classe nobiliare di mantenersi saldamente al potere. Gli stessi intellettuali illuministi erano legati, per non dire compromessi, con il mondo accademico, rigidamente controllato dal potere politico. L’illuminismo tedesco attinge dal metodo logico analitico di Leibniz, cosa che non fanno assolutamente i francesi, è influenzato dalla visione dinamica del reale di Spinoza, ed ha grande attenzione per le problematiche religiose che conduce ad uno spiccato interesse verso quel progetto di una fratellanza universale espresso nell’antica Istituzione della Massoneria.

Questo progetto di una fratellanza universale appare chiaro in due opere dei grandi menzionati in apertura: il singspiel in due atti, “Die Zauberflöte” musicato da Mozart nel 1791 e il dramma “Nathan der Weise” di Lessing del 1779. Non a caso si tratta di due lavori teatrali, uno riguardante la musica e l’altro la letteratura teatrale, ma questo la dice lunga sul potere del teatro. Come atto sociale per natura il teatro è sempre stato un potente mezzo di comunicazione e di riflessione. Il teatro invita a riflettere sul presente, smaschera dinamiche di potere, offre strumenti per promuovere il benessere individuale e collettivo. E tanto Lessing che Mozart lo sanno benissimo. La loro arte attraverso questo strumento facilita l’esporre dei loro pensieri: il pubblico è lì pronto, aperto a comprendere ed abbracciare le idee e gli ideali proposti dagli autori sul palcoscenico.

Analizziamo ora le opere. L’intero Flauto Magico è impregnato di simbolismo massonico. L’opera si basa su princìpi fondamentali della tradizione massonica, come la ricerca della verità, l’elevazione spirituale e il dualismo tra luce e oscurità. Il numero tre, ricorrente in tutta l’opera, ed è un simbolo fondamentale nella simbologia massonica (i tre accordi iniziali dell’ouverture, le tre dame, i tre geni e le tre prove sono tutti riferimenti a questo numero sacro). Le prove iniziatiche di Tamino e Pamina rispecchiano i rituali massonici, in cui il neofita deve dimostrare il proprio valore per essere ammesso alla conoscenza e alla saggezza. Così come la dualità luce-oscurità, incarnata da Sarastro e dalla Regina della Notte, rappresenta il conflitto eterno tra ignoranza e conoscenza, passione e razionalità. Lo stesso flauto magico, simbolo di armonia e potere spirituale, è strumento di elevazione dell’anima. Ecco perché Il Flauto Magico non è soltanto un’opera lirica, ma un’opera filosofica, un’allegoria morale e una celebrazione dell’ideale illuministico.

Come detto prima, Mozart porta a teatro, la prima volta sul palco del Theater auf der Wieden di Vienna, un’opera che parla a pubblici diversi. Chi vuole intrattenersi trova una fiaba spiritosa e avvincente, ma per chi cerca qualcosa di più, una riflessione più profonda, ecco che questo capolavoro musicale diventa un dramma simbolico, manifesto dell’Illuminismo. Mozart si fa portavoce di quanto accade nella società, prendiamo ad esempio le strategie di controllo messe in atto dalla comunità dei Sacerdoti, che hanno un ruolo non indifferente nelle limitazioni alla libertà individuale. Ed è solo l’amore, tema intensamente perseguito anche nelle altre sue opere, attraverso le più diverse sfaccettature, ad essere salvifico. Un amore che però qui è incanalato e indirizzato nell’ideale della fedeltà e della perseveranza.

L’opera non è una generica esaltazione della coppia, ma rappresenta il modello specifico di un processo di trasformazione volto all’affermazione della felicità. E si tratta di una felicità più meditata e riflessiva, sostenuta dal progetto di un mondo in cui regole e norme si rivestono di pratiche rituali; una felicità in cui i ruoli e i caratteri dei personaggi scaturiscono da un intreccio fra ciò che essi sono, desiderano e ciò che a loro viene richiesto. E la gioventù, rappresentata da Tamino e Pamina, è espressione concreta e simbolica di una capacità di realizzarsi trasformando se stessi.

Quella trasformazione che troviamo anche in Lessing, anche egli sedotto dall’universalità quando, nell’auspicare l’eguaglianza come elemento privilegiato di una massoneria ideale, prospettava l’idea di uno Stato felice come somma di individui in cui ciascuno potesse rientrare senza distinzioni. Anche egli si aspetta il miracolo operato dalla musica di Mozart: fondere le diversità, rendere una mescolanza di stili eterogenei una perfetta unità. C’è dunque per Lessing una massoneria eterna, che sorge assieme al vivere civile e nella quale si può essere ammessi anche senza venire iniziati da alcun Gran Maestro.

In “Nathan il saggio” il simbolismo massonico si manifesta principalmente attraverso la struttura del dramma, le figure dei personaggi e i temi dell’altruismo, del deismo e della tolleranza. L’opera promuove ideali di fratellanza universale, di mutuo soccorso e di ricerca della verità, concetti centrali nella Massoneria. Deus ex machina è il protagonista, il ricco mercante ebreo Nathan, un uomo di pace che cerca di superare i pregiudizi e gli odi religiosi, ma l’esempio del mutamento, la trasformazione in positivo dell’uomo ce la fornisce la figura del templare, un personaggio “misterioso” che agisce con generosità, liberando la famiglia di Nathan e salvando Recha da un incendio per poi scompare misteriosamente. E’ lui ad incarnare l’ideale massonico del fratello che agisce altruisticamente senza aspettarsi nulla in cambio, dimostrando il valore del deismo e della religione naturale di Lessing, che trascende le religioni rivelate. E la trama, incentrata sulla convivenza pacifica delle tre religioni monoteistiche (ebraismo, cristianesimo e islam), riflette il principio massonico di fratellanza universale. La parabola dei tre anelli incastonata nel poema drammatico è la metafora che Lessing scioglie nello spirito della tipica liberalità illuministica, che lo animava e che sarà celebrata anche dal famoso elogio della tolleranza di Voltaire. I tre monoteismi, incarnati dai tre anelli, devono coesistere in spirito ecumenico e armonico. Ciò che conta non è il fatto di essere cristiani, ebrei o musulmani, ma è l’essere uomini, operosi, tenaci, intelligenti e tolleranti, volti al bene comune. E qui si chiude il cerchio.

Francesca Camponero

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