Intervista a Giorgio Borghetti: un viaggio ai confini dell’anima tra palcoscenico, doppiaggio e vita

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Dalle vette del doppiaggio internazionale ai riflettori del grande schermo e del teatro d’autore, Giorgio Borghetti incarna l’essenza dell’artista poliedrico.

Romano di nascita e cosmopolita per talento, Borghetti non si è limitato a interpretare personaggi: ha dato loro un’anima, diventando uno dei protagonisti più stimati del panorama dello spettacolo italiano.

 

La sua stella inizia a brillare prestissimo, quando a soli undici anni presta la sua voce al piccolo Elliot nel capolavoro di Steven Spielberg, “E.T. l’extra-terrestre”. È l’inizio di una carriera straordinaria dietro al leggio: la sua voce, calda e vibrante, ha accompagnato generazioni di spettatori, diventando il volto sonoro di icone come Benji Price in “Holly e Benji “e la voce italiana di star del calibro di Ethan Hawke e Luke Evans.

Attore dalla presenza scenica magnetica, Giorgio Borghetti ha saputo conquistare il cuore del grande pubblico televisivo. Dalle atmosfere epiche di “La figlia di Elisa – Ritorno a Rivombrosa”alle trame intense di “Incantesimo”, “Centovetrine”e “Un posto al sole”, ha dimostrato una capacità rara di spaziare tra generi e registri diversi. Recentemente, il cinema lo ha visto brillare sotto la direzione di Leonardo Pieraccioni in “Pare parecchio Parigi”, confermando una maturità artistica che non smette di evolversi e  ha doppiato recentemente Lord James Brooke, il temibile colonnello britannico avversario di “Sandokan” nella serie di successo, targata Rai

Oggi, Borghetti vive una nuova ed entusiasmante stagione teatrale. La sua interpretazione di Don Alvaro de Castiglia ne “La vedova scaltra” di Carlo Goldoni, nell’attuale allestimento diretto da Giancarlo Marinelli e con protagonista Caterina Murino, rappresenta la sintesi perfetta del suo percorso: rigore tecnico, padronanza del verso e un’ironia aristocratica che incanta la platea. Sul palco, l’attore sprigiona un’energia che è frutto di decenni di esperienza, confermandosi come uno dei più eleganti interpreti della scena contemporanea.

Da domani 7 Gennaio 2026 riparte la tournée teatrale de “La Vedova Scaltra” che sta riscuotendo un grandissimo successo. Ci vuoi parlare del tuo personaggio Alvaro de Castiglia? In cosa ti somiglia e in cosa differisce da te?

Il mio personaggio è Alvaro de Castilla, un nobile spagnolo ricchissimo, discendente dai re. È un uomo che fa del contegno e della gravità il suo modo di vivere. La parte che mi somiglia di più è la sua forza dirompente. Ma c’è un contraltare: una fragilità legata alla figura materna. È una parte che ho vissuto profondamente; ho perso mia mamma proprio durante una tournée teatrale sei anni fa. Anche se non c’è più fisicamente, è una figura fondamentale nella mia vita. Nel personaggio porto un richiamo a lei, ma a un livello molto sottile, quasi subliminale.

La tua interpretazione che ho visto sul palco è strabiliante: la cura nei movimenti, la mimica, la voce. Come si raggiunge un livello così alto e quanto incide nella tua performance il rapporto con il pubblico?

Il lavoro sulla voce è stato una richiesta specifica del regista, Giancarlo Marinelli. Voleva rendere visibile la dicotomia tra forza e fragilità. Ho cercato di attingere a note basse, profonde, quasi gravi, per poi passare a una voce “celestiale” quando il personaggio si rivolge verso l’alto. Per quanto riguarda il pubblico è fondamentale. Un attore che dice che stare sul palco non è la cosa più importante, mente. A teatro non ci sono i guadagni del cinema o della TV, ma il contatto diretto è unico. Lo spettacolo dal vivo è l’unica cosa che un’intelligenza artificiale non potrà mai calcolare. Quello che avviene lì sopra è reale, qualunque cosa succeda si va avanti in scena.

Oltre al teatro, sei un’icona del doppiaggio. Hai dato la voce a personaggi iconici come  Benji in “Holly e Benji”, David in “Beverly Hills 90210” e recentemente Lord James Brooke, il temibile colonnello britannico avversario di “Sandokan” nella serie di successo, targata Rai. A quale sei rimasto più legato?

Senza dubbio Elliot, il bambino di “E.T. l’extra-terrestre”. È lì che tutto è iniziato. La mia maestra è stata Fede Arnaud, la direttrice con cui ho fatto quel film. È bellissimo poter trasmettere emozioni solo con la voce.

Data la tua preparazione ed il tuo grande talento di  attore e doppiatore, parteciperesti a “Tale e quale show”?

Ho fatto vari provini. La prima volta portai tre personaggi e me ne fecero improvvisare altri; la seconda volta ne portai altri tre e ne feci altri cinque. Al terzo provino, quando mi hanno richiamato, ho detto: “Avete già quattordici personaggi registrati, andate a vedere quelli”.

Giorgio, sei anche docente di scuole teatrali. Che coach di giovani talenti sei?

Cerco di spiegare quanto sia difficile questo mestiere. Ci vuole passione, studio e bisogna essere pronti a ricevere tante porte in faccia. Dico sempre di diffidare dalle cose rapide e facili: questo mestiere richiede tempo. E poi consiglio di non mettersi mai in discussione come persone quando le cose vanno male; prima o poi il proprio spazio si trova sempre.

Sei anche uno sportivo. Quanto lo sport ti ha aiutato nel tuo lavoro?

Tantissimo. Ho giocato a tennis per anni e lo sport mi ha insegnato la “sana competitività”. Preferisco perdere giocando bene contro uno forte che vincere giocando male contro uno debole. Sul set spero sempre di trovare qualcuno più bravo di me per imparare. Lo sport ti insegna a perdere, a non esaltarti troppo per la vittoria e a non abbatterti per la sconfitta.

Come padre, cosa hai messo nella “valigia dell’attore” da trasmettere a  tuo figlio?

Il senso del sacrificio. Non lo incoraggio né lo dissuado dal fare il mio mestiere; i figli sono indipendenti e faranno la loro strada. Io gli do gli strumenti per distinguere il bene dal male, ma la vita è sua. Lui, invece, mi insegna molto: spesso mi fa da specchio, mostrandomi errori che facevo io in passato.

I tuoi progetti futuri?

Con lo spettacolo “La vedova scaltra” saremo in tour nelle prossime date in programma per il mese di gennaio 2026:

  • 7 – 8 gennaio: Massa (MS), Teatro Guglielmi
  • 9 – 11 gennaio: Siena (SI), Teatro dei Rinnovati
  • 14 – 18 gennaio: Cagliari (CA), Teatro Massimo (Sala Grande)
  • 22 – 23 gennaio: Taranto (TA), Teatro Fusco
  • 24 – 25 gennaio: Bitonto (BA), Teatro Comunale Tommaso Traetta
  • 26 gennaio: Galatina (LE), Teatro Cavallino Bianco
  • 27 gennaio: Canosa di Puglia (BT), Teatro Comunale Lembo
  • 28 gennaio: San Severo (FG), Teatro Verdi

Appena finito questo spettacolo, sarò subito in scena con la compagnia Molière per la ripresa di “Moby Dick” con Moni Ovadia. Partiamo ai primi di febbraio, senza interruzioni.

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