La Sala Bartoli di Trieste, ridotto del Rossetti, Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia, ha visto, nell’ambito della stagione “Scena contemporanea”, dal 6 all’8 gennaio 2026, la particolare e intensa performance di uno dei personaggi più eclettici del nostro tempo, il “giovane non-giovane” Francesco Mandelli: ci ha presentato “Baby Reindeer – Piccola renna” di Richard Gadd, un intimo e scioccante “quasi monologo” per la prima volta in Italia nella sua versione teatrale.
Il testo originale fu presentato dall’autore al Fringe Festival di Edimburgo nel 2019 e nel 2024 la piattaforma Netflix ha ospitato una mini-serie diventata immediatamente un successo. “Baby Reindeer” racconta infatti la storia vera di Richard Gadd, comico che ha ideato, scritto prodotto e anche interpretato la serie: è lui Donny, il protagonista, che lavora come barista a Londra e vive un’esistenza dubbiosa, dolorosa e inadeguata, almeno secondo il suo sentire. Una normale e umana gentilezza nei confronti di Martha, una sconosciuta cliente in crisi, lo catapulterà in un universo di ossessione, morbosità, perversione mentale, avvilimento, angoscia, impotenza, trasformando per anni la sua esistenza in un incubo senza via di uscita.
La serie “Baby Reindeer” ha fatto il giro del mondo: per settimane è stata prima nella classifica delle serie più viste su Netlix e continua a far discutere.
Oltre all’apprezzamento di Stephen King, è arrivato anche il commento della vera Martha, che non si è sentita rappresentata dall’attrice che la ha interpretata, Jessica Gunning, e, anzi, ha affermato di essere lei stessa la vittima, tanto da voler fare causa alla piattaforma di streaming.
Questa versione teatrale (spettacolo unico che esplora ossessioni, illusione e conseguenze di un incontro casuale) restituisce tutta la forza della narrazione e dell’emozione del testo, coinvolgendo gli spettatori in un’esperienza realmente accaduta e da tenere sempre ben presente.
Francesco Frangipane dirige Francesco Mandelli nell’affrontare con coraggio e intensità un ruolo complesso, difficile, un dramma itinerante, pieno di angoscia, solitudine e paura che sfiora il terrore. Un’occasione da non perdere per vedere un famoso personaggio in un ruolo serio, in una prova d’attore notevole e di tutto rispetto, molto lontana dalla sua comicità abituale.
Francesco Mandelli, attore di cinema (lungometraggi e cortometraggi), regista, autore, conduttore televisivo e radiofonico, doppiatore, scrittore e musicista, ha esordito nel 1998 su MTV. Da allora il suo ruolo nelle emittenti televisive non ha fatto altro che consolidarsi fino al grande trionfo de “I soliti idioti”.
Dal 2009 entra a far parte del cast della fiction “Squadra antimafia – Palermo oggi”, affianca Paola Cortellesi in “Non perdiamoci di vista” su Rai3 e nel 2016 conduce su Rai2 il programma “Start” insieme a Federico Russo e con lui porta avanti il progetto musicale “Shazami”. Nel 2014 ha pubblicato il suo primo libro di racconti” Osnangeles”, nel 2018 il secondo “Mia Figlia è un Astronave”, un grande successo che ha portato anche a una ristampa. Al cinema è nel cast di alcuni Cinepanettoni e di film a firma di importanti registi come Giovanni Veronesi, Neri Parenti, Fausto Brizzi, Massimo Venier, Volfango De Biasi, Giovanni Bognetti, Il Terzo Segreto di Satira (collettivo di registi nato a Milano nel 2011).
Nel 2011 esce nelle sale il film “I soliti idioti” che lo vede protagonista assieme a Fabrizio Biggio, seguito, nel 2012, dal secondo capitolo della saga diretta da Enrico Lando, per poi culminare con il terzo capitolo nel 2024, diretto dallo stesso Mandelli e dal compare Biggio
Nel 2018 l’esordio come regista in “Bene ma non benissimo”, a seguire nel 2019 con Max Giusti in “Appena un minuto” e nel 2020 firma “Notti in bianco e baci a colazione”, dal romanzo di Matteo Bussola.
A teatro nel 2019 gira l’Italia con “Proprietà e Atto”, riflessione sull’esistenza e il valore del tempo nelle nostre vite attraverso aneddoti e visioni particolari. Il testo di Will Eno (celebre drammaturgo del teatro minimale americano, già finalista Pulitzer nel 2005) con la regia di Leonardo Lidi, parla del nostro essere “senza dimora” in questo mondo.
Francesco ritorna al piccolo e al grande schermo fra i protagonisti di “COPS” (prima e seconda stagione), regia di Luca Miniero e nel 2022 partecipa al film “La Cura” con un ruolo drammatico in un film che riecheggia “la Peste” di Albert Camus a fronte dell’esperienza della pandemia di covid, con la regia di Francesco Patierno.
Nel 2023, torna a teatro con “I soliti idioti”
Attualmente sta lavorando al suo prossimo film “Cena di classe”, di cui è sceneggiatore e regista e le cui riprese inizieranno in estate.
Francesco Frangipane, regista e sceneggiatore di cinema e teatro, ha diretto: la “Trilogia di Mezzanotte” di Filippo Gili, il cui primo capitolo “Prima di andar via” è diventato un esperimento cinematografico di Michele Placido e presentato al Torino Film Festival; la particolare riscrittura de “Misantropo” di Molière con Vanessa Scalera; “Leo” prodotto dal Teatro di Roma; “Giusto la fine del mondo” di Lagarce, con Anna Bonaiuto, Barbara Ronchi e Alessandro Tedeschi. Del 2023 è il suo ultimo spettacolo “La Sorella Migliore” sempre con Vanessa Scalera.
Al cinema, nel 2013 è autore del soggetto e della sceneggiatura del film di Marco Risi “Tre tocchi”, in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma; del documentario “Viola contro tutti” di Enrico Ventrice, prodotto da Rai Cinema; nel 2021 firma la sceneggiatura del film “Il punto di rugiada” diretto da Marco Risi e prodotto da Fandango, Nastro d’Argento 2024 per il Miglior Soggetto. Al Torino Film Festival 2023 presenta il documentario “Luci dell’Avanspettacolo”, scritto con Steve della Casa e Antonio Ferraro.
Nel 2022 dirige “Dall’alto di una fredda torre”, tratto dall’omonimo spettacolo teatrale, con Vanessa Scalera, Edoardo Pesce, Anna Bonaiuto e Giorgio Colangeli, film, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2023, che ha ricevuto il premio come Miglior Opera Prima dall’Associazione Amici di Luciano Sovena.
Dal 2008 è direttore artistico del Teatro Argot Studio di Roma con Tiziano Panici e dal 2016 è direttore artistico di Argot Produzioni, compagnia di sperimentazione finanziata dal MIBAC.
Ci tenevo moltissimo ad assistere a questo spettacolo per due motivi: innanzitutto avevo visto la serie e mi interessava capire come si sarebbe dipanata la storia in un monologo; poi perché ero curiosa di assistere ad una interpretazione di Francesco Mandelli su un palco con una storia così potente, anzi direi “tosta”.
Sinceramente non era molto nelle mie corde l’universo de “I soliti idioti” ma ne sapevo abbastanza del curriculum dello stesso Francesco, con quel viso da eterno ragazzino (ormai 46enne), nonché icona comica molto pop. Avendo perso il suo spettacolo teatrale nel 2020 e apprezzandolo in alcune sue performances, attendevo di vederlo “sur la scène” con uno spettacolo dal tema così devastante e per certi versi assurdo…ma non tanto!
Comunque avevo, oltre alla curiosità, aspettative alte e non sono rimasta delusa. Francesco è veramente bravissimo. Tiene la scena splendidamente, cattura l’attenzione del pubblico che quasi non respira e sfoga la tensione in risate, a mio avviso anche un po’ fuori luogo, perché a recitare è un attore conosciuto come comico…capita sempre così, purtroppo.
Ha introiettato perfettamente il personaggio, con le sue nevrosi e i suoi gesti stizziti, col suo ravviarsi sempre il folto ciuffo di capelli, con la sua voce amplificata e a momenti super amplificata col microfono da stand-up comedian, con la sua presenza salvifica in una scatola cubica virtuale, dagli spigoli di led colorati e gradevoli ma pur sempre scatola/prigione, dalla quale tenta di uscire ma poi vi rientra per quel gioco perverso che lo stritola.
Luci, insegne, colori, facili, essenziali e significativi cambi di qualche capo di abbigliamento. Il tutto fa sì che nulla distragga lo spettatore. Lo spettacolo, nei suoi 90 minuti, non molla mai e scatena (non solo per il testo) la sola ansia di sapere come va a finire la storia, che fine farà il povero Richard.
Abilissime le trovate degli interventi dei non -protagonisti con abili video di primi piani (ecco spiegato perché il non-monologo!). Spezzano ma non interrompono. E abilissima anche la genialità di mandare i testi dei deliranti messaggi inviati da Martha in video, con la velocità di una dattilografa e declamati ad alta voce dalla registrazione della bravissima Barbara Ronchi
Ottimo lavoro, davvero. Non so chi abbia dato il “la” alla nascita di questo spettacolo, non so se sia nato prima l’uovo (Frangipane) o la gallina (Mandelli), ma chiunque abbia avuto l’idea sia del testo (tra l’altro prima traduzione in lingua straniera) che di affidarlo al superlativo Mandelli è da encomio! Francesco deve pur scrollarsi di dosso finalmente l’identificazione con la frase “quello dei Soliti idioti!”.
Preziosa la regia, preziosa la scenografia, preziosa la musica dei miei adorati Angelini/Rondanini/Lazzarotti (miti della Propaganda Orchestra!). Uno spettacolo di cui essere entusiasti. Uno spettacolo che guardi e vedi con entusiasmo. Lo recensisci pure con entusiasmo, tant’è vero che, per la foga di scrivere, sto commettendo un sacco di errori, come Martha! Però poi rileggo e correggo!
Da Trieste per oggi è tutto
Rosa Zammitto Schiller

