Giovanna dei disoccupati… Un apocrifo brechtiano di Natalino Balasso

Data:

 

In scena dal 8 al 9 gennaio  2026 al “Teatro Eleonora Duse” di Genova

Prodotto dal Centro Teatrale Bresciano, da Emilia‑Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale e dal Teatro Stabile di Bolzano, Giovanna dei disoccupati si presenta come un oggetto scenico anomalo, volutamente eccentrico rispetto alle convenzioni del teatro politico contemporaneo. Natalino Balasso, autore e interprete, non si limita a “riscrivere” Brecht: compie un gesto più radicale, più spiazzante, che lui stesso definisce un “apocrifo teatrale”, come se la voce del drammaturgo tedesco fosse riemersa per dettatura, filtrata però attraverso le contraddizioni del presente.

Il riferimento a Santa Giovanna dei Macelli non è un’operazione filologica, né un omaggio nostalgico. Balasso recupera personaggi e situazioni – Mauler, Slift, Cridle, la feroce Graham, Puntila e Matti – per farli detonare in un contesto dove il capitalismo non ha più un volto umano, ma si manifesta come piattaforma, app, algoritmo. È un passaggio decisivo: se Brecht denunciava la violenza dei padroni, Balasso mette in scena la violenza dell’invisibile, del non‑umano, del non‑negoziabile.

In questo scenario emerge Giovanna Darko, eroina contemporanea che non combatte più contro i macellai, ma contro un sistema che simula comunità attraverso i social, sostituendo la solidarietà con la connessione, l’impegno con la performatività digitale. La sua è una ribellione che nasce dalla consapevolezza, non dalla fede: un tratto che la rende figura politica e insieme profondamente tragica.

La regia di Andrea Collavino amplifica la scrittura di Balasso costruendo un mondo scenico che oscilla tra il paradosso e la distopia. Il grottesco non è un espediente comico, ma un linguaggio critico: un modo per rendere visibile ciò che la società tende a occultare. La liturgia del consumo diventa una religione laica, i mercati scorrono più veloci delle vite, la precarietà si fa condizione esistenziale.

In questo universo deformato, la risata non consola: graffia, come spesso accade nel teatro che non teme di sporcarsi con la realtà. Balasso, insieme a Marta Cortellazzo Wiel, Roberta Lanave e Graziano Sirressi, costruisce un ritmo scenico che alterna comicità fulminea e momenti di cupa lucidità. I dialoghi brillano di un’intelligenza tagliente, e ogni situazione sembra progettata per far emergere una contraddizione, un cortocircuito, un punto cieco del nostro tempo.

Ciò che rende Giovanna dei disoccupati particolarmente interessante è la sua capacità di ripensare il teatro politico senza ricorrere ai codici tradizionali del genere. Non c’è didascalismo, non c’è pedagogia, non c’è la tentazione di “spiegare” il mondo. C’è invece un continuo slittamento tra satira, allegoria e realismo, che produce un effetto di straniamento profondamente brechtiano pur senza imitarne la forma.

Il nemico, oggi, non è più un capitalista in carne e ossa, ma un sistema che si auto‑perpetua attraverso la tecnologia. E Balasso lo mette in scena con una lucidità che non rinuncia alla comicità, anzi la usa come arma critica. La risata diventa un atto politico: un modo per rompere l’ipnosi collettiva, per riconoscere la precarietà, la solitudine, la fame – quella vera, non metaforica – che attraversano la nostra società.

Lo spettacolo è costruito come un ordigno drammaturgico: ogni scena aggiunge una pressione, ogni battuta un innesco, ogni paradosso un ticchettio. Collavino dirige con coraggio, evitando la trappola dell’attualizzazione facile e scegliendo invece una dimensione visionaria, quasi profetica. Il risultato è un Brecht immaginario, ma sorprendentemente fedele allo spirito originario: un teatro che non consola, che non pacifica, che non chiude gli occhi.

Balasso affila la penna e ci costringe a guardare il presente senza filtri, senza indulgenze. Non per disperare, ma per comprendere. E, alla fine, per riderci sopra: non una risata di rassegnazione, ma una risata che apre uno spiraglio, che incrina il meccanismo, che restituisce al pubblico la possibilità di pensare.

Giuliano Angeletti

 

Giovanna dei disoccupati
Produzione Centro Teatrale Bresciano, Emilia-Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano
Regia Andrea Collavino
Interpreti Natalino Balasso e con Marta Cortellazzo Wiel, Roberta Lanave, Graziano Sirressi
Scene Anusc Castiglioni
Costumi Sonia Marianni
Luci Cesare Agoni
Cura musicale Celeste Gugliandolo

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