La bella addormentata, il balletto dei balletti

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Torna alla Scala un classico molto amato, La Bella Addormentata Nel Bosco, in coincidenza con periodo natalizio con cui condivide l’atmosfera di magia, con la coreografia del grandissimo Rudolf Nureyev.

Balletto con musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij, è il secondo, per cronologia di composizione, dei tre balletti del grande compositore russo con Il Lago dei Cigni e Lo Schiaccianoci: il libretto fu scritto interamente dal principe e sovrintendente dei Teatri Imperiali di San Pietroburgo, Ivan Vsevoložskij, e la coreografia venne affidata a Marius Petipa. La prima rappresentazione ebbe luogo nel 1890 al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo con grande successo; nel 1888, l’allora direttore dei Teatri Imperiali, Ivan Vsevoložskij appunto, scrisse a Čajkovskij riguardo ad una sua idea di allestire un nuovo balletto basato sulla celebre fiaba di Charles Perrault, proponendo al compositore di scriverne la musica. La passione di Vsevoložskij per l’epoca di Luigi XIV lo portò a concepire l’ambientazione del balletto in stile XVII Secolo: la coreografia, che secondo Vsevoložskij doveva diventare l’opera più importante dei Teatri Imperiali, fu affidata a Marius Petipa, già famoso coreografo di numerosi balletti, che divenne poi anche coautore del libretto. La prova generale avvenne addirittura in presenza dello Zar Alessandro III: protagonista l’italiana Carlotta Brianza nel ruolo di Aurora con il russo Pavel Gerdt come Principe Desiré, lo Zar alla fine commentò semplicemente Bellissimo, il che sembra abbia irritato il compositore, che probabilmente si aspettava un responso più favorevole.

Solo nel 1896 il balletto arriva in Italia, al Teatro alla Scala di Milano, sempre con Carlotta Brianza come Aurora, e poi nel 1899 al Teatro Bolshoij di Mosca. Čajkovskij non ebbe mai la soddisfazione di vedere il suo lavoro diventare un successo immediato nei teatri al di fuori della Russia perché morì nel 1893. Nel 1903, La Bella Addormentata è stato il secondo balletto più popolare nel repertorio del Balletto Imperiale, essendo stato eseguito circa 200 volte in soli dieci anni; è il balletto più lungo di Čajkovskij, della durata di quasi quattro ore a piena lunghezza, contando anche gli intervalli; senza pause dura comunque quasi tre ore.

La versione in scena alla Scala è invece quella di Nureyev creata nel 1966: definito da lui stesso Il balletto dei balletti, una produzione straordinaria per sontuosità e rigore filologico, con grande attenzione ai dettagli drammaturgici, la ricchezza visiva, con costumi e scenografie ispirati all’estetica della corte di Luigi XIV, ma soprattutto la centralità del ruolo maschile, ampliato e tecnicamente più impegnativo rispetto alla versione di Petipa, come in tutte e sue coreografie: una lettura tra le più complete ed artisticamente dense del capolavoro di Čajkovskij. Re e Regine, principi e principesse, fate buone e cattive, ed alla festa di nozze i protagonisti delle fiabe di Perrault: personaggi da favola, ma soprattutto interpreti di disegni coreografici che esaltano la danza ed il virtuosismo tecnico attraverso le molteplici variazioni, i momenti di insieme del cerimoniale di corte, il divertissement, i passi a due: perché La Bella è l’apoteosi della danza classica. Il Tartaro Volante nel 1989 commentava: Quando mossi i miei primi passi a Ufa, il mio maestro, che aveva fatto parte del Balletto del Kirov, mi ripeteva sempre che La Bella Addormentata era “il balletto dei balletti”. E non vedevo l’ora di danzarlo. Fu proprio con il Kirov che, più tardi, scoprii quanto fosse meraviglioso. La Bella Addormentata di Pëtr Il’ič Čajkovskij e Marius Petipa rappresenta in effetti l’apogeo del balletto classico: la danza qui dimostra di essere veramente un’arte maggiore. Oggi La Bella rappresenta per me il compimento perfetto della danza sinfonica. Esige che il coreografo trovi un’armonia con la partitura di Čajkovskij. Con La Bella non si tratta di creare un evento senza futuro, ma di produrre uno spettacolo duraturo che sostenga l’eccellenza di una compagnia”. Alla prima rappresentazione della sua Bella, lo stesso Nureyev era in scena nel ruolo del principe, folgorante, con Carla Fracci come Aurora, ad interpretare quel titolo che nella sua vita artistica viene considerato un vero balletto-chiave. Della coreografia originale di Petipa seppe mantenere la straordinaria purezza, così come l’aveva appresa al Kirov, ma dando un respiro teatrale e drammatico nuovo: i rituali di corte, i cerimoniali, i giochi di potere, in sostanza, una metafora sociale che si dipana lungo gli atti; una motivazione interiore e notevoli variazioni con una coreografia articolata e composita tale da rivelare tutte le sfumature psicologiche dei personaggi, primo fra tutti il Principe.

Il problema di tutte le coreografie di Nureyev è che le pensò sempre per sé stesso e su se stesso. Profondamente convinto che il danzatore meritasse più spazio in scena, scena che non deve essere solo della partner, il Tartaro Volante ha aggiunto variazioni e cambiato alcune delle interpretazioni del Corpo di Ballo: dove non ha aggiunto, ha complicato incredibilmente, alzando molto la difficoltà di esecuzione. Quando si trovano altri a dover affrontare le sue idee, con tutto il rispetto, non sempre il risultato è all’altezza del suo coreografo. Una coreografia complicata la sua, molto pesante fisicamente, difficile e senza un attimo di pausa: si arriva alla fine sfiniti. Dei vari casts previsti, la coppia principale è affidata all’étoile casalinga Nicoletta Manni, in coppia con Timofeij Andriashenko, uno dei primi ballerini scaligeri: coppia collaudata, arrivano degnamente alla fine di quest’opera sfiancante che mette duramente alla prova tutti ma specialmente Aurora ed il Principe. Oltre ai protagonisti, una serie nutrita di personaggi si alterna sul palco: la Fata dei Lillà (Chiara Borgia), fata principale nella versione russa, è qui invece una parte più mimica in contrapposizione con Carabosse (Francesca Podini), la fata cattiva che lancia la maledizione su Aurora. Il ruolo danzato da Maria Celeste Losa è non è definito con un nome specifico ma messo insieme alle altre sei Fate delle Virtù, ma è quello. Il Terzo Atto vede la parata di personaggi per le nozze di Aurora: su tutti, i simpaticissimi Gatto con gli Stivali e la Gatta Bianca (Federico Fresi e Denise Gazzo), ed il banco di prova per molti danzatori, l’Uccellino Azzurro e la Principessa Fiorina (Darius Gramada e Linda Giubelli). Nureyev toglie invece Cappuccetto Rosso ed il Lupo e Cenerentola con il Principe, presenti invece nella versione originale russa, e delle Fate delle Pietre Preziose aggiunge un ruolo maschile (Mattia Semperboni). Sul Corpo di Ballo ricadono sempre gli stessi problemi: poca convinzione, poca armonia, molta standardizzazione, file non mantenute, sincronia d’insieme poca. Un po’ di entusiasmo, tecnica e gusto per fare quello che si sta facendo non guasterebbe… Storici scene e costumi di Francia Squarciapino, ricchissimi e complicatissimi. Senza dubbio l’anima di Nureyev aleggia in questo titolo bellissimo e senza tempo a cui ognuno dovrebbe inchinarsi. Da vedere assolutamente.

Chiara Pedretti

Teatro alla Scala
Piazza della Scala, Milano
Fino al 13 Gennaio 2026, ore 20.00
Biglietti da EUR 10,00 a EUR 215,00
www.teatroallascala.org

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