In scena il 13 gennaio 2026 al “Teatro Moderno” di Grosseto
Portare Il vedovo sul palcoscenico significa confrontarsi con uno dei testi più corrosivi della commedia all’italiana, un’opera che Dino Risi aveva trasformato in un ritratto impietoso della borghesia imprenditoriale del boom economico. L’adattamento teatrale diretto da Ennio Coltorti, con Massimo Ghini nel ruolo del commendator Alberto Nardi, non si limita a riproporre la trama del film: ne esplora invece la struttura satirica, la crudeltà grottesca e la sorprendente attualità, restituendo un affresco sociale che continua a parlare al presente.
Ghini costruisce un Nardi di grande efficacia scenica: un uomo che vive di autoillusione, convinto della propria genialità imprenditoriale mentre affonda in un mare di debiti, un megalomane incapace di leggere la realtà e di assumersi responsabilità. La sua comicità non è mai farsesca, ma nasce da un realismo psicologico che mette in luce la fragilità di un personaggio prigioniero del proprio narcisismo. In questo senso, l’attore riesce a evocare l’eredità di Alberto Sordi senza imitarlo, trovando un equilibrio personale tra caricatura e verità.
Accanto a lui, Paola Tiziana Cruciani dà vita a una Elvira Almiraghi di straordinaria presenza: donna d’affari milanese, lucida, spregiudicata, capace di dominare la scena con un misto di ironia e autorità. La sua Elvira non è solo la moglie ricca e disincantata che chiama il marito “cretinetti”, ma una figura che incarna un modello di potere femminile raro nella commedia tradizionale. La scelta di mantenere il doppio registro – la durezza pubblica e la segreta complicità economica con cui continua a prestare denaro al marito tramite l’intermediario Lambertoni – aggiunge profondità al personaggio, rivelandone ambiguità e contraddizioni.
Riccardo Rossi, nel ruolo del ragionier Stucchi, offre un contrappunto comico calibrato, costruendo un personaggio che amplifica il clima di tragicomica disperazione in cui Nardi si muove. La sua presenza scenica contribuisce a definire il microcosmo di relazioni che circonda il protagonista, un mondo fatto di opportunismi, piccole vigliaccherie e illusioni di grandezza.
La regia di Coltorti lavora sulla materia filmica con rispetto ma senza timore di reinterpretarla. La scena diventa un dispositivo dinamico che mette in risalto il ritmo narrativo, alternando momenti di brillantezza farsesca a passaggi più cupi, dove emerge la crudeltà del testo. L’ambientazione milanese, con il suo contrasto tra efficienza produttiva e fallimenti personali, è evocata attraverso un uso sapiente dello spazio e dei tempi scenici, che restituiscono la tensione tra immobilismo e frenesia tipica dell’Italia del boom.
La produzione del Teatro Il Parioli sostiene uno spettacolo che non si limita a omaggiare un classico del cinema italiano, ma ne rinnova la forza satirica. Il vedovo diventa così una lente attraverso cui osservare la persistente attualità di certi meccanismi sociali: l’ossessione per il successo, la fragilità dell’identità maschile, la dipendenza economica mascherata da orgoglio, la distanza tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe apparire.
In definitiva, questa versione teatrale di Il vedovo riesce a trasformare un capolavoro cinematografico in un’esperienza scenica autonoma, capace di dialogare con la tradizione senza esserne schiava. Ghini, Cruciani e Rossi, guidati dalla regia di Coltorti, costruiscono uno spettacolo che diverte, inquieta e invita a riflettere sulla natura profondamente grottesca di certe dinamiche umane. Un lavoro che conferma come la commedia, quando è ben fatta, possa essere uno strumento di analisi sociale più affilato di molti discorsi seri.
Giuliano Angeletti
Massimo Ghini
IL VEDOVO
diretto da Ennio Coltorti
dal film di Dino Risi
con Paola Tiziana Cruciani nel ruolo di Elvira Almiraghi
Riccardo Rossi nel ruolo del ragionier Stucchi
produzione Il Parioli

