“Le nostre canzoni sono colonne sonore della vita delle persone”
Carlo Marrale e Silvia Mezzanotte, due storici membri dei Matia Bazar, si esibiranno domani 16 gennaio 2026 a Foggia al Teatro del Fuoco per l’ ultima tappa del tour “Stasera che sera 50th” e noi di Corriere dello Spettacolo li abbiamo intervistati dopo averli seguiti nella tappa di Sulmona.
Silvia e Carlo ci raccontate come è nato questo progetto musicale?
È nato da un incontro apparentemente casuale, avvenuto nel 2019 in un hotel di Firenze. Rientravamo da due concerti, ci siamo visti e riconosciuti nella hall. Carlo ha imbracciato la sua chitarra e iniziato a cantare e suonare brani che conoscevo alla perfezione. Ci siamo sorpresi straordinariamente compatibili e vicini. Come due persone che pur non essendosi mai tenuti per mano in questa vita, lo hanno certamente fatto in una precedente. Da lì a creare uno spettacolo che raccontasse i più grandi successi dei Matia Bazar il passo è stato breve.
Silvia e Carlo il tour “Stasera che sera 50th” è un viaggio immersivo e nostalgico di brani che hanno fatto la storia dei Matia Bazar. Come vi spiegate il successo eterno di capolavori come “ Stasera che sera”, “C’è tutto un mondo intorno” e “Messaggio d’amore”?
Il successo cinquantennale di alcune canzoni penso si possa spiegare solo andando oltre la musica. Prima di tutto, quelle canzoni dicono qualcosa di essenziale: parlano di sentimenti primari quali amore, perdita, speranza, ribellione, identità in un modo così semplice e preciso da non invecchiare.
Cambiano le epoche, ma non cambiano le domande fondamentali delle persone. Poi c’è la verità emotiva. Non sono canzoni costruite per piacere a tutti, ma per essere sincere. E la sincerità, paradossalmente, è ciò che le rende universali. Chi le ascolta sente che non stanno fingendo.
Un altro fattore è la qualità della scrittura: melodie riconoscibili, testi che resistono alle mode, immagini che restano.
Una grande canzone non si consuma con l’uso, si approfondisce. A vent’anni la canti, a quaranta la capisci, a sessanta la riconosci. Conta anche il passaggio di testimone. Quelle canzoni non restano ferme nel loro tempo: vengono reinterpretate, risuonate, scoperte da nuove generazioni che le fanno proprie, spesso per ragioni diverse da quelle originali.
Infine, il successo duraturo nasce dal fatto che certe canzoni diventano memoria collettiva. Non sono più solo brani musicali: sono colonne sonore della vita delle persone. Finché qualcuno le userà per raccontarsi, continueranno a vivere. In sintesi, durano quarant’anni perché non appartengono a un’epoca, ma all’esperienza umana.
Silvia lei anche coach. Cosa cerca di trasmettere ai suoi allievi professionalmente e umanamente?
La mia esperienza professionale e umana. Il valore artistico di questo lavoro, che diventa urgenza di raccontare le proprie emozioni, l’unico vero modo che io conosca per allineare anima, mente e corpo. Insegno la disciplina, il rispetto per la musica e per il pubblico.
Carlo, lei come fondatore storico e coautore dei più grandi successi dei Matia Bazar, come “Vacanze Romane” e “Ti sento”. A livello emotivo cosa si prova ad esserne anche coautore?
È un’emozione stratificata, quasi impossibile da ridurre a una sola parola. Cantare canzoni proprie dopo 50 anni di successi è come attraversare la propria vita a voce alta. Ogni brano non è più solo una canzone: è un luogo, una persona, un errore, una vittoria, una versione di sé che non esiste più ma continua a respirare dentro quelle note. C’è orgoglio, certo non vanità, ma la consapevolezza di aver lasciato tracce reali nel tempo. Poi c’è gratitudine, perché quelle canzoni sono sopravvissute all’autore e sono diventate di altri: del pubblico, di chi le ha amate nei momenti decisivi della propria vita. Insieme a queste emozioni arriva anche la nostalgia, da non confondere con la malinconicao con il rimpianto di ciò che è stato, bensì la tenerezza per chi si era quando quelle parole sono nate.
Cantandole oggi, la voce porta addosso il tempo trascorso e, questo le rende più vere di prima. Infine c’è qualcosa di quasi sorprendente: sentirsi ancora necessari. Scoprire che, dopo mezzo secolo, una canzone scritta allora riesce ancora a dire qualcosa adesso sia a te che agli altri è una forma rara di pace. Se dovessi riassumerla: è l’emozione di riconoscersi, senza dover dimostrare più nulla.
Silvia e Carlo il rapporto con il pubblico a teatro come influisce sulla performance dal vivo?
Il teatro ha in sé una magia speciale. Nel silenzio e nel buio l’attenzione è catturata dai dettagli perciò ogni sfumatura, ogni nota diventa ago per cucire insieme ricordi del passato ed emozioni del presente. Le voci diventano un unicum di vibrazioni e si crea un’energia di unione che pervade tutti, che fa stare bene ed e’ magnifico.
Silvia e Carlo che ricordo avete di Ornella Vanoni? La omaggerete nei vostri concerti?
La ricorderemo attraverso una canzone di cui lei ha fatto una splendida cover : “Solo tu”.
Silvia e Carlo ci anticipate qualcosa dei vostri progetti futuri?
Stiamo lavorando ad un bel progetto di inediti, che vedrà la luce nel 2026.

