Liriche di Stefano Catena, Tanino Materia e Teresa Boccacini (Premio Pierluigi Galli 2025)

Data:

 

Stefano Catena

 

Il bosco santo

Fai attenzione

quando cammini nel bosco

non è il tuo luogo

in cui sei nato.

Quando entri

ti sembra di vivere

in un altro mondo

ogni albero che incontri

ogni foglia, ogni fiore

ogni radice

respira quel luogo

così ancestrale.

Senti il suono dell’acqua

che scende

lungo ruscelli antichi

scavati dal tempo

sono le vene

della madre terra.

Altri suoni si rivelano

non sei solo

occhi nascosti

seguono il tuo passo

creature silenziose

ti scrutano

da dietro il velo del visibile.

Fai attenzione

quando entri nel bosco

sii umile e rispettoso

ha una vita sua

come la tua

una missione segreta

nascosta

il bosco santo

tra le trame della vegetazione

che odora di sacro.

 

Lucci argentati

Luce di luna

riflessa sul lago

lucci argentati

guizzano veloci

nell’acqua dormiente.

Loro, i lucci

non sanno niente

della vita

della morte

sono carni bianche

nate

per nutrire gli animali.

Saltano i lucci argentati

si illuminano

sotto la tenue luce

della luna bianca

in una buia e cruda

oscurità

nel forte silenzio

che avvolge ogni cosa.

La mia anima questa notte

silenziosa piu’ che mai

sembra assente

come il mio essere

mentre i lucci beati loro

non sanno niente.

 

Scherzi del destino

Linda ritorna sempre

con la mente

a quel giorno

di novembre

quando il suo amore

andò via

sbattendo forte

la porta.

Lo vide allontanarsi

dalla finestra

dileguarsi tra la folla

sparire dai suoi giovani

occhi

mentre lacrime dolci

rigavano il suo bel volto.

Linda ora ha sessanta

anni

ancora oggi ritorna

a quel giorno

quando aveva sedici anni

e lui appena venti.

Quando erano felici

sui banchi di scuola

a sognare

una vita insieme

fantasticare con la mente

era il suo passatempo

preferito.

Adesso quando si affaccia alla

finestra

mentre i ragazzi si avviano

verso scuola

tra risate e schiamazzi

lei mi guarda e dice:

“Guarda quei due, mano

nella mano come sono

vivi e felici, stanno per conto

loro

sognando il loro domani”.

 

Tanino Materia

 

ORIZZONTE

Scendemmo le scale tenendoci per mano

con sulle spalle il peso dei nostri anni,

uno scalino per volta, come una danza,

e ad ogni scalino un ricordo,

un fiore, una pianta interrata con amore,

un desiderio alzato al cielo come aquilone

e ad ogni passo una nuova alchimia,

come se il tempo rallentasse la sua corsa

per scandire il passo, ritmare i movimenti,

dare più ordine, più spazio alla memoria

e intanto scalzi toccammo la sabbia rovente

e ci incamminammo verso la battigia

tenendoci per mano.

Sul bagnasciuga tracciammo due linee parallele

come le nostre vite, una accanto all’altra,

camminammo sulla sabbia bagnata

e ad ogni passo le nostre orme scomparivano

trascinate dal leggero movimento delle onde,

e ci sedemmo,

i piedi nell’acqua salmastra

le mani impregnate di sudore

e le guance solcate da una lacrima.

Gli sguardi fissi ad osservare l’orizzonte.

Distesi sulla sabbia tenendoci per mano,

in silenzio, ci immergemmo nei ricordi

di una vita vissuta senza rimpianti,

senza regole e senza pregiudizi,

oltre le apparenze e le distanze

varcando i limiti e le convenzioni

nel rispetto reciproco dell’esistere

ma veri, terribilmente veri.

 

SE MAI UN GIORNO

Se mai un giorno

dovessi smarrirmi nei labirinti della mia mente,

nelle frastagliate pieghe dei miei ricordi,

nelle polverose immagini sbiadite

di un tempo ormai lontano,

tu parlami di noi,

parlami di te, parlami di me,

parlami dei nostri figli e dei loro figli,

parlami di oggi, di ieri, di domani,

degli sguardi, degli abbracci,

di chi siamo e di chi siamo stati,

delle nostre paure e delle nostre incertezze,

della fragilità con cui siamo cresciuti

nella consapevolezza di un percorso

che abbiamo diviso e condiviso

con la fierezza e l’orgoglio per ciò che abbiamo creato,

ma parlami,

parlami delle strade parallele,

dei viottoli calpestati centinaia di volte,

delle irte salite e dellle ripide discese

delle albe, dei tramonti, di orizzonti irraggiungibili

di sogni infranti e desideri realizzati,

dei momenti difficili superati a fatica,

ma parlami, parlami di noi

che non siamo mai stati ma fummo,

consapevolmente complici e artefici

di ciò che rimane di me e di te.

 

SE MI CERCHI        

Quando verrai a cercarmi

non indossare il tuo vestito più elegante,

le tue scarpe più costose,

i tuoi gioielli più luccicanti,

non indossare altezzose reminiscenze

di volti ormai sbiaditi,

ma ricordati di indossare

il tuo sorriso migliore,

le tue movenze dolci, docili e poco appariscenti,

le tue parole sussurrate e mai invadenti,

i tuoi sguardi ammalianti e profondi,

e le tue mani per accarezzarmi l’anima.

E se non riesci a trovarmi

tra le righe dei versi che ostinatamente ignori

cercami nelle pieghe del tuo cuore

negli angoli più remoti della tua anima

dove solitamente mi rifugio

quando finisce il giorno e viene la notte

ed ogni cosa assume forme diverse

e indecifrabili agli occhi dei più,

perché è allora che le voci di dentro

s’ingigantiscono e rimbombano

nelle squillanti memorie di un canto

a cui non so dare un nome e un senso

nel mio girovagare nei tuoi sogni

che invano cerco di profanare.

 

Teresa Boccacini

 

Sognando casa…

Stanchi gli occhi

dal guardare avanti

col fianco vuoto

e la mano tesa.

 

Sguardi distratti.

Una moneta

forse due,

elemosinate in fretta.

 

Sorrisi stretti

placano la coscienza

di chi, sereno,

sta tornando a casa.

 

CASA …Oltre il mare.

Oltre il vento.

Oltre il pensiero

di un abbraccio vero.

 

Oltre le nenie

di quelle madri

che hanno visto

il figlio piangere.

 

Nessun capriccio

in quegli occhi grandi,

troppo grandi,

solo fame e paura!

 

Ballerina

Zaffiri, diamanti

e anemoni

ti promise il mio cuore

in quell’attimo infinito

in cui d’incanto

apparisti ai miei occhi.

Ballerina,

che come fiore

leggiadro e fragile,

danzavi sfiorando la neve

e inseguivi note

senza mai raggiungere la meta.

Il tuo sguardo

ai passanti distratti

inorgogliva

al sorriso appiccicoso

di zucchero filato

di un bimbetto infreddolito.

Raccontavi storie di principi e regine,

raccontavi di corone e cavalieri

sotto fiocchi di neve

che delicatamente poggiavano

su quel vecchio tutù

tenuto insieme dall’amore.

Rimasi lì fantasticando

del nostro primo ballo

Poi, timido, colsi la mano gelida

e mi incamminai con te

sul ruvido sentiero

del “per sempre”.

 

Primavera della vita

Raccontamela tu

la primavera,

con le tue vesti

colorate e fresche

che il vento della sera

dispettoso sollevava.

Tu, bambina,

che il primo sole

rendeva le guance rubizze,

con occhi brillanti e curiosi,

le mani paffute,

in quel campo

di narcisi novelli

giocavi e cantavi

canzoni di scuola.

 

D’incanto,

albicocco in fiore,

piccole gemme lucide

gonfiano come boccioli

i tuoi piccoli seni.

E gocce

di rubinea rugiada

svelano

il tuo corpo di donna:

scoppia

sull’esile fusto

la primavera

della vita….

Seguici

11,409FansMi Piace

Condividi post:

spot_imgspot_img

I più letti

Potrebbero piacerti
Correlati