Stefano Catena
Il bosco santo
Fai attenzione
quando cammini nel bosco
non è il tuo luogo
in cui sei nato.
Quando entri
ti sembra di vivere
in un altro mondo
ogni albero che incontri
ogni foglia, ogni fiore
ogni radice
respira quel luogo
così ancestrale.
Senti il suono dell’acqua
che scende
lungo ruscelli antichi
scavati dal tempo
sono le vene
della madre terra.
Altri suoni si rivelano
non sei solo
occhi nascosti
seguono il tuo passo
creature silenziose
ti scrutano
da dietro il velo del visibile.
Fai attenzione
quando entri nel bosco
sii umile e rispettoso
ha una vita sua
come la tua
una missione segreta
nascosta
il bosco santo
tra le trame della vegetazione
che odora di sacro.
Lucci argentati
Luce di luna
riflessa sul lago
lucci argentati
guizzano veloci
nell’acqua dormiente.
Loro, i lucci
non sanno niente
della vita
della morte
sono carni bianche
nate
per nutrire gli animali.
Saltano i lucci argentati
si illuminano
sotto la tenue luce
della luna bianca
in una buia e cruda
oscurità
nel forte silenzio
che avvolge ogni cosa.
La mia anima questa notte
silenziosa piu’ che mai
sembra assente
come il mio essere
mentre i lucci beati loro
non sanno niente.
Scherzi del destino
Linda ritorna sempre
con la mente
a quel giorno
di novembre
quando il suo amore
andò via
sbattendo forte
la porta.
Lo vide allontanarsi
dalla finestra
dileguarsi tra la folla
sparire dai suoi giovani
occhi
mentre lacrime dolci
rigavano il suo bel volto.
Linda ora ha sessanta
anni
ancora oggi ritorna
a quel giorno
quando aveva sedici anni
e lui appena venti.
Quando erano felici
sui banchi di scuola
a sognare
una vita insieme
fantasticare con la mente
era il suo passatempo
preferito.
Adesso quando si affaccia alla
finestra
mentre i ragazzi si avviano
verso scuola
tra risate e schiamazzi
lei mi guarda e dice:
“Guarda quei due, mano
nella mano come sono
vivi e felici, stanno per conto
loro
sognando il loro domani”.
Tanino Materia
ORIZZONTE
Scendemmo le scale tenendoci per mano
con sulle spalle il peso dei nostri anni,
uno scalino per volta, come una danza,
e ad ogni scalino un ricordo,
un fiore, una pianta interrata con amore,
un desiderio alzato al cielo come aquilone
e ad ogni passo una nuova alchimia,
come se il tempo rallentasse la sua corsa
per scandire il passo, ritmare i movimenti,
dare più ordine, più spazio alla memoria
e intanto scalzi toccammo la sabbia rovente
e ci incamminammo verso la battigia
tenendoci per mano.
Sul bagnasciuga tracciammo due linee parallele
come le nostre vite, una accanto all’altra,
camminammo sulla sabbia bagnata
e ad ogni passo le nostre orme scomparivano
trascinate dal leggero movimento delle onde,
e ci sedemmo,
i piedi nell’acqua salmastra
le mani impregnate di sudore
e le guance solcate da una lacrima.
Gli sguardi fissi ad osservare l’orizzonte.
Distesi sulla sabbia tenendoci per mano,
in silenzio, ci immergemmo nei ricordi
di una vita vissuta senza rimpianti,
senza regole e senza pregiudizi,
oltre le apparenze e le distanze
varcando i limiti e le convenzioni
nel rispetto reciproco dell’esistere
ma veri, terribilmente veri.
SE MAI UN GIORNO
Se mai un giorno
dovessi smarrirmi nei labirinti della mia mente,
nelle frastagliate pieghe dei miei ricordi,
nelle polverose immagini sbiadite
di un tempo ormai lontano,
tu parlami di noi,
parlami di te, parlami di me,
parlami dei nostri figli e dei loro figli,
parlami di oggi, di ieri, di domani,
degli sguardi, degli abbracci,
di chi siamo e di chi siamo stati,
delle nostre paure e delle nostre incertezze,
della fragilità con cui siamo cresciuti
nella consapevolezza di un percorso
che abbiamo diviso e condiviso
con la fierezza e l’orgoglio per ciò che abbiamo creato,
ma parlami,
parlami delle strade parallele,
dei viottoli calpestati centinaia di volte,
delle irte salite e dellle ripide discese
delle albe, dei tramonti, di orizzonti irraggiungibili
di sogni infranti e desideri realizzati,
dei momenti difficili superati a fatica,
ma parlami, parlami di noi
che non siamo mai stati ma fummo,
consapevolmente complici e artefici
di ciò che rimane di me e di te.
SE MI CERCHI
Quando verrai a cercarmi
non indossare il tuo vestito più elegante,
le tue scarpe più costose,
i tuoi gioielli più luccicanti,
non indossare altezzose reminiscenze
di volti ormai sbiaditi,
ma ricordati di indossare
il tuo sorriso migliore,
le tue movenze dolci, docili e poco appariscenti,
le tue parole sussurrate e mai invadenti,
i tuoi sguardi ammalianti e profondi,
e le tue mani per accarezzarmi l’anima.
E se non riesci a trovarmi
tra le righe dei versi che ostinatamente ignori
cercami nelle pieghe del tuo cuore
negli angoli più remoti della tua anima
dove solitamente mi rifugio
quando finisce il giorno e viene la notte
ed ogni cosa assume forme diverse
e indecifrabili agli occhi dei più,
perché è allora che le voci di dentro
s’ingigantiscono e rimbombano
nelle squillanti memorie di un canto
a cui non so dare un nome e un senso
nel mio girovagare nei tuoi sogni
che invano cerco di profanare.
Teresa Boccacini
Sognando casa…
Stanchi gli occhi
dal guardare avanti
col fianco vuoto
e la mano tesa.
Sguardi distratti.
Una moneta
forse due,
elemosinate in fretta.
Sorrisi stretti
placano la coscienza
di chi, sereno,
sta tornando a casa.
CASA …Oltre il mare.
Oltre il vento.
Oltre il pensiero
di un abbraccio vero.
Oltre le nenie
di quelle madri
che hanno visto
il figlio piangere.
Nessun capriccio
in quegli occhi grandi,
troppo grandi,
solo fame e paura!
Ballerina
Zaffiri, diamanti
e anemoni
ti promise il mio cuore
in quell’attimo infinito
in cui d’incanto
apparisti ai miei occhi.
Ballerina,
che come fiore
leggiadro e fragile,
danzavi sfiorando la neve
e inseguivi note
senza mai raggiungere la meta.
Il tuo sguardo
ai passanti distratti
inorgogliva
al sorriso appiccicoso
di zucchero filato
di un bimbetto infreddolito.
Raccontavi storie di principi e regine,
raccontavi di corone e cavalieri
sotto fiocchi di neve
che delicatamente poggiavano
su quel vecchio tutù
tenuto insieme dall’amore.
Rimasi lì fantasticando
del nostro primo ballo
Poi, timido, colsi la mano gelida
e mi incamminai con te
sul ruvido sentiero
del “per sempre”.
Primavera della vita
Raccontamela tu
la primavera,
con le tue vesti
colorate e fresche
che il vento della sera
dispettoso sollevava.
Tu, bambina,
che il primo sole
rendeva le guance rubizze,
con occhi brillanti e curiosi,
le mani paffute,
in quel campo
di narcisi novelli
giocavi e cantavi
canzoni di scuola.
D’incanto,
albicocco in fiore,
piccole gemme lucide
gonfiano come boccioli
i tuoi piccoli seni.
E gocce
di rubinea rugiada
svelano
il tuo corpo di donna:
scoppia
sull’esile fusto
la primavera
della vita….

