In scena il 13 e il 14 gennaio 2026 al “Teatro degli Animosi” di Carrara
Nel riportare La coscienza di Zeno sulle scene a un secolo dalla sua pubblicazione, Paolo Valerio firma – insieme a Monica Codena – un adattamento che non si limita a trasporre il romanzo di Svevo, ma ne indaga la struttura profonda, trasformando la pagina in un dispositivo teatrale di sorprendente vitalità. L’opera, già laboratorio di modernità narrativa, trova in questa messinscena una nuova vita, capace di restituire la densità psicologica, l’ironia corrosiva e la complessità identitaria che ne hanno fatto uno dei capolavori del Novecento europeo.
Alessandro Haber, protagonista magnetico, dà corpo a uno Zeno Cosini che non è semplice personaggio, ma campo di tensioni: fragile e ironico, lucido e auto ingannatore, sempre in bilico tra confessione e mascheramento. La sua interpretazione intercetta la natura proteiforme del testo sveviano, restituendo la voce interiore di Zeno come un flusso scenico in cui memoria, desiderio e rimozione si intrecciano senza tregua. Attorno a lui si muove un ensemble solido e articolato – Alberto Fasoli, Valentina Violo, Stefano Scandaletti, Ester Galazzi, Emanuele Fortunati, Francesco Godina, Meredith Airò Farulla, Caterina Benevoli, Chiara Pellegrin, Giovanni Schiavo – che costruisce un universo relazionale sfaccettato, capace di dare corpo alle molteplici proiezioni della coscienza del protagonista.
La regia di Valerio lavora sulla scena come su un territorio mentale: un luogo dove passato e presente, ricordo e invenzione, verità e menzogna si sovrappongono. I movimenti di scena curati da Monica Codena accentuano questa dimensione fluida, quasi onirica, mentre le scene e i costumi di Marta Crisolini Malatesta delineano una Trieste che non è semplice ambientazione, ma clima interiore, spazio di confine tra cultura mitteleuropea e inquietudine borghese. Le luci di Gigi Saccomandi scolpiscono con precisione chirurgica le zone d’ombra della psiche, mentre i video di Alessandro Papa ampliano il campo percettivo, trasformando la scena in un organismo in continua metamorfosi. Le musiche di Oragravity, infine, aggiungono una vibrazione emotiva che accompagna e contraddice, come un controcanto, il percorso di Zeno.
In questo dialogo serrato tra linguaggi – parola, corpo, immagine, suono – si manifesta la modernità dell’opera. La psicoanalisi non è un semplice tema, ma un metodo di scomposizione dell’identità: il Dottor S., evocato come presenza scrutatrice, diventa il controcampo critico che costringe Zeno a confrontarsi con le proprie distorsioni percettive. La scena diventa così un laboratorio della coscienza, un luogo dove l’io si frantuma e si ricompone, rivelando la sua natura ingannevole e vulnerabile.
La produzione del Teatro Stabile del Friuli – Venezia Giulia sostiene un progetto che non celebra soltanto il centenario del romanzo, ma ne riafferma la vitalità critica. Questa Coscienza di Zeno dimostra come il teatro possa dialogare con la grande letteratura non per illustrarla, ma per interrogarla. E, nel farlo, interroga anche noi: la nostra fragilità, le nostre autoassoluzioni, la nostra incapacità di sentirci davvero “in sintonia” con il mondo.
Giuliano Angeletti
Alessandro Haber
LA COSCIENZA DI ZENO
di Italo Svevo
regia di Paolo Valerio
adattamento Monica Codena e Paolo Valerio
con Alberto Fasoli, Valentina Violo, Stefano Scandaletti, Ester Galazzi, Emanuele Fortunati, Francesco Godina, Meredith Airò Farulla , Caterina Benevoli, Chiara Pellegrin, Giovanni Schiavo
scene e costumi di Marta Crisolini Malatesta
musiche di Oragravity
video Alessandro Papa
movimenti di scena Monica Codena
luci Gigi Saccomandi
produzione Teatro Stabile del Friuli

