Marilyn Monroe, pseudonimo di Norma Jeane Mortenson Baker, nacque martedì 1º giugno 1926, alle 9:30 del mattino, al County Hospital di Los Angeles. L’identità del padre di Norma Jeane non è mai stata chiarita definitivamente; i biografi concordano che Mortenson, sebbene fosse indicato come tale nel certificato di nascita di Norma Jeane, non fosse in realtà il suo vero padre. Sembra più probabile che fosse Charles Stanley Gifford, un impiegato alle vendite della Consolidated Film Industries, che avrebbe lasciato Gladys Pearl Monroe, la mamma della diva di Hollywood, non appena lei lo informò della sua gravidanza; si ipotizzò anche che la madre fosse rimasta incinta dopo uno stupro. Alcuni mesi dopo il parto, la bambina venne battezzata come “Norma Jeane Baker Monroe“; molti biografi suggeriscono che Gladys le abbia dato i suoi cognomi per evitare che venisse dichiarata illegittima. Dopo aver trascorso gran parte della sua infanzia in case-famiglia, Norma Jeane iniziò a lavorare come modella. La convinse David Conover, che andò allo stabilimento dove lei lavorava per fotografare “ragazze che tenessero su il morale delle truppe al fronte” per un servizio per la rivista Yank. Rupert Allan: “Non era nessuno. Era un’orfana della contea. Famiglie adottive. Non terminò gli studi, sposò un giovanotto perché i suoi genitori adottivi lasciavano la città e pensarono fosse meglio farla sposare. Poi lui si imbarcò nella marina mercantile e lei per guadagnare si mise a lavorare in un’industria bellica”. Nel 1944, fu assunta come operaia alla Radio Plane. Inizialmente fece l’impacchettatrice di paracadute, poi divenne addetta alla verniciatura delle fusoliere dei vari modelli di aeroplani. Nel 1946, a soli vent’anni, firmò il suo primo contratto cinematografico. Dopo alcune parti minori, recitò in “Giungla d’asfalto” (1950, regia di John Huston) che è stato il film che ha lanciato la carriera di Marilyn, presente in un piccolo ruolo attraverso il quale riuscì a catturare l’attenzione della stampa e del pubblico. “Eva contro Eva” (1950, regia di Joseph L. Mankiewicz) che è l’unico film ad aver ricevuto quattro candidature agli Oscar per le interpretazioni femminili. Questi furono i suoi due primi successi. Negli anni successivi: “Niagara” (1953, regia di Henry Hathaway) Alcuni critici concordano nel dire che si tratti di un brutto film ma l’interpretazione della protagonista, Marilyn Monroe, passerà alla storia per due motivi: si tratta del suo primo film in technicolor ed è l’unico film in cui interpreta un personaggio malvagio. Suscitò inoltre una certa attenzione l’abito scarlatto indossato da Marilyn in diverse scene del film. Altri critici hanno elogiato il film, nel 2001, Robert Weston scrisse: «Niagara è un buon film per i fan del noir che desiderano qualcosa di leggermente diverso. C’è poi un fantastico lavoro sulle location che esalta le bellezze delle cascate, e naturalmente, c’è Marilyn in una delle sue migliori interpretazioni». “Gli uomini preferiscono le bionde” (1953, di Howard Hawks) interpretato da Marilyn Monroe e Jane Russell. Il film ebbe enorme successo e lanciò all’apice della popolarità le due protagoniste. La canzone “Diamonds Are a Girl’s Best Friend” interpretata nella pellicola da Marilyn, continuò ad essere popolare anche negli anni seguenti: nel 1985 Madonna riprese scenografie, coreografie e l’iconico vestito rosa di Marilyn nel video della sua canzone “Material Girl”. Vennero apprezzate dalla critica, e le valsero un Henrietta Award ai Golden Globe del 1954. La definitiva consacrazione internazionale avvenne poi con le pellicole “Come sposare un milionario” (1953, regia di Jean Negulesco) dove recita con Lauren Bacall, “Quando la moglie è in vacanza” (1955, regia di Billy Wilder) Considerato uno dei lavori più riusciti di Marilyn Monroe, nel 2000 è stato inserito dall’American Film Institute al 51º posto della classifica delle cento migliori commedie americane di tutti i tempi. “Fermata d’autobus” (1956, regia di Joshua Logan). Reduce dall’esperienza dell’Actors Studio, Marilyn si immedesimò nel personaggio: imparò a parlare con l’accento del Sud, scelse costumi poveri e calze strappate, un trucco di gesso e persino un modo di ballare e cantare volutamente goffo e da principiante, dando vita a una delle sue migliori interpretazioni. “A qualcuno piace caldo” (1959, di Billy Wilder) Uno dei capolavori della storia del cinema statunitense, divertente e sofisticata commedia, vinse un Oscar e tre Golden Globe, di cui uno a Marilyn Monroe e uno a Jack Lemmon, che per la sua interpretazione ricevette anche un premio BAFTA. Nel 1989 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d’America. John Kobal sostiene: “Poi arriva “A qualcuno piace caldo”, un film adorato in tutto in mondo. Ma non è Marilyn la donna fotografata tra Jack Lemmon e Tony Curtis. Marilyn è incinta. In quelle foto c’è solo il volto di Marilyn, montate sul corpo di un’altra donna”. Intervistato in questa cinebiografia della regista Donatella Baglivo, Jean Negulesco commenta così la diva hollywoodiana: “Dopo il film “Gli uomini preferiscono le bionde”, andai a trovarla con un nuovo copione. Sarebbe stato il primo film in CinemaScope. Il giorno dopo venne da me. Lei esordì semplicemente dicendo che non le piaceva la sua parte. Le chiesero «Ha letto il copione?» E lei «Certo che l’ho letto.» «Beh, cosa c’è di sbagliato?» «Mi dispiace, ma non capisco la mia parte.» rispose Marilyn. Quando ci fu la prima del film, la folla era così eccitata dalla sua presenza che i poliziotti dovettero sollevarla, così quattro uomini la portarono in braccio dentro il teatro. Non ho mai più visto accadere cose del genere.” A questo punto, le sue foto fecero il giro del mondo: sul settimanale di cinematografia e teatro italiano “Film d’oggi” comparve in tenuta da spiaggia, in Francia su “Cinemonde” apparve nelle vesti di una babysitter. Nel luglio del 1960, sotto il caldo del deserto del Nevada, cominciarono le riprese de “Gli spostati”, diretto da John Huston, con Clark Gable, Montgomery Clift, Eli Wallach e Thelma Ritter. Arthur Miller scrisse la sceneggiatura del film contenente un ruolo scritto appositamente per Marilyn, tuttavia, quando cominciarono le riprese, i due si erano già lasciati. L’11 novembre vi fu la separazione ufficiale della coppia, dopo soli quattro anni di matrimonio e Marilyn ottenne il divorzio a Ciudad Juárez in Messico il 24 gennaio 1961. Susan Strasberg: “Ho sempre pensato che più ci si conosce e migliori attori si diventa, e Marilyn, in un certo senso, era sulla strada di diventare se stessa, quella che era realmente, senza tutte le nevrosi, i timori infantili, quelle tremende abitudini, senza quella specie di prigione dorata, perché Hollywood, alla fine, per lei era una specie di prigione, oltre le cui sbarre c’era molto di più, c’era forse un vaso di Pandora.”. Questa cinebiografia della regista Donatella Baglivo è indubbiamente il ritratto più completo, più profondo e più movimentato della donna che più di chiunque altro in questo secolo ha toccato l’immaginario collettivo, è diventata un simbolo culturale, un’icona. I moltissimi brani tratti dai suoi film e altri contributi, riporteranno in vita Marilyn per gli spettatori di tutto il mondo, perché, come ha detto una delle molte persone intervistate: “Senza cinepresa, Marilyn non esiste.”. Quando la regista Baglivo realizza un film biografico su un personaggio, cerca di puntare sulla spiritualità del protagonista, provando sempre a entrare in contatto nell’intimo, nell’anima e nel cuore di chi ha davanti. I ricordi dei suoi amici e colleghi di lavoro ci raccontano una Marilyn piena di calore umano, impulsiva, sensibile, timida, vulnerabile, semplice ma ambiziosa e, soprattutto, desiderosa di approfondire e proteggere il suo sviluppo artistico mantenendo la propria integrità. Carl Rollyson ricorda: “Una volta, Lee Strasberg, durante un’intervista su di lei, disse: Marilyn Monroe era, in realtà, il sogno di Marilyn Monroe. Questa affermazione e il suo significato mi hanno sempre affascinato molto.”. Joshua Logan: “Tutti pensavano che fosse una stupidella che non sapesse affatto recitare, che sapeva solo essere sexy. Poi incontrai Lee Strasberg, il quale mi disse che una delle migliori attrici che avesse mai visto era Marilyn. Non riuscii proprio a crederci. Comunque, ritornai a casa e chiamai Hollywood dicendo che avrei fatto il film. Contavo sul fatto che Strasberg avesse ragione, e aveva ragione.”. Sam Shaw: “Una volta camminavamo per la Quinta Strada a New York e incontrammo degli amici di Marilyn, una le disse «Ma Marilyn, è agosto, è il giorno più caldo dell’anno e tu indossi una pelliccia di visone!» Marilyn rispose «Me l’ha regalata Joe Di Maggio. Non è bellissima?» E l’amica: «Ma fa così caldo!» Marilyn spalancò un istante la pelliccia e disse «Non ti preoccupare.»… Sotto era nuda.”. Susan Strasberg: “Una mattina mi svegliai e lei era già in piedi, nuda, e guardava l’oceano. Mi misi a guardarla, avevo diciassette anni, la guardavo e pensavo ”Oh, Dio mio, darei qualunque cosa per essere come lei: bionda, sexy…” Insomma, quelle cose che si pensano a diciassette anni. Lei si girò, vide che la fissavo, provai molto imbarazzo e le dissi «Mi Dio, Marilyn, darei qualunque cosa per essere come te.» E lei mi rispose «Non dirlo nemmeno, io darei qualunque cosa per essere come te, la gente ti rispetta.” – Blanche Hathaway: “Credeva di conoscere il mondo perché aveva girato parecchio, perché era stata una grande star e milioni di persone l’avevano fotografata, ma la verità è che lei del mondo non sapeva nulla. È stata sempre ingenua, fino alla fine. Pensava di essere amata dalla gente, non era vero… non era vero”. Don Murray: “Era sorprendente, Marilyn aveva la pelle più bella del mondo. Era così luminosa e liscia, come quella di un bambino, senza l’ombra di una ruga sul viso e sul corpo. Il suo volto e il suo corpo erano tra i più perfetti che abbia mai visto.”. John Kobal: “Personalmente non ho mai accettato, anzi, ho quasi disprezzato quel luogo comune, quella idea di molti, secondo la quale se non c’è una tragedia non può esserci una star. No, la tragedia c’è stata, d’accordo, ed è triste. Nessuno, proprio nessuno, Marilyn compresa, è stata in grado di rendersene conto. Del resto chi può vivere in equilibrio quando il mondo intero si mette ai tuoi piedi? Chi quando, all’improvviso, la gente si inchina davanti a te e ti ama, dite un po’, chi? Chi può dire di aver imparato, anche ai nostri giorni, quest’arte? Ma pochi sono riusciti a raccogliere tanto amore. In quanti modi si può dire grazie? E il pubblico, in piedi, ti applaude per delle ore perché per la gente tu vuoi dire amore. È questo che ha creato Marilyn Monroe, l’ultima vera grande stella del cinema, l’ultima star di Hollywood a essere abbagliata dai riflettori, a essere fotografata milioni di volte, capace di soddisfare il nostro inconscio bisogno di nuove stelle.”. Come un racconto di Dickens, la narrazione porta gli spettatori dentro e fuori gli incidenti nella vita della donna. Bill Travilla la descrive come “Uno dei regali più grandi che la vita mi ha fatto è stato conoscere Marilyn Monroe, e l’ho conosciuta bene! Ho creato per lei gli abiti di undici film girati a Hollywood. Questa ragazza era così splendida, così incredibilmente bella, che nessuna donna è riuscita a imitarla. Marilyn era la combinazione tra una bambina e una donna sensuale, ed era questo che fece innamorare la gente di lei.” – “Siamo a tavola e lei parla con te; possono venire i cacciatori di autografi ma lei continua a guardarti fisso negli occhi e dice «Tu sei un uomo magnifico, adoro stare con te.» E cosa succede? Diventi un re. Un uomo come me si trasforma in un re, in un cavaliere. È magnifico. In una parola, questa ragazza è amore.”. George Barris, uno degli ultimi fotografi ad averla immortalata, la saluta affettuosamente: “Non scorderò mai quella volta in cui girarono la scena dove le si alza la gonna. Marilyn si trovava su di una grata della metropolitana e sotto c’era una macchina del vento; la sceneggiatura voleva che lei, uscendo dal cinema, si fermasse per un attimo sulla grata e il vento le tirasse su la gonna. In quegli anni, suo marito era Joe Di maggio. Joe si trovava lì con il cronista Walter Winchell. Billy Wilder stava dirigendo la scena, era più o meno mezzanotte e c’era una folla enorme che guardava. Billy per vari motivi girava e rigirava la scena e ogni volta che la rifaceva la folla, per lo più composta di uomini cominciava a ridere, a gridare e dire «Di più, di più!» Joe cominciò a innervosirsi per questo, finché si voltò verso Walter Winchell e disse «Ne ho avuto abbastanza.» E se ne andò via.” Quello svolazzare della gonna fu la causa della separazione tra Marilyn Monroe e Joe Di maggio . “Quel weekend apprendemmo alla radio che Marilyn stava male e lunedì mattina si seppe, sempre alla radio, che Marilyn non sarebbe andata sul set, il suo medico aveva telefonato dicendo che lei non poteva andare a lavorare. Agli studi erano sconvolti. Cominciarono a fare comunicati stampa nei quali dicevano che Marilyn non era veramente malata, che la sua era una malattia di comodo, che lei non voleva fare quel film e che stava togliendo lavoro a centinaia di persone. Minacciarono di citarla per milioni di dollari.” La perdita dei genitori, le famiglie adottive, la sua lotta per il successo, i suoi tre matrimoni, nessuno dei quali fu mai in grado di riconciliarla con la vita che la consumava, la sua battaglia contro le ferree regole degli studios. E poi la sua caduta, che, benché ci abbia privati della stella più fulgida del cinema, ci ha svelato la vera essenza di Marilyn Monroe. E tutti noi, da quella tragica data, pensiamo a lei come a una fragile bambina senza genitori.
Poesia a Marilyn di Norman Rosten
“Noi che abbiamo rinchiuso l’arcobaleno sotto vetro. Ed io, che vengo per tracciare una via fino al tuo cuore, sono stato confuso da quei fili di capelli sciolti. Sei in piedi, le dita solle labbra. Sperduta nel più lontano dei cieli, completamente sola. Dissolti gli angeli, distrutti i cuori. Quale incantesimo ti spinge là? Oh, affrettati a scendere. Di certo la tua casa è con noi e non con gli dei. Al di sotto della tua finestra osservi una chiatta passare sul fiume. Qualcuno ti saluta. Tu rigida, e gli mandi un bel bacio da afferrare al volo. Tu non sei da salvare in questo mondo. Meglio così. Molti si salvano, altrettanti annegano. Ti vedo restare aggrappata a stanze, a telefoni. Dimentica di essere amata.”.
La Monroe era spesso malata e, lontano dall’influenza del dottor Ralph Greenson, il suo psichiatra personale, aveva ripreso il consumo di sonniferi e di alcool; nel mese di agosto del 1961, tornò a Los Angeles, dove venne ricoverata per dieci giorni in ospedale e, anche se non sono mai stati divulgati i motivi di questo ricovero, i giornali dell’epoca riportarono che era stata vicino alla morte. Tornata sul set, riuscì a completare il film “Gli spostati”. Questo fu anche l’ultima pellicola completata da Marilyn Monroe.
Norman Rosten: “La notte prima di morire, Marilyn ci chiamò dalla California. Fu una strana telefonata. Era molto eccitata, c’era qualcosa nell’aria ma non capivamo cosa fosse. Da quel che mi disse, la sua imminente visita a New York avrebbe avuto il sapore di una riunione tra vecchi amici, infatti erano molti mesi che non la vedevamo. La telefonata finì così, come se avessimo parlato del tempo, di cose personali, le cose di cui parlavamo di solito. E questo fu tutto. Naturalmente, la mattina dopo, come tutti nel Paese, sentimmo per radio la notizia… Marilyn Monroe si era suicidata.”.
Norma Jeane fu trovata morta nella camera da letto della sua casa di Brentwood, a Los Angeles, il 5 agosto 1962, all’età di trentasei anni. Le circostanze della sua prematura morte, dovuta a una overdose di barbiturici, sono state oggetto di numerose congetture, sebbene il suo decesso sia ufficialmente classificato come “probabile suicidio”. George Barris,- “È sorprendente, l’altro giorno ho ricevuto una lettera da un ragazzo australiano di diciassette anni. Dice: «Non ero ancora nato quando ha fatto quelle foto a Marilyn. Darei qualunque cosa per averla conosciuta, per essere vissuto allora.» Ed è incredibile quante persone la pensino così. Ricevo lettere dalla Francia, dall’Italia, dalla Germania, dall’Australia, dal Sud Africa e sorprendentemente per la maggior parte sono di giovani, oltre che di suoi coetanei. Marilyn, hai davvero lasciato questo mondo sottosopra. Ti amiamo e ci manchi moltissimo ma ti porteremo sempre dentro di noi. Grazie per i ricordi meravigliosi che ho di te e che custodisco gelosamente nel cuore.”.
Jean Negulesco: “È impossibile descrivere Marilyn Monroe, semplicemente perché non si possono descrivere le Cascate del Niagara o il Gran Canyon. Puoi solo star lì ad ammirarli in estasi.” -“Sì, Marilyn aveva molte magnifiche qualità. Sì, lei ci mancherà. Ma forse, un giorno, in qualche maniera, qualcuno, non so, magari attraverso la reincarnazione, ci renderà quello straordinario talento, quella magia che nessuno ha saputo definire, nessuno ha saputo comprendere”.
Donatella Baglivo



