L’Italia si consolida nel segmento di Lusso del Gin
Il gin estero continua a guidare le vendite in termini di volumi, forte di marchi storici e di una presenza internazionale consolidata. Tuttavia, il gin italiano si distingue sempre di più nella fascia premium e artigianale, raccontando territori e creatività locali. Francesco Milanesio di Mazzano, conosciuto come “Gin.Ceck”, promuove le migliori etichette italiane, sottolineando l’importanza della qualità e dell’identità nel mercato del gin. Con un occhio al futuro, il 2026 si prospetta un anno di consolidamento e crescita nella qualità, con un’attenzione sempre maggiore a botaniche locali e innovazione nel settore.
Gin.Ceck, al secolo Francesco Milanesio di Mazzano, è un giovane poco più che trent’enne nato in un tranquillo borgo in provincia di Brescia, ma oggi vero e proprio cultore oltreché divulgatore del verbo “Gin” nel mondo. A lui il vanto di promuovere le migliori etichette di questo pregiato ed amatissimo distillato (60 solo nel suo territorio e circa 1600 in tutto il Belpaese), sia sul social ma anche nelle kermesse itineranti tematiche da lui stesso create (anche organizzatore di eventi): il Brixia Gin Festival dal settembre 2021, per poi trasportare il format in altre decine di località italiano, tra Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. Idea e illuminazionepartite in epoca di lockdown-Covid-19, dal primo assaggio per pura curiosità alla consacrazione definitiva che oggi lo certificano a tutti gli effetti quale miglior degustatore ed esperto di Eccellenze nel campo Gin nel panorama nazionale. “Non vendo sogni, ma promuovo liquide realtà”, concetto che ricorda una nota tagline pubblicitaria, ma che ci fa comprendere appieno l’intento nobile e significativo che spinge Francesco verso la rivalutazione internazionale di uno dei prodotti non troppo conosciuti in Patria – o quantomeno non apprezzati come merita – giacché essenzialmente per tradizione molto più vocati al vino, ma che in verità ci apre gli occhi su un altro settore del beverage tutt’altro che scontato.
E a lui – tra i massimi esperti del settore – che abbiamo chiesto un punto sugli andamenti di un anno ormai agli sgoccioli… con uno sguardo attento verso l’inizio di un 2026 all’insegna di grandi novità…
Allora Francesco, 2025 in chiusura. Un po’ di dati tecnici, interessanti sia per gli addetti ai lavori che per il pubblico. Annata per il Gin in termini di bottiglie vendute e/o litri consumati? Cosa ci dici di bello….
Il 2025 si chiude come un anno di stabilità e maturità per il gin. In Italia i consumi si attestano intorno ai 7 milioni di litri, con una crescita complessiva di circa +25% negli ultimi cinque anni, in controtendenza rispetto al calo generale degli spirits. Non siamo più nella fase del “boom”, ma in quella della selezione: tengono bene – e in alcuni casi crescono – i gin premium e artigianali, mentre rallentano i prodotti più commerciali. Il dato più interessante è che oggi si beve meno gin, ma migliore, con maggiore attenzione a qualità, botaniche e identità del prodotto.
Gin italiano e estero. Quali le differenze per vendite e consumo? E perché naturalmente…
Il gin estero continua a guidare le vendite in termini di volumi, forte di marchi storici e di una presenza internazionale consolidata. Il gin italiano, pur rappresentando una quota minore, si distingue sempre di più nella fascia premium e artigianale.
È un gin che non nasce per competere sui grandi numeri, ma per raccontare territori, botaniche locali e creatività. E infatti viene scelto da bartender e consumatori consapevoli, disposti a bere meno ma meglio. È qui che l’Italia sta costruendo il suo vero valore.
Si apre il 2026. Aspettative del settore e cosa prevedi per il prossimo anno? Hai già il polso della situazione?
Il 2026 sarà un anno di consolidamento. Cresceranno meno i volumi e di più il valore: meno brand improvvisati, più qualità e identità. Il gin continuerà a performare soprattutto nella fascia premium, scelto da consumatori e bartender sempre più consapevoli. Meno moda, più sostanza.
Qualche new entry che sta facendo capolino sul mercato? Che c’è di inedito tra i distillati?
Più che nuove etichette, sul mercato stanno emergendo nuovi stili: gin a gradazione più bassa, versioni affinate e grande lavoro su botaniche locali poco convenzionali. Tra le novità italiane del 2025 ci sono Holywater Gin e Presobene Gin. Holywater, con botaniche insolite come iris e acqua di mare distillata, si presenta in una bottiglia a forma di Madonna, elegante e iconica. Presobene punta su botaniche locali e sostenibilità, con una bottiglia a diamante, compatta e preziosa, che ne esalta raffinatezza e identità. Fuori dal gin, si muovono bene distillati pensati per la mixology moderna, come amari contemporanei, vermouth di nuova generazione e spirit ibridi. Meno effetto wow, più bevibilità e identità.
Vecchi e nuovi Gin. Consigli per gli acquisti di Natale? Se si volesse fare un mix tra l’irrinunciabile che non deve mai mancare e qualcosa di poco noto?
Per gli acquisti di Natale consiglio sempre un mix tra classico e scoperta. Non può mancare un London Dry Gin inglese, versatile e intramontabile, perfetto per cocktail tradizionali.
Accanto al classico, è bello sorprendere con novità italiane: ad esempio, la Portofino Winter Edition, edizione limitata del celebre gin ligure, con la bottiglia rivestita da un artwork che ritrae Portofino sotto la neve, e la versione di Natale 2025 di Piero Dry Gin, che celebra le feste immortalate nei celebri Cinepanettoni.Così si unisce garanzia e tradizione con curiosità e sorpresa, accontentando sia chi ama il classico sia chi vuole sperimentare o collezionare.
Previsione a breve di qualche vostro Festival? Come si aprirà il primo trimestre?
Il 2026 si aprirà con tante iniziative dedicate al gin. Partiremo a febbraio con il Berghem Gin Fest, coinvolgendo produttori di Bergamo e provincia, e a marzo sarà la volta del Torino Gin Fest, con i produttori locali di Torino e dintorni. Questi eventi saranno solo l’inizio: il 2026 vedrà anche altre tappe sul territorio, con l’obiettivo di promuovere gin di qualità, produttori locali e momenti di degustazione unici, avvicinando appassionati e professionisti del settore.
Chiudiamo con un tuo personale parere. Innanzitutto come passerai le festività e cosa consigli ai produttori per il nuovo anno sia in termini di marketing che di ingredienti e /o qualità di prodotti?
Personalmente passerò le festività in famiglia, assaggiando qualche classico cocktail natalizio e qualche novità italiana che mi ha incuriosito. Ai produttori consiglio di puntare su qualità e identità: curare botaniche, raccontare il territorio e sperimentare in modo coerente. Sul marketing, valorizzare storytelling, packaging distintivo e interazione con consumatori sempre più consapevoli.
In sintesi: chi unisce innovazione, autenticità e narrazione saprà distinguersi in un mercato ormai maturo ma ancora vivace.

